ISDE: riflessioni e richieste da SentieriVivi 4P, coordinamento delle associazioni operanti sul territorio

immagine tratta dalla guida “Nelle Terre del Drago – Vie escursionistiche tra Appennino e Monferrato” realizzata dalla provincia di Alessandria

SentieriVivi 4p: è il coordinamento creato tra numerose realtà che operano sul territorio per promuovere e difendere la pratica dell’escursionismo lento e consapevole in Oltrepò e nelle valli tortonesi delle Quattro Province. Qui le richieste e le riflessioni sull’ISDE 2021, la manifestazione motoristica che interessa il nostro comprensorio montano.

Svolgere svolte con rigore, trasparenza e partecipazione le valutazioni ambientali di piani e progetti: la richiesta di 200 associazioni nazionali e locali

Anche il nostro Comitato fa parte delle 200 associazioni nazionali e locali che hanno inviato una lettera aperta a Governo, Parlamento e Commissione Europea su grandi opere e Valutazione di Impatto Ambientale.
La tutela di salute, clima, biodiversità e paesaggio passi per valutazioni ambientali di piani e progetti svolte con rigore, trasparenza e partecipazione: ecco le nostre proposte.
Da Friday For Future al Forum dell’Acqua, da Italia Nostra a centinaia di comitati locali: Ministero dell’Ambiente gravemente inadempiente sulle norme europee, serve immediato stop a progetti fatti male dopo ammissioni del presidente della Commissione V.I.A. nazionale. Continua a leggere “Svolgere svolte con rigore, trasparenza e partecipazione le valutazioni ambientali di piani e progetti: la richiesta di 200 associazioni nazionali e locali”

Ingiustificato l’allarmismo sul lupo in Piemonte

disegno tratto dalla copertina dell’ultimo lavoro dei LUF, i “lupi” camuni

Servono dati scientifici rigorosi insieme a concreti sostegni economici per armonizzare la gestione del lupo e della fauna selvatica con le giuste necessità di tutela degli agricoltori e degli allevatori

Con un comunicato dello scorso 9 febbraio la sezione piemontese di una storica associazione di agricoltori ha chiesto urgenti e significative azioni di contenimento della popolazione di lupi presente nella nostra regione, richiesta poi ribadita il 12 febbraio, nel corso di un’audizione in consiglio regionale. Una presa di posizione netta e perentoria, che a nostro avviso, rischia però di scadere in cattiva informazione e può creare ingiustificato allarmismo. L‘espansione del lupo è un fenomeno che necessita di essere gestito, qui ed ora, ma sulla scorta di rigorose basi scientifiche e non partendo da affermazioni generiche e confuse. Specie quando chi le pronuncia non prende in considerazione un dato fondamentale: è in corso di realizzazione un progetto europeo denominato LIFE WOLFALPS EU (coordinato, per quanto riguarda il Piemonte, dal Centro di Referenza Regionale per i Grandi Carnivori, con il coinvolgimento di un network del quale fanno parte le Aree Protette, i Carabinieri Forestali, gli Istituti venatori e molte Associazioni volontarie, tra le quali il CAI). Con questo progetto si stanno raccogliendo dati scientifici e verificabili con un doppio scopo: attuare una corretta gestione del fenomeno – che, ricordiamo, rappresenta il successo di una politica di salvaguardia di un grande predatore, che, per espansione naturale (e non immissione da parte dell’uomo, va ribadito) sta ripopolando anche i territori appenninici e collinari del nord-ovest – e, nel contempo, gestire la convivenza tra questi animali e gli esseri umani e le loro attività. Un differente approccio, certamente, occorre poi rispetto alla presenza di esemplari ibridi, problema anche questo allo studio degli esperti. Di nuovo, però, questo altro aspetto non può essere affrontato con posizioni e argomentazioni generiche e allarmistiche, ma sulla base di conoscenze certe.

Per quanto riguarda gli indennizzi è assolutamente condivisibile la richiesta di destinarvi risorse adeguate, e di procedere con la massima celerità nell’erogarli, così come deve essere adeguato e celere il sostegno economico agli allevatori per la messa in opera di tutte le necessarie misure di protezione del bestiame. Va anche detto che ad oggi non risultano dati che confermino un incremento del fenomeno delle predazioni in misura tale da rendere necessari i toni utilizzati dall’associazione di categoria.

Per una corretta analisi e un’efficace gestione dei problemi portati dalla presenza di animali selvatici sul nostro territorio, è comuque sempre necessario non confondere i diversi aspetti che vengono in considerazione. E’ sbagliato scrivere che i lupi rappresenterebbero un problema di sicurezza per le persone: l’affermazione non è basata sulla realtà e non giova ad una corretta percezione del rapporto con questo animale, la cui presenza è utile e funzionale invece per il contenimento delle popolazioni di ungulati (cinghiali, caprioli, daini, ecc …) e dei seri danni che la loro presenza arreca alle attività agricole. A queste popolazioni deve essere destinato il controllo della fauna selvatica di cui parla l’associazione di categoria, un controllo che avviene con piani già in corso di attuazione, anche all’interno delle Aree protette. Uno strumento che può essere migliorato ma che è centrale per una gestione efficace del problema. Così come già si attuano quei censimenti auspicati dall’associazione (condotti sotto il coordinamento dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale – ISPRA – attraverso un monitoraggio nazionale, per la prima volta in tempi recenti, a breve, forniranno già alcuni risultati sulla consistenza delle popolazioni).

Lo svolgersi di tutte queste azioni darà la possibilità di avere una visione completa e reale della situazione espansiva o meno del lupo e delle misure da attuare per garantire al contempo la salvaguardia della biodiversità (alla quale questo predatore al vertice della catena alimentare contribuisce in modo fondamentale) e la tutela delle attività dei molti agricoltori ed allevatori che operano sul territorio e le cui attività necessitano la massima attenzione.

Sei giorni internazionale di Enduro: “the show must go on”. E la trasparenza ?

Due anni fa, alla notizia che si intendeva organizzare nel nostro comprensorio – definito dai proponenti “territorio dalla forte tradizione enduristica” – l’edizione 2020 della “Sei giorni internazionale di enduro” (ISDE), competizione di fuoristrada motociclistico, abbiamo inviato agli enti locali una lunga e argomentata nota esponendo la nostra contrarietà, proprio perché la scelta compiuta dagli organizzatori rappresenta un segnale radicalmente opposto rispetto agli indirizzi seguiti dalle nostre amministrazioni (Greenway Voghera-Varzi, mappa interattiva della sentieristica oltrepadana, bando del GAL Giarolo “per il potenziamento della rete di itinerari per la fruizione cicloturistica ed escursionistica del territorio”).

Lo scorso anno, sopravvenuta la pandemia Covid 19, la manifestazione fu rinviata al 2021. Da pochi giorni é stato pubblicato dalla Federazione Motociclistica Internazionale (FIM) il regolamento particolare dell’edizione 2021 dell’ISDE, iscritta a calendario da lunedì 30 agosto a sabato 4 settembre. L’intero testo è consultabile al link http://www.fim-live.com/en/library/download/208135/ . L’unico accenno all’emergenza Covid è contenuto nel seguente paragrafo: “l’evento è confermato e sarà organizzato. A seconda del contesto sanitario alla data dell’evento la FIM e l’organizzatore sono pronti ad applicare disposizioni specifiche a seconda delle situazioni. Tali disposizioni saranno comunicate a tutte le Federazioni nazionali, squadre e corridori entro il 25 giugno.“. Uno degli enti organizzatori, il Moto Club Vittorio Alfieri di Asti, ha commentato, a caratteri maiuscoli:” THE SHOW  MUST GO ON !!!”

Troviamo inopportuna quest’ultima affermazione. Insieme ad altre associazioni, lo scorso mercoledì 3 febbraio abbiamo interpellato in modo formale la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, il comune di Rivanazzano e sedici comuni delle medie a alte valli Curone e Grue espondendo le nostre considerazioni e chiedendo trasparenza e il rispetto delle norme.

Abbiamo segnalato che, nelle pagine del regolamento particolare, è riportato lo schema del percorso di gara (per la quasi totalità riferito a tracciati fuoristrada, stante la natura della manifestazione). Nei primi tre giorni esso dovrebbe interessare in prevalenza la valle Staffora, nei successivi due giorni le valli Curone e Grue, mentre la sesta tappa si svolgerebbe in un autodromo. Per ognuna delle prime cinque giornate di gara sono indicate la percorrenza complessiva, la sequenza e le località dei controlli orari e delle prove speciali. Ecco i link: tappa 1, tappa 2, tappa 3, tappa 4 e 5 (identiche). Si tratta di indicazioni puntuali, inserite in un documento ufficiale, validato da una federazione sportiva internazionale: è dunque lecito presumere che gli organizzatori abbiano già interessato tutte le autorità preposte ad autorizzare la manifestazione, i cui tracciati coinvolgono in modo esteso e diffuso le nostre valli. Da ciò, la nostra iniziativa.

Di seguito, in formato testuale, le indicazioni sul percorso desunte dal regolamento particolare ISDE 2021

– la PRIMA TAPPA avrà una lunghezza di 195 km, partirà e si concluderà a Rivanazzano, con quattro controlli a tempo (a Ponte Nizza, Casanova Staffora, Varzi, Ponte Nizza) e sei prove speciali (a Molino del Groppo, all’area Maginot, a Serzego, a Casanova Staffora, all’area Maginot e a Molino del Groppo);

– la SECONDA TAPPA avrà una lunghezza di 195 km, partirà e si concluderà a Rivanazzano, con quattro controlli a tempo (a Ponte Nizza, Casanova Staffora, Varzi, Ponte Nizza) e sei prove speciali (a Molino del Groppo, all’area Maginot, a Casanova Staffora, a Bagnaria, all’area Maginot e a Molino del Groppo);

– la TERZA TAPPA avrà una lunghezza di 192 km, partirà e si concluderà a Rivanazzano, con tre controlli a tempo (a Ponte Nizza, Varzi, Ponte Nizza) e sei prove speciali (a Stellara, all’area Maginot, a Serzego, a Bagnaria, a Stellara e all’area Maginot);

– la QUARTA e la QUINTA TAPPA (identiche) avranno ciascuna una lunghezza di 198 km, con partenza e arrivo a Rivanazzano, e ogni tappa comprenderà cinque controlli a tempo (a Monleale, Garbagna, Fabbrica Curone, San Sebastiano Curone e Monleale) e sei prove speciali (a Stellara, Monleale, Selvapiana, Cà dell’Aglio, Monleale e Stellara).

 

Ancora motoslitte nella ZSC “Dorsale Monte Ebro – Monte Chiappo”

immagine di repertorio da progettopenice.it

Le abbondanti nevicate di inizio dicembre, insieme alla scelta del governo di attenuare le misure di confinamento per il Covid 19, hanno determinato nella seconda domenica del mese un consistente afflusso di turisti verso il nostro appennino. Si è così riproposto in misura eclatante un fenomeno che le associazioni avevano già più volte segnalato negli scorsi anni: numerose motoslitte hanno scorrazzato all’interno della ZSC “Dorsale Monte Ebro Monte Chiappo”, un sito tutelato, ricompreso nella europea Rete Natura 2000, entro il quale le norme in tema di tutela ambientale vietano qualsiasi attività motoristica a scopo di divertimento. Le motoslitte salivano anche dal versante lombardo che si diparte da Pian del Poggio, un versante che è ricompreso tra gli “Ambiti di elevata naturalità”, nei quali le norme lombarde non consentono la circolazione a scopo ludico di mezzi motorizzati.

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Caccia in Piemonte: modifiche illogiche che complicano un quadro già critico

Le modifiche alla legge regionale piemontese sulla caccia aggravano ulteriormente le criticità della pratica venatoria anche sul territorio appenninico.

Meritano un giudizio del tutto negativo le recenti modifiche che, con gli articoli dal 16 al 27 della recente L.R. 15/2020, sono state apportate alla legge regionale piemontese sulla caccia (L.R. 5/2018).
Introdotte all’interno in un provvedimento (definito “Omnibus”) collegato al decreto “Riparti Piemonte” (dal che si deduce che, secondo la Giunta, la ripartenza della Regione nel dopo – Covid dipende anche dalla caccia), esse sono obiettivamente destinate ad aggravare un quadro già critico, quello dell’attività venatoria, che ogni anno causa numerose vittime, mette a repentaglio la sicurezza delle persone e sottrae per mesi alla fruizione comune spazi naturali sempre più vasti (con le braccate, ad esempio – erroneamente chiamate “battute” – interi versanti di montagne sono “chiusi” per intere giornate alla fruizione pubblica; coloro che vi si trovassero per diporto o altre attività – escursionismo, raccolta funghi, semplici passeggiate in famiglia – sono esposti a seri rischi. L’impatto sulla fauna selvatica non si limita poi alla sola specie cacciata ma è generalizzato). Continua a leggere “Caccia in Piemonte: modifiche illogiche che complicano un quadro già critico”

Un pensiero per Franco Cattaneo

Franco Cattaneo ci ha lasciato pochi giorni fa. Amava sinceramente la nostra montagne, è stato uno degli artefici del Rifugio Orsi e in tanti anni ha dato un grande contributo a far sì che diventasse una realtà in cui accoglienza, amicizia, rispetto per l’ambiente e educazione naturalistica sono una pratica tangibile e non concetti astratti. Riproponiamo una intervista da noi realizzata con mezzi artigianali nel luglio 2011, durante una camminata sui crinali che il nostro Comitato organizzò per testimoniare i motivi che giustificavano l’opposizione ai progetti di sfruttamento industriale dei crinali. Trovammo al Rifugio Orsi conferma di quella solidarietà e di quell’appoggio che già anche il CAI Tortona, e Cattaneo, ci avevano mostrato fin dall’inizio del nostro impegno.

avanti con il Parco Naturale dell’alta val Borbera

carmo
monte Carmo

Tra le tante associazioni che fin dall’inizio hanno sostenuto, in maniera propositiva e partecipata, il percorso che ha condotto alla costituzione del Parco Naturale dell’Alta Val Borbera, fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Carrega Ligure, ci siamo anche noi, il Comitato per il territorio delle Quattro Province. E noi restiamo convinti che la scelta di affidare tutte le Aree Protette presenti nell’Appennino piemontese ad un unico gestore sia stato un primo successo, ma deve essere il punto di partenza a cui far seguire atti concreti per creare un rapporto efficace e di fiducia con tutti i cittadini che nel Parco hanno creduto. Continua a leggere “avanti con il Parco Naturale dell’alta val Borbera”

pratica irregolare del fuoristrada in Oltrepò: le associazioni unite spingono la Comunità montana a farsi carico del problema

Insistono compatte nella loro azione le quindici realtà associative che hanno a cuore l’ambiente e il territorio oltrepadano e che lo scorso settembre a Valverde hanno promosso una iniziativa per contrastare la persistente e diffusa frequentazione del territorio dell’Oltrepò montano da parte di mezzi fuoristrada a motore in spregio alle regole e ai divieti.

Venerdì 15 novembre a Varzi si è finalmente realizzato l’incontro con la giunta della Comunità montana che le associazioni avevano insistentemente richiesto (i nomi delle associazioni in calce al documento).

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