Ingiustificato l’allarmismo sul lupo in Piemonte

disegno tratto dalla copertina dell’ultimo lavoro dei LUF, i “lupi” camuni

Servono dati scientifici rigorosi insieme a concreti sostegni economici per armonizzare la gestione del lupo e della fauna selvatica con le giuste necessità di tutela degli agricoltori e degli allevatori

Con un comunicato dello scorso 9 febbraio la sezione piemontese di una storica associazione di agricoltori ha chiesto urgenti e significative azioni di contenimento della popolazione di lupi presente nella nostra regione, richiesta poi ribadita il 12 febbraio, nel corso di un’audizione in consiglio regionale. Una presa di posizione netta e perentoria, che a nostro avviso, rischia però di scadere in cattiva informazione e può creare ingiustificato allarmismo. L‘espansione del lupo è un fenomeno che necessita di essere gestito, qui ed ora, ma sulla scorta di rigorose basi scientifiche e non partendo da affermazioni generiche e confuse. Specie quando chi le pronuncia non prende in considerazione un dato fondamentale: è in corso di realizzazione un progetto europeo denominato LIFE WOLFALPS EU (coordinato, per quanto riguarda il Piemonte, dal Centro di Referenza Regionale per i Grandi Carnivori, con il coinvolgimento di un network del quale fanno parte le Aree Protette, i Carabinieri Forestali, gli Istituti venatori e molte Associazioni volontarie, tra le quali il CAI). Con questo progetto si stanno raccogliendo dati scientifici e verificabili con un doppio scopo: attuare una corretta gestione del fenomeno – che, ricordiamo, rappresenta il successo di una politica di salvaguardia di un grande predatore, che, per espansione naturale (e non immissione da parte dell’uomo, va ribadito) sta ripopolando anche i territori appenninici e collinari del nord-ovest – e, nel contempo, gestire la convivenza tra questi animali e gli esseri umani e le loro attività. Un differente approccio, certamente, occorre poi rispetto alla presenza di esemplari ibridi, problema anche questo allo studio degli esperti. Di nuovo, però, questo altro aspetto non può essere affrontato con posizioni e argomentazioni generiche e allarmistiche, ma sulla base di conoscenze certe.

Per quanto riguarda gli indennizzi è assolutamente condivisibile la richiesta di destinarvi risorse adeguate, e di procedere con la massima celerità nell’erogarli, così come deve essere adeguato e celere il sostegno economico agli allevatori per la messa in opera di tutte le necessarie misure di protezione del bestiame. Va anche detto che ad oggi non risultano dati che confermino un incremento del fenomeno delle predazioni in misura tale da rendere necessari i toni utilizzati dall’associazione di categoria.

Per una corretta analisi e un’efficace gestione dei problemi portati dalla presenza di animali selvatici sul nostro territorio, è comuque sempre necessario non confondere i diversi aspetti che vengono in considerazione. E’ sbagliato scrivere che i lupi rappresenterebbero un problema di sicurezza per le persone: l’affermazione non è basata sulla realtà e non giova ad una corretta percezione del rapporto con questo animale, la cui presenza è utile e funzionale invece per il contenimento delle popolazioni di ungulati (cinghiali, caprioli, daini, ecc …) e dei seri danni che la loro presenza arreca alle attività agricole. A queste popolazioni deve essere destinato il controllo della fauna selvatica di cui parla l’associazione di categoria, un controllo che avviene con piani già in corso di attuazione, anche all’interno delle Aree protette. Uno strumento che può essere migliorato ma che è centrale per una gestione efficace del problema. Così come già si attuano quei censimenti auspicati dall’associazione (condotti sotto il coordinamento dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale – ISPRA – attraverso un monitoraggio nazionale, per la prima volta in tempi recenti, a breve, forniranno già alcuni risultati sulla consistenza delle popolazioni).

Lo svolgersi di tutte queste azioni darà la possibilità di avere una visione completa e reale della situazione espansiva o meno del lupo e delle misure da attuare per garantire al contempo la salvaguardia della biodiversità (alla quale questo predatore al vertice della catena alimentare contribuisce in modo fondamentale) e la tutela delle attività dei molti agricoltori ed allevatori che operano sul territorio e le cui attività necessitano la massima attenzione.

Ancora motoslitte nella ZSC “Dorsale Monte Ebro – Monte Chiappo”

immagine di repertorio da progettopenice.it

Le abbondanti nevicate di inizio dicembre, insieme alla scelta del governo di attenuare le misure di confinamento per il Covid 19, hanno determinato nella seconda domenica del mese un consistente afflusso di turisti verso il nostro appennino. Si è così riproposto in misura eclatante un fenomeno che le associazioni avevano già più volte segnalato negli scorsi anni: numerose motoslitte hanno scorrazzato all’interno della ZSC “Dorsale Monte Ebro Monte Chiappo”, un sito tutelato, ricompreso nella europea Rete Natura 2000, entro il quale le norme in tema di tutela ambientale vietano qualsiasi attività motoristica a scopo di divertimento. Le motoslitte salivano anche dal versante lombardo che si diparte da Pian del Poggio, un versante che è ricompreso tra gli “Ambiti di elevata naturalità”, nei quali le norme lombarde non consentono la circolazione a scopo ludico di mezzi motorizzati.

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Caccia in Piemonte: modifiche illogiche che complicano un quadro già critico

Le modifiche alla legge regionale piemontese sulla caccia aggravano ulteriormente le criticità della pratica venatoria anche sul territorio appenninico.

Meritano un giudizio del tutto negativo le recenti modifiche che, con gli articoli dal 16 al 27 della recente L.R. 15/2020, sono state apportate alla legge regionale piemontese sulla caccia (L.R. 5/2018).
Introdotte all’interno in un provvedimento (definito “Omnibus”) collegato al decreto “Riparti Piemonte” (dal che si deduce che, secondo la Giunta, la ripartenza della Regione nel dopo – Covid dipende anche dalla caccia), esse sono obiettivamente destinate ad aggravare un quadro già critico, quello dell’attività venatoria, che ogni anno causa numerose vittime, mette a repentaglio la sicurezza delle persone e sottrae per mesi alla fruizione comune spazi naturali sempre più vasti (con le braccate, ad esempio – erroneamente chiamate “battute” – interi versanti di montagne sono “chiusi” per intere giornate alla fruizione pubblica; coloro che vi si trovassero per diporto o altre attività – escursionismo, raccolta funghi, semplici passeggiate in famiglia – sono esposti a seri rischi. L’impatto sulla fauna selvatica non si limita poi alla sola specie cacciata ma è generalizzato). Continua a leggere “Caccia in Piemonte: modifiche illogiche che complicano un quadro già critico”