progetto di viabilità forestale, la nostra segnalazione

Lo scorso mese di giugno abbiamo espresso la nostra preoccupazione per un progetto che interessa i boschi dell’alta val Borbera. Preoccupazione che ora si è rafforzata alla luce di successive informazioni che abbiamo reperito e di un fatto che abbiamo constatato.
Discutiamo di un progetto per realizzare viabilità forestale che ha possibilità di accedere a ingenti contributi pubblici,  riguardante una zona compresa in un “Corridoio ecologico” il che, a nostro avviso, dovrebbe comportare la necessità di produrre a corredo del progetto una Valutazione di Incidenza (VI, per brevità). Su nostra specifica richiesta, la Regione ci ha informato che lo scorso 3 giugno l’autorizzazione idrogeologica al progetto è stata concessa senza acquisire la VI.

Un simile progetto, per legge, è anche sottoposto a preventiva autorizzazione paesaggistica. La società “Il nocciolo” l’ha richiesta il 19 aprile al comune di Cabella Ligure. Lo scorso 3 giugno il comune ci precisava che il procedimento di autorizzazione paesaggistica “è da considerarsi un endoprocedimento [NDR: un procedimento necessario per poterne poi adottare un altro] al rilascio del prescritto permesso di costruire” aggiungendo che “la richiesta è soggetta al parere della Commissione locale per il paesaggio“. Lo scorso 12 luglio sempre il comune, nel comunicarci che all’istanza di autorizzazione paesaggistica “non è allegata” la VI, ci ha scritto che “la Commissione del paesaggio ha sospeso la valutazione dell’istanza, a causa di carenze nella documentazione trasmessa“.

Quando ha dato riscontro alla nostra iniziale richiesta di accesso agli atti, la Regione ci ha tra l’altro inviato copia della planimetria di progetto. Abbiamo quindi potuto constatare che il progetto di viabilità interessa anche la sponda declive coperta da boschi che, prima di arrivare ad Aie di Cosola salendo da Cabella sulla provinciale 140, circa all’altezza dell’antica chiesetta di Sant’Antonio scende verso il torrente Cosorella, sulla sua destra orografica (la val Gallina è invece sulla sinistra).  Aggiornate le visure – oltre ad aver constatato che, al contrario di quanto avessimo pensato, il taglio di sei ettari di bosco del quale ci era stata data notizia lo scorso 3 giugno riguarda fondi che non sono di proprietà de “Il nocciolo”, notizia quindi che rettifichiamo – risulta che “Il nocciolo” è ormai proprietario, se non abbiamo sbagliato i conto, di ben 300 ettari tra boschi e pascoli in comune di Cabella Ligure (eravamo rimasti ad una cifra molto più bassa) e che tra queste proprietà vi sono anche mlti dei boschi sulla sponda sottostante la chiesetta di Sant’Antonio, compresi anche nel “Corridoio ecologico”.

Lo scorso sabato 20 luglio abbiamo effettuato un sopralluogo nei paraggi della chiesetta e siamo rimasti perplessi nel constatare che proprio in quella zona, sul sedime de “Il nocciolo”, è stato di recente realizzato un significativo intervento sulla viabilità forestale, con utilizzo di mezzi cingolati. Abbiamo ben chiaro che non abbiamo titolo per dare patenti di legittimità, non è il nostro mestiere, ma il giorno dopo, 21 luglio, abbiamo inviato una segnalazione, chiedendo siano compiute le verifiche del caso, al comune di Cabella Ligure e all’Ente Aree protette Appennino Piemontese, nonchè, per conoscenza, alla Regione e ai Carabinieri forestali. Il testo, che è corredato di alcune foto e di un estratto dalla planimetria di progetto, si può consultare a questo link.

Il 7 luglio 2016, all’inizio di questa vicenda, il sindaco del comune di Cabella Ligure, Roberta Daglio, interpellata da una cronista de Il nostro giornale, circa il nostro allarme per la vendita dei 66 ettari in val Gallina, dichiarava: “Compito dell’amministrazione comunale è tutelare il territorio, e questo è quello che facciamo costantemente. Vogliamo rassicurare il comitato che vigileremo sugli interventi che verranno fatti in val Gallina. Per quanto riguarda i 48 ettari di bosco vincolati [NDR: sono della Comunità montana e confinano con i 66 ceduti nel 2016 – esiste, ma non sappiamo quando andrà a scadere, un vincolo di dieci anni a non venderli, in quanto le squadre forestali vi realizzarono degli interventi con contributi pubblici], il commissario mi ha assicurato che è suo intendimento assegnarli ad altri enti locali; non so se la legge obblighi l’assegnazione all’Unione, ma spero possa conferirla direttamente al Comune di appartenenza. Credo che quest’ultima soluzione avrebbe più senso, anche perché come sappiamo, oggi ci sono, domani chissà. Cosola è legatissima ai suoi boschi e noi faremo di tutto perché il patrimonio rimanga al suo territorio”. E’ il momento, per il sindaco e la sua giunta, di mostrarsi coerenti, sia nel “vigilare” sia nel garantire per il bosco ancora invenduto (“hic Rhodus, hic salta”, citando Esopo).

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