conoscere la Natura per difendere il territorio – 21 giugno

Sabato 21 giugno si svolgerà al Rifugio delle Quattro Province di Capanne di Cosola (Cabella Ligure, AL) la quinta edizione di “NATURA D’APPENNINO”. Qui potete scaricare la locandina.

Nonostante l’unanime e motivata contrarietà di tutto il territorio ad ogni livello rappresentativo, sui crinali delle valli Borbera, Curone e Staffora incombe ancora, in tutta la sua gravità,  la minaccia del devastante progetto di impianto eolico del monte Giarolo (non si hanno nuove informazioni sugli sviluppi della procedura di valutazione ambientale in corso a Roma presso il ministero dell’ambiente, ma può essere intesa come un segnale della volontà di insistere con il progetto la recente notizia che riguarda la società proponente che riprendiamo in calce a questo post). Anche per questo il Comitato per il territorio delle Quattro Province rinnova l’appuntamento con Natura d’Appennino, un incontro tra esperti di discipline naturalistiche, aperto a tutti gli abitanti e i frequentatori dell’Appennino interessati ad approfondire la conoscenza della biodiversità di questo ecosistema oggi minacciato dalla speculazione energetica.

Il Comitato ritiene infatti che per difendere l’Appennino sia fondamentale conoscerne i valori naturalistici e ambientali. Per questa ragione, parallelamente alle numerose iniziative intraprese a contrasto dell’impianto industriale eolico progettato sui crinali a confine tra Piemonte e Lombardia, organizza e sostiene iniziative come quella in programma sabato 21 giugno presso il Rifugio delle Quattro Province di Capanne di Cosola (AL), nel cuore dell’alta val Borbera. L’incontro è organizzato in collaborazione con il Rifugio delle Quattro Province, il CAI di Novi Ligure, e con la partecipazione della LIPU, delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese e del Museo Civico di Storia Naturale di Stazzano.

La giornata si aprirà con un’escursione alla scoperta del vastissimo micromondo degli “insetti”, guidata da Carlo Cabella, direttore del Museo di Storia Naturale di Stazzano. Dopo la pausa pranzo (prenotare al 3480304321) e i saluti del CAI affidati a Gianni Brocca (presidente CAI Novi Ligure) e del Comitato per il Territorio delle Quattro Province (Beppi Raggi e Laura Gola), gli argomenti trattati durante il pomeriggio spazieranno dal censimento e la gestione del lupo (Iolanda Russo, tecnico forestale Aree Protette Appennino Piemontese, e Mara Calvini, naturalista e guardiaparco APAP) allo studio e la tutela della Ghiandaia marina (Alessandro Ghiggi, documentarista e naturalista, e Antonio Scatassi, divulgatore ambientale e guida naturalistica); dagli alberi vetusti intorno ai quali è in corso un progetto di documentazione (Alessandro Ghiggi e Antonio Scatassi) al BatEchoNetwork (Mara Calvini), progetto di studio e tutela dei chirotteri; dall’ittiofauna ed erpetofauna (Stefano Bovero, ittiologo e erpetologo) alle Reti ecologiche a scala provinciale (Federica Luoni, naturalista, responsabile Settore Habitat LIPU).  Le conclusioni saranno affidate a Michela Ballerini del Comitato per il Territorio delle Quattro Province.

Dopo la cena (prenotare), per chi vorrà rimanere sarà possibile visionare il docufilm “ll gatto selvatico nell’Appennino delle Quattro Province”, di Paolo Rossi e Nicola Rebora, e un secondo cortometraggio sul lupo a cura del Museo Civico di Storia Naturale di Stazzano.

Informazioni e prenotazioni: Gianni Brocca, 3480304321 info@rifugiodellequattroprovince.it; Paolo Ferrari 3687703336 paolo@appennino4p.it

NOVITA’

Un nuovo partner per la holding che controlla 15 Più Energia Srl – La 3R Energia è la holding di cui fa parte la società 15 Più Energia Srl, quella che ha proposto il “parco eolico” sui nostri monti. Da pochi giorni in rete è apparsa la notizia, diffusa dagli studi legali che hanno lavorato all’accordo (fonti qui e qui) secondo cui tra due soggetti societari – che, alla voce “clienti”, sono indicati come “3R Energia Srl” e “HN Capital Partners” – è stata siglata “una partnership per lo sviluppo di tre impianti eolici, che insieme avranno una capacità complessiva di circa 350 MW.” aggiungendo poi “tutti gli impianti si trovano attualmente in una fase avanzata di autorizzazione amministrativa. Nell’ambito dell’intesa, HN è entrata nel capitale sociale delle società veicolo che detengono i progetti dei nuovi impianti di energia rinnovabile. L’operazione prevede che HN rafforzi la propria presenza nel settore eolico attraverso l’acquisizione di partecipazioni nelle società sviluppo dei progetti, mentre il Gruppo 3R continua a guidare le fasi autorizzative e progettuali. Gli accordi tra le parti disciplinano i relativi profili negoziali, contrattuali e societari, creando una solida base per proseguire nello sviluppo e completamento degli impianti.”. Esiste una pletora di “società veicolo” controllate dalla 3R: tre di esse hanno in corso richieste di autorizzazione amministrativa per progetti di impianti eolici e la somma delle potenze previste per i relativi impianti corrisponde appunto ad una “capacità complessiva di circa 350 MW”: oltre a 15 Più Energia Srl per 124 MW (progetto “monte Giarolo”) sono 17 Più Energia Srl per 31 MW (progetto “Sassello Forte Lodrino”) e 18 Più Energia Srl per 197 MW (progetto “Imperia monti Moro e Guardiabella”). Alla data di ieri effettuando una visura il nuovo soggetto non compariva ancora tra i soci della 15 Più Energia Srl, ma la stipula dell’accordo sembra essere recente e il termine per comunicare a Registro Imprese le variazioni societarie è di trenta giorni. Cercheremo di seguire gli sviluppi.

rinnovabili, aree idonee, leggi regionali: indicazioni importanti dal TAR Lazio

la multinazionale danese Dong Energy: “tutta una questione di scala: più grande, più economico, più verde” – dipende, in molti contesti, invece, “piccolo è bello” …

Lo scorso 20 marzo abbiamo fatto il punto sul tema delle leggi regionali circa le aree idonee e non idonee ad ospitare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Avevamo segnalato che il decreto ministeriale del giugno 2024 che forniva le indicazioni per le regioni era stato impugnato da diverse imprese del settore davanti al TAR del Lazio e che si era in attesa delle decisioni dei giudici.  Il 13 maggio il tribunale ha finalmente pubblicato le sentenze. L’agenzia ANSA riporta una dichiarazione del ministro Pichetto Fratin: “La sentenza è uscita un’ora e mezza fa, ed è abbastanza voluminosa. Sostanzialmente annulla, parzialmente, il decreto, che avevamo fatto di concerto con gli altri ministeri, dicendo che le aree non idonee non esistono, le aree che sono previste per legge non possono essere limitate e ridotte“. Commento frettoloso, ripreso con enfasi in molte successive dichiarazioni dei “portatori di interessi” (qui un esempio), ma decisamente approssimativo e inesatto. Leggendo con attenzione la sentenza 9155, che ha deciso sul ricorso presentato dall’ANEV, l’associazione degli operatori del settore eolico, si apprende innanzitutto che il TAR, respingendo la tesi contraria, fortemente sostenuta dalla aziende, ha ritenuto legittima la scelta del governo di attribuire alle Regioni il potere di pianificare sul tema. È stata bocciata la scelta del ministero di ampliare fino a 7 chilometri l’area di rispetto in presenza di beni culturali o aree di interesse paesaggistico, nonostante la legge 199 del 2021 stabilisse fasce di rispetto di 500 metri e di 3 chilometri, ma soprattutto sono state annullate alcune parti del decreto perché il testo non forniva indicazioni analitiche su come le regioni possono identificare le aree sulle quali si possono istallare impianti con iter approvativi accelerati (“aree idonee”). Si legge che “non sono stati previsti criteri di valutazione tarati sulla tipologia di fonte rinnovabile e/o sulla taglia dell’impianto, non sono stati previsti criteri per valutare le situazioni di concentrazione di impianti FER nella medesima area ovvero di interazione con altri progetti o programmi, né sono stati previsti criteri per apprezzare adeguatamente specifiche aree, quali i siti Rete Natura 2000, le aree naturali protette, quelle caratterizzate da dissesto e/o rischio idrogeologico, ecc..  Il TAR ha assegnato 60 giorni di tempo al ministero dell’Ambiente per formulare questi nuovi e più specifici criteri, a cui le leggi regionali dovranno poi attenersi. Chi ha già la legge, dovrà farne un’altra, chi non aveva ancora provveduto dovrà farlo con i nuovi criteri.

“Aree non idonee”: al contrario di quanto ha affermato il ministro, la sentenza ribadisce che continuano a far parte delle categorie da utilizzare nelle classificazioni, come indica la legge statale in base alla quale è stato scritto il decreto ministeriale, e specifica che la loro caratteristica – ben nota a chi segue queste tematiche, perché già enunciata nelle Linee Guida del 2010 – è quella di “essere aree incompatibili con il soddisfacimento degli obiettivi di protezione che l’ordinamento intende perseguire … senza che ciò si sia mai tradotto in una preclusione assoluta alla realizzazione ed esercizio degli impianti FER, valendo solo a indicare la sussistenza di una elevata probabilità di esito negativo delle valutazioni, in sede di autorizzazione”  La sentenza aggiunge che “l’individuazione delle aree non idonee … costituisce il portato di una attività [finalizzata] al soddisfacimento delle esigenze di salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio e al principio della minimizzazione degli impatti sull’ambiente e il territorio” poiché “non può accordarsi un favor indiscriminato agli obiettivi di produzione energetica, facendo divenire recessivi quelli legati alle esigenze di tutela del paesaggio e dell’ambiente“. Secondo i giudici, il principio di massima diffusione degli impianti FER “non può fungere da leva indiscriminata per la realizzazione senza vincoli di tali impianti nel territorio nazionale, dovendo essere giocoforza coniugato con altri valori ordinamentali di pari rango, quali quelli della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Importante per noi, sempre in tema di individuazione delle aree non idonee, l’affermazione secondo cui, al contrario di quanto sosteneva l’ANEV, risulta “logica e ragionevole … la scelta amministrativa operata dall’articolo 7 del d.m. del 21 giugno 2024 in relazione alle aree inerenti ai beni paesaggistici di cui alle lettere c) e d), del comma 1, dell’articolo 136 del d.lgs. n. 42/2004”  [quali la alte valli Borbera, Curone e Staffora, che rientrano tra le aree vincolate “Galasso”] scelta che consiste nella possibilità da parte delle regioni di considerare “non idonee” queste aree.

eolico Giarolo, dopo la terza consultazione

Ieri, martedì 6 maggio, è stato diffuso un comunicato stampa per annunciare che la giunta della Regione Piemonte ha approvato una delibera per esprimere parere negativo nell’ambito della terza consultazione sul progetto eolico “Giarolo” avviata dal ministero lo scorso 2 aprile (a fronte di nuove integrazioni documentali presentate dalla società proponente). Un “no” che si aggiungerà a molti altri pareri negativi, netti e argomentati, già formalizzati e depositati: ad oggi sul sito del ministero sono consultabili quelli di provincia di Alessandria (prot. 80523), provincia di Pavia (prot. 80637), Comunità Montana Oltrepò Pavese (prot.79820), comuni di Cabella Ligure (prot.82239), Fabbrica Curone (prot.82287), Montacuto (prot.78461). Importantissima, in aggiunta, la valutazione di incidenza negativa confermata dall’Ente Aree Protette Appennino Piemontese (prot.72081). Sappiamo di diversi altri pareri, tutti negativi, espressi dalle istituzioni locali. Insieme alle numerose osservazioni delle associazioni e dei cittadini, potremo leggerli con qualche ritardo – per un problema più generale, come si sostiene in una recente relazione, ossia il “sottodimensionamento della segreteria” della commissione ministeriale, organo il cui parere sarà decisivo per la sorte del progetto . La segreteria, leggiamo, è in difficoltà per “far fronte agli oltre 1.000 documenti da protocollare ogni mese”. Resta inspiegabile ma comunque inaccettabile la perdurante assenza di misure veramente efficaci per scremare e porre un limite alla pioggia di progetti (simili a quello di cui parliamo, nell’impostazione e nelle vistose carenze) che da anni intasa gli uffici pubblici. Un fenomeno ben noto, frutto di dinamiche perverse, descritte recentemente in modo esemplare da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. I tempi delle procedure amministrative si allungano a dismisura e in questo modo si tengono sotto costante minaccia i territori interessati dagli impianti, costringendo i cittadini e gli enti locali a dedicarvi tante preziose energie che potrebbero essere meglio utilizzate per lavorare ad iniziative di valorizzazione del territorio e di difesa dei servizi essenziali.

La Regione Piemonte aveva anticipato il suo nuovo “no” al progetto “monte Giarolo” rispondendo  alla nostra lettera apertarisposta pubblicata sul periodico “Sette Giorni a Tortona” lo scorso 23 aprile.  Su un punto ci preme rimarcare il nostro dissenso, anche a futura memoria: l’ente regionale scrive che “il Piano Paesaggistico Regionale non consente interventi di trasformazione del suolo nella fascia di 50 metri dai crinali montani”, mentre la norma, che, ricordiamolo, riguarda il paesaggio, non specifica affatto che il divieto di “ogni intervento di trasformazione”, operi solo per il “suolo”.  Anche adottando l’interpretazione sposata dalla Regione, comunque, il progetto “monte Giarolo” resta non conforme al Piano Paesaggistico Regionale: la dimostrazione è contenuta nel testo dell’osservazione da noi spedita al Ministero – alla quale sullo stesso tema si aggiungono le importanti considerazioni contenute nell’osservazione dell’ing. Arrighetti (prot. 81341). La Regione ci risponde poi che il Disegno di Legge Aree Idonee “fornirà un quadro normativo più chiaro e stringente sulla localizzazione degli impianti a fonte rinnovabile, con particolare riferimento agli impianti eolici di grande dimensione”. Diverse regioni italiane (tra le quali, vicino a noi, la Lombardia) hanno già avviato l’iter per l’adozione di questo strumento normativo, rendendo consultabili le bozze dei rispettivi disegni di legge: non così il Piemonte. Chiediamo allora che il testo sia reso noto al più presto, perchè sul tema possano esprimersi gli enti locali, le associazioni e i cittadini, tutti quei soggetti insomma che in questi mesi si sono spesi con impegno e competenza per contrastare sia il progetto di cui ci occupiamo sia altri progetti che seguono la stessa logica. Abbiamo poi preso atto di quanto hanno dichiarato gli assessori regionali Matteo Marnati – Ambiente e Energia – e Enrico Bussalino  – Enti Locali – a proposito della necessità di collocare gli impianti per produrre energia rinnovabile in aree antropizzate o già compromesse, perciò auspichiamo che si proceda fattivamente in questa direzione, sia per l’eolico sia per il fotovoltaico.

eolico: lettera aperta

pubblicata venerdì 11 aprile 2025 come inserzione sull’intera pagina 5 del settimanale “Sette Giorni a Tortona”

Indirizzata al presidente Cirio e inviata pure a tutti gli assessori e a tutti i consiglieri regionali, perchè le nostre richieste riguardano anche loro. Di seguito il testo.

Gentile Presidente Cirio, la invitiamo a fare quattro passi per le nostre valli. Le valli intorno al Monte Giarolo sono magnifiche, e meritano certamente un’escursione. Ma i quattro passi che le chiediamo sono amministrativi, e servono a proteggerle.

La transizione energetica è indispensabile, ma nel rispetto dei territori e nella salvaguardia della loro qualità ecologica. Perciò il “no” al progetto di impianto eolico industriale “Monte Giarolo” è stato e resta unanime: in un territorio fragile, esso cambierebbe i connotati delle valli, stravolgendo viabilità e infrastrutture, mettendo a rischio la stabilità dei versanti, compromettendo la biodiversità, affondando un’economia il cui capitale è rappresentato dalla natura e dai paesaggi, alla fine creando delle ferite che sarà impossibile medicare. Un progetto evidentemente insostenibile, e irresponsabile. I pareri contrari di tre Regioni, di due Province, di tutti i Comuni, di tanti abitanti delle valli Curone, Borbera e Staffora non hanno finora fermato l’esame del progetto: fino al 3 maggio, amministrazioni e cittadini potranno ancora inviare al Ministero dell’Ambiente pareri e osservazioni, riferiti questa volta alla documentazione prodotta in replica alle richieste del Ministero della Cultura. E anche in questo frangente, si ha la riprova di quanto il progetto sia superficiale, lacunoso, elusivo sulle questioni più spinose.  Ora tocca a lei, alla Giunta che presiede e a tutti i Consiglieri Regionali.

Quattro atti della sua Amministrazione contribuirebbero a fare chiarezza sulla sua posizione, e su alcune questioni collegate al progetto.

  • Primo passo. La Regione dovrebbe ribadire la propria contrarietà, confermando il giudizio negativo già espresso.
  • Secondo passo. Nella zona di cui discutiamo, il Piano Paesaggistico non consente la realizzazione di impianti eolici entro 50 metri dalla linea di crinale. Un vincolo stabilito a tutela del paesaggio (ancora di recente il Consiglio di Stato ha ribadito l’importanza della normativa sul tema). La regione confermi che il vincolo riguarda tutte le componenti degli aerogeneratori, compreso l’ingombro delle pale, e non solo i basamenti su cui poggiano.
  • Terzo passo. Il Piano Energetico della Regione ha definito criteri per individuare per gli impianti eolici delle “aree di attenzione”, le cui caratteristiche impongono particolari cure nel valutare ogni progetto. Non vi è dubbio che i crinali montani coinvolti nel progetto siano da considerarsi “aree di attenzione”. Chiediamo che la amministrazione regionale lo confermi. 
  • Quarto passo. La Regione è chiamata a individuare per legge le aree “non idonee” per l’installazione di determinate categorie di impianti: contiamo sul fatto che sia rispettata la necessità di mantenere integre aree con caratteristiche quali quelle che distinguono il nostro territorio appenninico, classificandole tra quelle “non idonee” per gli impianti eolici.

Ecco, signor Presidente. Quattro semplici passi, e sarebbe già più chiara la differenza tra rinnovabile e sostenibile. Contiamo su di lei, sui suoi Assessori e su tutto il Consiglio Regionale.

Il Comitato per il territorio delle Quattro Province e un gruppo di cittadini innamorati delle loro valli

terza consultazione pubblica per il progetto Giarolo

prima e dopo, dal Giarolo al Panà – fotosimulazione contenuta in una delle tavole prodotte il 7 febbraio

Nell’ambito di una procedura avviata nell’ormai lontano mese di gennaio 2023, oggi, 3 aprile 2025, anche la Regione Lombardia (dopo il Piemonte, l’Emilia, le province di Alessandria e Pavia e tutti i comuni coinvolti) ci informa di aver deciso di esprimere parere negativo sul progetto di impianto eolico “monte Giarolo”. Sempre oggi, sul sito del ministero sono stati resi consultabili 50 elaborati che la società 15 Più Energia Srl ha prodotto il 7 febbraio per rispondere alla lunga e importante serie di approfondimenti richiesti dal ministero della cultura, ed è apparso un nuovo avviso pubblico (il terzo, dopo quelli del  23/05/2024 e del 16/12/2024): fino al 3 maggio (“in relazione alle sole modifiche o integrazioni apportate agli elaborati progettuali e alla documentazione”, dice la legge) sarà nuovamente possibile esprimere pareri e osservazioni da parte di enti pubblici, associazioni e cittadini.

Un primo esame dei documenti ci induce a confermare quanto scrivevamo il 10 febbraio scorso dopo aver letto le controdeduzioni della società proponente: ancora una trattazione superficiale, elusiva, lacunosa poiché si limita a non affrontare alcune delle obiezioni sulle questioni più spinose. Di seguito un esempio clamoroso. Nella rielaborazione della “Relazione archeologica”datata febbraio 2025: “Non è stato possibile, invece, eseguire la campagna di survey archeologica puntuale sulle aree di intervento … a causa delle condizioni metereologiche avverse (pioggia e neve) riscontrate nel mese di gennaio.” Lo stesso lavoro, nella versione datata aprile 2024, recava questa affermazione: “in questa fase non è stato possibile eseguire la campagna di survey archeologica puntuale sulle aree di intervento a causa delle condizioni metereologiche avverse (presenza di neve e pioggia nei mesi marzo e inizio aprile) riscontrate tra la data di incarico e la data di consegna della documentazione. Tali condizioni, infatti, non solo inficiavano del tutto la lettura dei suoli, ma compromettevano anche la sicurezza dell’attività di ricognizione archeologica che verrà quindi demandata ad una fase integrativa.”. Almeno otto mesi, tra primavera, estate e autunno, duranti il quale il clima notoriamente “ostile” dei nostri crinali ha impedito di compiere una attività che, per stessa ammissione del proponente, è fondamentale ? Non ci resta che piangere (cit.).

il punto sulla legge regionale in tema di “aree idonee” per le energie rinnovabili

rappresentazione grafica dell’estensione di due tra le tante e diverse categorie di aree che, come recitano le norme in tema di aree non idonee, presentano – rispetto agli impianti eolici industrialicaratteristiche incompatibili con gli obiettivi di protezione in base alle quali sono state istituite

Soffermandoci sulla questione degli impianti eolici industriali, alcuni mesi fa abbiamo prodotto una nostra analisi ma è molto importante dar conto di quanto è accaduto nel frattempo.

LE NORME. Nel 2021 è stato emanato il decreto legislativo 199/2021. L’articolo 20 “Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili” [per brevità, le “FER”] prevede che siano stabiliti con decreti ministeriali tanto i principi e i criteri omogenei perché ogni regione individui aree idonee e non idonee all’installazione di FER, quanto la ripartizione fra regioni della potenza da installare per giungere nel 2030 alla potenza complessiva individuata nel piano nazionale per energia e clima (PNIEC). Per attuare queste prescrizioni della legge nazionale lo scorso 21/06/2024 il ministero dell’ambiente ha emanato un apposito decreto ministeriale.

L’IMPUGNAZIONE. Alcune imprese hanno impugnato il decreto ministeriale del 2024 con un ricorso presentato al TAR del Lazio (poichè si tratta di un atto amministrativo, non di una legge). Il TAR non si è ancora pronunciato (la sentenza potrebbe giungere entro la fine di questo mese di marzo, si dice). Il Consiglio di Stato, con una ordinanza ha però sospeso (fino a che non sarà pubblicata la sentenza del TAR del Lazio) l’applicazione del decreto, per la parte in cui si prevede la possibilità di non confermare come “idonee” le aree già dichiarate temporaneamente tali dal decreto legislativo 199/2021. I termini della questione sono esposti con molta chiarezza nell’intervento svolto al recentissimo “Forum energia Molise” da Alessandro Cioffi, professore di diritto amministrativo presso l’università del Molise: il decreto legislativo 199/2021 contiene un elenco di aree che devono essere indicate come idonee nella legge regionale. Nel decreto ministeriale si dice che queste aree possono essere considerate idonee (una facoltà anziché un obbligo), oltrepassando in tal modo, secondo i ricorrenti, i limiti dell’autonomia regionale. Ma altri motivi di impugnativa inseriti nel ricorso riguardano l’intero contenuto del decreto, che supererebbe i limiti fissati per gli atti amministrativi, sostituendosi indebitamente alla legge. Il TAR potrebbe: respingere il ricorso e considerare valido il decreto – annullare il decreto per intero – decidere di rinviare la questione all’esame della Corte costituzionale. Questo il quadro.

IN PIEMONTE. Molte regioni in attesa della sentenza stanno comunque lavorando alla stesura delle norme regionali. Un funzionario della Regione Piemonte ha dichiarato il 18/03/2025 alla storica testata “Piemonte Parchi” : “Al momento il disegno di legge di individuazione delle aree idonee, predisposto in sede tecnica e presentato all’Amministrazione regionale, per le consultazioni di rito e la definitiva approvazione in Consiglio regionale, non è ancora definitivo e dunque non è pubblico, tuttavia si può già affermare che, rispetto all’elenco delle aree idonee ‘da subito’ di cui all’articolo 20, comma 8 del d. lgs. 199/2021, la nuova disciplina avrà caratteristiche più restrittive“.

LE NOSTRE PROPOSTE. Sono riassunte in alcune diapositive predisposte per il nostro intervento nel Consiglio provinciale aperto dedicato al tema svoltosi ad Alessandria il 28/02/2025. A questo link le potete esaminare.

“fare del soffoco”: a proposito di compensazioni per l’eolico Giarolo

copertina del romanzo grafico di Sioux Berger – un racconto sull’arrivo delle macchine eoliche nel suo paese dell’Alvernia, in Francia – copyright “Editions du Rocher” –

Fare del soffoco” è espressione gergale che significa creare, più o meno consapevolmente, una gran confusione (come quando una cortina di fumo si leva da un falò a cui manca l’ossigeno, oscurando la visione). Sulle pagine locali del quotidiano “La Stampa”, un titolo ad effetto, che stupisce il lettore: Da Brescia 20 milioni e lavori compensativi ai sindaci dell’eolico con riferimento a chi ha proposto il progetto di parco eolico (la 15 Più Energia, una Srl con 10mila euro di capitale sociale). Nel testo si legge “la società … mette sul piatto 20 milioni di euro, per l’intera durata dell’attività circa 30 anni. «Sono le royalties stimate per l’intera durata del progetto – spiega l’azienda lombarda. Rispetto alle opere compensative e di mitigazione, sono previsti interventi mirati a ridurre al minimo i disagi nelle aree coinvolte … La 15 Più energia garantisce anche … «un’importante riduzione dei costi energetici nei Comuni». La società sostiene infine che «alcuni sindaci sono già stati contattati: siamo pronti a confrontarci per definire al meglio le compensazioni». Non dice però quali amministratori siano al corrente delle intenzioni della società.“. Di seguito, due precisazioni, necessarie per evitare che si generino degli spiacevoli malintesi.

1- Le “regole del gioco”

Ancora di recente le ha elencate un tribunale amministrativo (Tar Catania, sez. V, 13 giugno 2023, sentenza n. 1849)  “Ai sensi delle linee guida dettate con d.m. del 10 settembre 2010 le misure di compensazione:

  • devono essere definite nell’ambito della conferenza di servizi, sentiti i comuni interessati; questi ultimi, pertanto, non possono concordarle autonomamente con gli operatori economici ma devono farlo nel contesto procedimentale finalizzato all’emanazione del provvedimento di autorizzazione unica
  • possono essere di carattere ambientale e territoriale, ma non meramente patrimoniali o economiche
  • devono essere concrete e realistiche, cioè determinate tenendo conto delle specifiche caratteristiche dell’impianto e del suo specifico impatto ambientale e territoriale
  • non possono comunque essere superiore al 3 per cento dei proventi, comprensivi degli incentivi vigenti, derivanti dalla valorizzazione dell’energia elettrica prodotta annualmente dall’impianto”.

Non abbiamo alcuna notizia di sindaci “contattati“. In ogni caso LA LEGGE È CHIARA CIRCA LA SEDE DA UTILIZZARE, LE FORME E I VINCOLI DA RISPETTARE. Ipotizzare percorsi diversi significa “fare del soffoco”, a dir poco.

2 – I conti: chi li fa e come

Abbiamo provare a capire da dove salterebbe fuori la mirabolante cifra di 20 milioni. Di nuovo, secondo noi, il “soffoco”, il fumo, abbonda, mentre manca del tutto l’arrosto. Nel “Piano di dismissione dell’opera e di ripristino stato dei luoghi, impatto sul territorio e oneri di dismissione” si legge “lo smontaggio del parco eolico impatta invece decisamente in termini di flussi di cassa per i comuni interessati dalle turbine a cui verrebbe meno l’incasso annuale degli oneri compensativi. Si rammenta infatti che è possibile avere fino al 3% degli oneri incassati dalla vendita di energia come opere di compensazione da destinare ad interventi ambientali e di miglioramento del territorio. Tenendo conto della produzione deducibile dalla relazione anemometrica, considerando che con un Power Purchase Agreement (PPA), o Contratto di Acquisto Energia, che è un accordo contrattuale tra un produttore di energia (spesso da fonti rinnovabili) e un acquirente, che può essere un’azienda o un’entità che necessita di energia per le proprie attività, oggi la corrente è valutata tra i 50 e 60 euro a MWh, il flusso di cassa minimo per i 3 Comuni interessati dalle installazioni è valutabile tra i 400.000,00 € e 500.000,00€ annui come introiti per i Comuni, oneri che possono essere messi a fattor comune della Comunità Montana e quindi, senza attingere a risorse statali, si avrebbe un notevole capitale per la durata del parco eolico da spendere in iniziative ambientali e di miglioramento sociale del territorio per le intere 2 valli interessate: Val Curone e Val Borbera“.

Quindi:

  • abbiamo costi di realizzazione (dichiarati) di oltre 140 milioni, per un progetto di cui è titolare una srl con 10mila euro di capitale sociale, controllata da una holding che nel 2023 ha fatturato 20 milioni di euro ma che, in giro per l’Italia, servendosi di una pletora di altre società veicolo, ha chiesto autorizzazioni per tanti altri grandi e costosissimi progetti (come quello del monte Moro a Imperia). Nella “denegata ipotesi” in cui il progetto “Giarolo” ottenesse una “VIA” positiva, a nostro parere é plausibile pensare che la titolarità dell’iniziativa passi di mano. Nel qual caso, i “flussi di cassa di cui si legge dipenderebbero da due successivi accordi (sui quali gli enti locali non potrebbero metter becco): un primo, tra la holding e chi (un soggetto che sarebbe ancora ignoto quando, in conferenza dei servizi, si stabilissero eventuali compensazioni) subentrerebbe a farsi carico dei costi della realizzazione dell’impianto industriale, e un secondo, il “Contratto di Acquisto Energia” , tra il nuovo gestore dell’impianto e un’impresa acquirente dell’energia. E, se la società proponente è destinata ad uscire di scena, senza avere ruolo nella gestione, come può garantire, come si legge, «un’importante riduzione dei costi energetici nei Comuni» ? Ancora, se una o più delle imprese riuscisse pure a sfruttare le opportunità e le sovvenzioni del PNRR (in ultima analisi pagate da noi, come noto) è intuibile che l’esito per i cittadini e chi li rappresenta non mancherebbe di aspetti paradossali
  • attenzione, poi, perchè i flussi di cassasarebbero comunque determinati dalle cifre di una produzione la cui stima è tutta da compiere (per stessa ammissione del proponente, i valori inseriti nella “relazione anemometrica” recano un margine di incertezza del 50 per cento).
  • infine, al contrario di quanto scrive il proponente (tra l’altro bellamente ignaro del fatto che la “Comunità montana” è stata posta in liquidazione undici anni fa), i “flussi di cassa” non potrebbero affatto essere destinati a iniziative “di miglioramento sociale” perchè la legge non lo consente.

eolico monte Giarolo: il no resta corale e motivato, 15 Più svicola e prova a confondere

Mugello, pochi giorni fa, uno scorcio dei lavori per la strada di accesso all’impianto eolico del Giogo di Vìllore.
Dalla pagina facebook del coordinamento interregionale TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) a cui abbiamo aderito

Il 15/01/2025 è terminata la fase dedicata alla consultazione del pubblico e all’acquisizione dei pareri sul progetto di impianto eolico monte Giarolo.  Nella cartella pareri e nella cartella osservazioni (a questo link trovate le nostre) si possono leggere tutti i numerosi e argomentati interventi (compresi i pareri negativi resi in date successive dalla Regione Emilia Romagna, il 20/01/2025, e dalla Regione Piemonte, il 06/02/2025). Ora attendiamo che la commissione tecnica di valutazione presso il ministero dell’ambiente esprima a sua volta il parere del dicastero. Non siamo in grado di conoscere la data in cui arriverà questo fondamentale giudizio, che dovrà comunque tener conto di tutte le osservazioni e di tutti i pareri già depositati. Non basta: la decisione finale del ministro dell’ambiente dovrà essere concertata con il ministero della cultura, che a gennaio, con un documento fortemente critico, ha chiesto al proponente una lunga e importante serie di approfondimenti.

Lo scorso 03/02/2025 la 15 Più ha depositato le sue controdeduzioni. Leggendole, si constata quanto siano abborracciate e superficiali, scritte senza mai entrare nello specifico dei singoli argomenti, e soprattutto si rileva che alcune delle questioni più spinose sollevate con i pareri e con le osservazioni sono state semplicemente ignorate, sfuggendo ad uno scomodo confronto con norme, dati, fonti, ragionamenti, esposti e richiamati in quei testi.

La conclusione (“Siamo pienamente disponibili a instaurare un dialogo costruttivo e collaborativo con tutti gli enti coinvolti“) appare beffarda, quasi provocatoria: né in fase progettuale né in occasione di incontri pubblici e istituzionali la 15 Più ha sentito l’esigenza di comunicare con il territorio, sembra invece che la disponibilità al confronto sia sorta d’un tratto dopo che anche la seconda tornata di osservazioni e pareri ha mostrato l’unanime – si trattasse di istituzioni regionali e locali, di enti, associazioni, comitati o di semplici cittadini – contrarietà al progetto, motivata da argomentazioni irrefutabili, che attestano come esso non sia sostenibile a tutti i livelli: paesaggistico, economico, sociale. La società evoca quale base del “dialogo” le “opportunità” economiche rappresentate dalle “misure compensative“, senza ricordare i vincoli normativi stringenti (cfr da ultimo questa sentenza che li enuncia in modo chiaro) posti ormai da tanti anni sia alla stessa possibilità di stabilirle, sia alla loro destinazione (in primis il fatto che debbano essere “di carattere ambientale e territoriale e non meramente patrimoniali o economiche”). Un segno di debolezza, un tentativo velleitario attuato quando risulta ormai chiaro che l’unica logica conclusione di questa vicenda sarebbe il ritiro del progetto, nel rispetto della volontà democratica di un’intera popolazione e delle istituzioni che la rappresentano. Istituzioni dalle quali ci aspettiamo massima coerenza e determinazione nel ribadire la contrarietà più volte espressa all’impianto eolico industriale del monte Giarolo e nell’operare in tutti i modi e le forme consentite per impedirne la sciagurata realizzazione, in primo luogo attraverso una corretta e trasparente stesura della legge regionale sulle aree idonee. Questa, come da dichiarazioni e impegni presi pubblicamente dai rappresentanti dell’ente regionale, dovrà stabilire con criteri rigorosi la non idoneità all’installazione di impianti industriali per i crinali delle nostre valli e per quelli con analoghe caratteristiche presenti nel territorio della regione.

Comitato: le nuove osservazioni al progetto eolico Giarolo

Anche con le integrazioni prodotte il progetto presenta carenze inaccettabili e inemendabili. In tema di coerenza programmatica, scelte e approfondimenti progettuali, analisi e scelte ambientali, trasparenza e partecipazione, non possiede i requisiti prescritti dalle norme. Per ciascuno degli aspetti sopra citati si propongono analisi, considerazioni, conclusioni“. Così la sintesi che abbiamo proposto nello spazio di 500 caratteri in cui è possibile riassumere il contenuto di ciascuna osservazione indirizzata al ministero dell’ambiente (MASE).
Al link https://va.mite.gov.it/File/Documento/1194824 si può leggere e consultare il testo completo (un sommario consente anche di di spostarsi nella lettura di ciascuno dei capitoli di cui è composto). Abbiamo cercato di esporre in modo dettagliato e puntiglioso specifici argomenti per motivare il nostro giudizio negativo.

Ancora una iniziativa che si inserisce in un percorso di impegno, il nostro, ormai lungo nel tempo, svolto mettendo insieme conoscenze e saperi e le nostre diverse sensibilità, realizzato, terrei a dire, “con i nostri strumenti“, quelli di cui possono e sanno servirsi persone che vivono e conoscono un territorio “in cui coesistono le tracce di molti futuri possibili.“.

eolico Giarolo, pochi giorni al termine per depositare pareri e osservazioni: un silenzio operoso ?

immagini tratte dalla “Relazione paesaggistica” pagina 39, e dalla tavola “dimostrazione uscita buffer ag1-2”
In rosso la collocazione della piazzola dell’aerogeneratore n. 2 scelta dal proponente (le pale superano il limite di 50 mt dal crinale), in verde quella che rispetterebbe anche con l’ingombro delle pale il limite di 50 metri dal crinale

Torniamo sulla procedura di autorizzazione unica del progetto di impianto eolico industriale “monte Giarolo”. Abbiamo già ricordato che la società proponente per la seconda volta ha depositato dei documenti integrativi e che il 16/12/2024 è comparso sul sito del ministero un avviso al pubblico (il terzo, in questa lunga procedura), che contiene il riferimento all’art. 24 comma 5 del D.Lgs.152/2006, norma che fissa in 30 giorni il termine (che scadrà il 15 gennaio, nel nostro caso) entro il quale le amministrazioni coinvolte dovrebbero trasmettere pareri scritti sull’ultima versione del progetto e gli altri enti e i cittadini possono presentare osservazioni. Secondo la legge, le controdeduzioni del proponente dovrebbero poi pervenire al ministero “entro 10 giorni”. Vedremo. E vedremo anche come e quando la commissione CTVA formulerà il parere del ministero.

Il nostro Comitato ha esaminato con attenzione i nuovi documenti, compresi i testi di replica alle precedenti osservazioni: confermiamo che non c’è alcun elemento che possa modificare i giudizi totalmente negativi già espressi in precedenza. Al più presto invieremo al ministero le nostre argomentate considerazioni. Siamo abbastanza preoccupati dal silenzio delle istituzioni e anche delle organizzazioni della “società civile”. Confidiamo che sia un “silenzio operoso”, ma constatiamo che solo il comune di San Sebastiano Curone ha pubblicato un invito a “chiunque avesse interesse a manifestare le proprie osservazioni presso gli uffici comunali così da integrare quelle già autonomamente in corso di redazione”. Nessun riscontro ha avuto una nostra lettera inviata il 18 dicembre alla Regione Piemonte per chiedere chiarimenti circa quanto afferma la società proponente nella replica al comune di Fabbrica Curone, ossia che “In relazione alla distanza dei 50 m dal crinale … si evidenzia che la distanza va valutata dalla torre non anche dalle pale, come chiesto in una riunione presso la Regione Piemonte.”. Una tesi che non regge, come abbiamo già osservato fin dal maggio scorso scrivendone al MASE ( l’illustrazione che abbiamo inserito in questo post – in cui è evidente che, allontanandosi dalla linea di crinali, la distanza tra le curve di livello si abbrevia, ossia la pendenza del terreno aumenta e la stabilità dei manufatti diminuisce – prova che anche la società proponente si è posta il problema, salvo poi proporre argomenti poco difendibili per insistere con la sua scelta).