Le scelte politiche e la “Sei giorni” mondiale: un appello ai candidati alle elezioni amministrative

amministrativeIn occasione delle elezioni amministrative del 26 maggio 2019 in valle Staffora e in val Curone, con un appello le associazioni chiedono ai candidati di pronunciarsi pubblicamente sul progetto dell’ISDE 2020, e di impegnarsi ad essere trasparenti – rigorosi – coerenti nell’esaminare le proposte degli organizzatori.

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Sisola, il 28 aprile torna la “Fiera di primavera”

In Val Borbera, tra le antiche tradizioni di civiltà contadina, spiccava la “Fiera di primavera”, più che una semplice fiera, una vera e propria festa che ogni anno nel mese di aprile si svolgeva a Sisola, frazione del comune di Rocchetta. Tradizione che si era perduta per oltre trent’anni, fino a quando, nel 2005, un gruppo di abitanti l’ha rispolverata, definendola “Un tentativo per contribuire in qualche modo alla tutela e alla valorizzazione delle risorse di questo territorio, per il momento ancora incontaminato”. Da allora la festa è stata riproposta ogni anno, seguita, il 1 maggio, dalla passeggiata lungo “I sentieri della Natura e della Libertà”.

ISDE, la replica degli organizzatori e le nostre considerazioni

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Lo scorso 4 aprile sui siti del moto club Alfieri e del moto club Pavia è comparso un comunicato firmato “il Comitato Organizzatore ISDE 2020” in replica alla nostra lettera aperta.

Di seguito le nostre considerazioni (qui il link per scaricarle in pdf).

Correttezza

Gli estensori del comunicato scrivono: “la lettera di cui sopra non ci è stata mai recapitata direttamente, neanche per correttezza formale, benché fossero citati ampiamente nomi, cognomi e fatti che ci riguardano“. L’accusa di scorrettezza è gratuita e paradossale: nomi, cognomi e fatti sono stati desunti da comunicati stampa diffusi al pubblico dagli stessi interessati e ciascuna fonte è stata puntualmente citata nella lettera aperta.

Il ruolo degli enti pubblici

Nel comunicato si legge che il punto di vista delle associazioni è “condizionato da posizioni e progetti diversi [da quello dei promotori dell’ISDE – NDR] in merito alla gestione del territorio“. Il che è vero, ed altrettanto vero è che, in un precedente comunicato, i promotori dell’ISDE hanno affermato di aver ricevuto l’appoggio e il parere favorevole degli amministratori pubblici.

Poiché spetta proprio alle pubbliche amministrazioni stabilire delle priorità e giungere ad una sintesi di interessi diversi, con la lettera aperta abbiamo chiesto loro di confermarci quanto asserito dai promotori (i quali, nella loro replica, non chiariscono in alcun modo quali siano state le figure istituzionali e le amministrazioni che avrebbero espresso il loro appoggio all’ISDE).

Tra gli enti destinatari della nostra lettera aperta, la Regione Piemonte, con comunicazione dell’ 8 aprile, ci ha fornito formale riscontro richiamando il contenuto della normativa vigente sulla materia, ma senza far cenno a pareri già espressi dall’ente, mentre il sindaco del comune di Bagnaria, il 27 marzo, ci ha scritto che “l’amministrazione comunale non è ancora stata coinvolta nè verbalmente, nè attraverso richieste formali da parte di nessun ente per l’organizzazione dell’evento in oggetto. Le uniche notizie di cui siamo a conoscenza le abbiamo solo attraverso organi di stampa.“.

Queste le sole risposte da noi acquisite. Resta quindi indimostrata l’affermazione dei promotori circa l’adesione al “grande evento” da parte degli enti pubblici.

In tema di trasparenza, nel loro ultimo comunicato, i promotori dell’ISDE affermano: “riteniamo che non ci saranno problemi ad accedere a tutti gli atti amministrativi richiesti per la realizzazione dell’evento. La partecipazione agli atti è garantita da leggi dello Stato, pertanto con un regolare accesso presso gli Enti preposti sarà possibile esercitare questo diritto; ma anche noi saremo il più possibile trasparenti“.

Conosciamo le norme sull’accesso alle informazioni, non ne dubitino i promotori, i quali però sorvolano sulla vera questione: la scelta sulle priorità territoriali non è una “tecnicalità”, ma chiama in causa la politica. Impegni assunti e ingenti finanziamenti ricevuti per la creazione e lo sviluppo di un turismo lento e rispettoso dell’ambiente sono compatibili con l’immagine e l’uso del territorio di cui l’ISDE è l’emblema?

Ancora a proposito di trasparenza: un aspetto sottaciuto dai promotori, ma di estrema importanza, è quello relativo al rispetto delle norme che, sia in Piemonte, sia in Lombardia, pongono divieti alla percorrenza di determinate zone e limiti temporali all’utilizzo dei medesimi tracciati per più manifestazioni fuoristradistiche (la Regione Piemonte ce lo ha ricordato nella sua missiva dell’8 aprile), aspetto non secondario, se si considera che nel solo Oltrepò e per il solo anno 2019 sono iscritte a calendario ben 7 manifestazioni di enduro.

Vi è l’obbligo di produrre, a corredo delle richieste di autorizzazione, la cartografia relativa ai tracciati interessati. Per consentire a ciascun ente di compiere le necessarie valutazioni in ordine ai limiti e ai divieti sopra richiamati, è di fondamentale importanza che i supporti cartografici prodotti dagli organizzatori siano di buona qualità ed omogenei, oltre che resi consultabili. L’esperienza riferita a precedenti manifestazioni non è positiva: sono state pubblicate all’albo pretorio degli enti carte realizzate su scale eterogenee, con i percorsi evidenziate da semplici segni a pennarello, prive di riferimenti topografici certi. Sarebbe necessario da parte degli organizzatori (che si spendono in rassicurazioni sulla trasparenza, ma che sono gli stessi che hanno posto in essere le prassi sopra richiamate) e da parte degli enti pubblici un chiaro impegno a rimediare a tali vistose carenze, che finiscono per vanificare in concreto le tutele previste dalla normativa.

Gli aspetti economici

I promotori dell’ISDE si soffermano sull’indotto dell’evento, scrivendo che, per l’ISDE 2017 organizzato a Brive la Gaillarde: “si parla di un delta tra i 3,4 ed i 7,5 milioni di euro spesi tra alberghi ristoranti e servizi nell’area dell’evento; il tutto in circa dieci giorni considerando anche qualche giorno prima e la coda di turismo. Nell’analisi delle associazioni la stima finale è presunta al valore più basso“. Affermazione del tutto errata e fuorviante: nella nostra lettera aperta abbiamo segnalato con chiarezza che l’importo di 3,4 milioni di euro, definito dai promotori dell’ISDE come “valore più basso” non è affatto un “valore” assunto arbitrariamente dalle associazioni, ma è un dato obiettivo, quello risultante a consuntivo nello studio compiuto dall’università di Limoges. Uno studio che dimostra in modo evidente lo scostamento tra le previsioni degli organizzatori (7,5 milioni di euro) e l’effettivo giro d’affari. E i promotori dell’ISDE omettono di notare che lo stesso studio dell’università di Limoges attesta come in Francia le ricadute dirette sul territorio interessato (non considerando nel computo il giro d’affari per le federazioni, i promoter dell’evento, i fornitori esterni, ecc …), siano state ancora minori, pari a 2,4 milioni di euro.

Circa la “spesa stimata di 22 euro a testa al giorno per mangiare e 55 per dormire” i promotori aggiungono che “nelle nostre valli, Staffora e Curone, l’afflusso di pubblico potrà essere ben maggiore, così come la capacità di spesa di ciascuno dei partecipanti, degli accompagnatori, ma soprattutto del pubblico“. In tema di offerta turistica “di nicchia”, per chi ci legge, e soprattutto per i nostri amministratori, sarebbe utile comparare queste ipotesi con i dati elaborati di recente dall’editrice specializzata “Terre di Mezzo” sul numero e sulla spesa dei turisti che ogni anno percorrono a piedi i “cammini”, compresi quelli oltrepadani e piemontesi. Parlando di un boom di viandanti si legge che “è significativo anche per l’economia dei territori: il 45% per cento delle persone coinvolte spende come minimo dai 30 ai 50 euro al giorno, il 65,4% pernotta in un B&B o in agriturismi e il 23,8% in alberghi. E se il 73% a mezza mattina pranza con i panini, il 52% poi si concede una cena al ristorante e il 27% va nelle trattorie in cui c’è il menù per i pellegrini“.

Che dire poi della seguente affermazione dei promotori circa un “articolato programma di eventi che stiamo programmando: una specie di “fuori salone” che andrà oltre la gara ISDE e proporrà molte iniziative di ogni genere sul territorio (anche non strettamente motociclistiche) durante la fase di avvicinamento all’evento.“? Le nostre valli non sono certo prive di iniziative culturali e comunque non sentono il bisogno di un’offerta di “eventi” ispirata al salone del mobile milanese. Soprattutto quando inevitabilmente il prezzo da pagare per fruire di tali (generici) “eventi” consisterebbe nel deterioramento dell’immagine del territorio nelle sue più preziose caratteristiche di richiamo naturalistico, ambientale e culturale.

Il rispetto dell’ambiente

Quanto al rispetto dell’ambiente, i promotori, in assenza di altri argomenti, citano il protocollo stipulato con i carabinieri forestali e il codice di autodisciplina della federazione. Nulla si dice sugli impatti, salvo l’impegno a porre in essere le risistemazioni (che in realtà è un obbligo sancito dalle norme).

Come conferma lo studio promosso proprio da una “controparte non ostile” allo sport motoristico, la federazione catalana di motociclismo, è evidente che alcuni effetti dannosi delle manifestazioni di questo tipo non siano in alcun modo rimediabili (ad esempio per i mammiferi e per gli uccelli, l’impatto del passaggio di mezzi a motore potrebbe compromettere le condizioni di adattamento e l’habitat di molte specie), mentre, per quanto riguarda l’impatto sulla viabilità, il tasso di erosione del suolo è difficilmente (se non inverosimilmente) compensabile da interventi mirati. È all’evidenza di tutti la condizione di sentieri e crinali soggetti al passaggio frequente di motocicli.

A ciò si aggiunga il negativo effetto di emulazione che manifestazioni di questo tipo determinano, diffondendo, anche al di fuori dell’abito agonistico, la pratica dell’enduro e del fuoristrada a motore, a discapito di forme più corrette e sostenibili di fruizione dell’ambiente naturale.

“No moto, sì moto” – ISDE, le associazioni scrivono agli enti locali

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Due vocaboli – stessa grafia, ma significato diverso – per sintetizzare articolate considerazioni e puntuali richieste, poste alla base della campagna di informazione e di stimolo nei confronti degli amministratori pubblici presentata il 15 marzo presso il centro polifunzionale di Valverde e promossa da diverse realtà ambientaliste e culturali (qui elencate in calce).
Valverde è inclusa in un parco locale di interesse sovracomunale (P.L.I.S. del Castello di Verde), attorno al quale sono sorte diverse iniziative che nel concreto dimostrano come, con scelte amministrative coerenti e con impegno caparbio, si possano promuovere con successo attività economiche rispettose dell’ambiente, quali agricoltura, allevamento e silvicoltura sostenibili, escursionismo naturalistico, didattica ed educazione ambientale, valorizzazione dei prodotti gastronomici biologici e a chilometro zero ed altro ancora.

Parliamo però della campagna.
Da un lato: l’ISDE, la “Sei giorni” di enduro motociclistico, che dovrebbe svolgersi in valle Staffora e in val Curone a fine agosto 2020: un “grande evento” di cui è stata data notizia solo ad assegnazione avvenuta, senza che la candidatura fosse stata condivisa con i cittadini del territorio interessato.
Dall’altro lato, le amministrazioni pubbliche: la Comunità montana Oltrepò, i sindaci (20 dell’alto Oltrepò, 12 della val Curone), due regioni (Piemonte e Lombardia) e due province (Alessandria e Pavia), che hanno il compito di stabilire se e entro quali limiti il territorio possa ospitare l’evento e che, nell’assolvere a tale compito, debbono tenere presenti le scelte che hanno già compiuto.
Il 4 marzo scorso gli organizzatori dell’ISDE hanno affermato di aver ricevuto l’appoggio e il parere favorevole degli amministratori.

In nome della trasparenza, prima e necessaria garanzia per i cittadini, i promotori della campagna hanno chiesto di conoscere se e un quali termini ciò sia avvenuto. La formale richiesta è contenuta in una lettera aperta recapitata via PEC il 12 marzo a ciascun ente.  Si confida anche nei mezzi di informazione locale per avere risposte chiare dagli amministratori..

Circa la promozione del territorio, “dalla forte tradizione enduristica” secondo gli organizzatori, una volta constatato che quella del fuoristrada a motore è una delle pratiche che hanno maggiore impatto sul territorio stesso, gli autori della lettera aperta ricordano che le amministrazioni locali da tempo hanno invece scelto, con positivi esiti anche economici, di convogliare i propri sforzi sulla promozione di attività rispettose dell’ambiente.

Programmi come “Oltrepò (bio)diverso”, il progetto d’area SNAI, sempre in Oltrepò, la “Via dei Campioni” in val Curone, sono accomunati da un forte impegno progettuale e finanziario per allestire percorsi di escursionismo naturalistico, in gran parte già realizzati, da percorrere a piedi, in mountain bike, a cavallo.

I promotori della campagna chiedono perciò agli amministratori coerenza rispetto a quanto hanno programmato e realizzato.

Si consideri infatti che i concorrenti dell’ISDE – diverse centinaia – dovrebbero ogni giorno cimentarsi su percorsi fuoristrada di oltre 200 km, con evidenti effetti negativi sul fondo dei tracciati e sull’ambiente e promuovendo l’immagine di un territorio “vocato” ad una pratica vietata.

Anche in Piemonte e Lombardia, come in Germania, in Francia, in Svizzera, in Spagna, non è infatti consentito il transito fuoristrada di mezzi a motore per scopo ludico. I comuni possono individuare appositi percorsi destinati a tale pratica, ma in Italia ben pochi enti lo hanno fatto.

Esistono invece specifiche regole per consentire l’organizzazione di competizioni fuoristrada. Uno degli scopi della campagna è di attivarsi da subito per ottenere dagli enti interessati il rigoroso rispetto di tali regole sia per l’ISDE 2020 sia per le altre manifestazioni già programmate (per il 2019, nel solo Oltrepò sono a calendario sette competizioni, la prima il 14 aprile a Rivanazzano).

Valverde, 15 marzo 2019

Legambiente Lombardia – Legambiente Voghera Oltrepò – Comitato per il territorio delle Quattro Province – Club Alpino Italiano Tutela Ambiente Montano – Commissione Interregionale Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta – “IOLAS – Associazione pavese per lo Studio e la Conservazione delle Farfalle” – ANPI sezione di Zavattarello – associazione “Chi Cerca Crea” – associazione “Oltre le Strette” – associazione “Progetto Ambiente”

 

ISDE 2020 nell’Oltrepò montano e in alta val Curone: un documento e tre richieste

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effetto emulazione: moto enduro nella ZPS Ebro Chiappo (foto tratta da arborea ars.blogspot)

A dicembre 2018 abbiamo appreso dalla Gazzetta dello Sport che l’organizzazione per il 2020 della Sei Giorni Internazionale di Enduro (in inglese abbreviata in ISDE) è stata assegnata al moto club Alfieri di Asti, il cui presidente ha dichiarato che la gara si svolgerà tra fine agosto e inizio settembre 2020, nelle zone dell’Oltrepò Pavese e dell’Alessandrino. Abbiamo diffuso in forma di lettera aperta un documento  che contiene riferimenti alla struttura finanziaria – bilanci previsionali e consuntivi, ricadute economiche – di questo “grande evento” (desunti da uno studio sull’ISDE 2017 svoltosi in Francia), una ricostruzione del quadro normativo che in Lombardia e in Piemonte regola la concessione di autorizzazioni per gare fuoristrada, una riflessione sul tipo di “promozione” del territorio collegata all’ISDE che appare in stridente contrasto con la ben diversa concezione di sviluppo locale attuata con ingenti investimenti pubblici mediante specifici piani e interventi già in corso, un richiamo agli impatti sull’ambiente portati da una manifestazione inedita nei nostri luoghi per durata, percorrenze e numero di partecipanti. Il testo si conclude con alcune precise richieste. Alle amministrazioni locali in carica chiediamo che 1) forniscano informazioni ai cittadini 2) garantiscano il puntuale rispetto di tutte le norme in vigore 3) operino con chiarezza e trasparenza una scelta coerente con i valori naturalistici, ambientali, storici e paesaggistici del territorio interessato conformemente alle deliberazioni con cui hanno approvato le linee guida dei sopra ricordati progetti di sviluppo. Alle liste che concorreranno nella nostra zona alle prossime elezioni amministrative di primavera 2019 chiediamo che vi prendano prese di posizione sul tema. 

L’energia eolica nella proposta di PEAR Piemonte: il parere della giunta

La proposta di Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), di cui abbiamo già trattato nel 2015

individua quattro “ambiti strategici” per lo “sfruttamento del vento a fini energetici in impianti di taglia industriale”. Tra di essi, “l’area apicale delle valli Curone e Borbera nell’Appennino alessandrino ai confini con le province di Pavia, Piacenza e Genova”. Il 2 aprile abbiamo depositato nuove osservazioni per contestare radicalmente l’impostazione della proposta di PEAR.

DOCUMENTO OSSERVAZIONI

Pochi giorni fa è stata pubblicata la delibera con cui la giunta regionale ha espresso il proprio parere, una volta esaminate le osservazioni pervenute all’ente. Allegata alla delibera una relazione istruttoria di 48 pagine. Il tutto è consultabile al link

http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2018/34/attach/dgr_07254_1050_20072018.pdf
 
Nella parte dedicata all’eolico la relazione di fatto ci ha dato  ragione su alcuni aspetti importanti. A pagina 15, citando due punti della proposta di PEAR – la richiesta di rimuovere i “vincoli normativi” che impediscono di realizzare l’eolico industriale in aree potenzialmente interessanti e la proposta di attribuire una “corsia preferenziale” nelle procedure valutative “per superare i veti incrociati” – la relazione dichiara che l’una e l’altra richiesta “non appaiono adeguate per orientare le strategie di compatibilità degli impianti eolici con il territorio”. Anche se espressa con il linguaggio burocratico, è comunque una bocciatura senza equivoci: i vincoli hanno ragione di essere e sono anche fondati su diverse norme nazionali, e le procedure debbono consentire di valutare tutti i contrapposti interessi, senza scorciatoie.
Allo stesso tema, l’energia da fonte eolica, sono poi dedicate ben 12 pagine della relazione, da pagina 19 a pagina 31. Importante è il passo (pagine 20 e 21) in cui si legge: “i programmi attuativi del PEAR dovranno valutare la coerenza delle singole azioni in riferimento ai contenuti del Ppr [Piano Paesaggistico Regionale – NDR] nel loro complesso … Prioritariamente, occorrerà individuare soluzioni localizzative … idonee a salvaguardare l’interesse paesaggistico, ponderando e bilanciando tutti gli interessi pubblici coinvolti anche favorendo la concentrazione di parchi eolici in alcune aree più vocate e l’ammodernamento e efficientamento degli impianti esistenti, in coerenza con quanto previsto dalla Strategia energetica nazionale 2017. A titolo collaborativo si fornisce una sintetica rappresentazione dei quattro ambiti strategici per lo sviluppo della generazione eolica in Piemonte, incrociati con le aree di notevole interesse pubblico confermate dal Ppr. Come sopra già anticipato, questi elementi potranno essere utilizzati per la definizione dei programmi di azione e per la successiva fase autorizzativa degli interventi.”.
La rappresentazione del comprensorio montano di cui ci occupiamo si trova a pagina 27. Nella mappa sono colorate in marrone le “aree di sviluppo della fonte eolica” e in verde le “aree di notevole interesse” (quelle tutelate dai decreti Galasso di metà anni 80).
Dalla mappa risulta evidente che le “aree di sviluppo”, colorate in marrone, nei nostri crinali montani sono pressochè tutte comprese anche tra le “aree di notevole interesse” del Ppr. In base al Ppr, per la realizzazione di impianti eolici si deve fare eccezione al divieto di edificare in un intorno di 50 metri dai crinali montani, ma a patto che quella superficie non ricade in “aree di notevole interesse”. Diversamente, il divieto resta efficace. Che senso avrebbe quindi mantenere i crinali più alti del nostro comprensorio tra le “aree di sviluppo della fonte eolica” ? Tutto rimandato ai futuri “programmi di azione” che accompagneranno il PEAR in sede di definitiva approvazione, ma delle conclusioni della relazione si dovrà tenere conto.