al nòcciolo de “Il Nocciòlo”: quale valore diamo ai nostri boschi ?

sullo sfondo il crinale Cavalmurone – Legnà (Lama) – Porreiu

A margine di un convegno svoltosi in val Borbera lo scorso 8 aprile, la società Il Nocciolo srl ha ottenuto la certificazione PEFC per la gestione sostenibile delle foreste. Ma finora il suo operato nell’alta valle, pur se svolto in piena legalità, non è stato certo un esempio di piena trasparenza e di coinvolgimento del territorio. Da verificare poi il rispetto degli impegni (mitigazioni e prescrizioni) derivanti dalle autorizzazioni concesse per l’apertura di una pista di 4 chilometri nei pressi di Cosola. E nel piano forestale aziendale è spuntata una nuova pista camionabile di oltre 7 chilometri all’interno di una delle aree più integre naturalisticamente tra le alte valli dell’Appennino alessandrino. Di seguito tutti i dettagli di una vicenda che suscita grandi preoccupazioni per il futuro delle nostre foreste.

Il tema della gestione dei nostri boschi è stato al centro del convegno su “Foreste e territorio” che si è svolto lo scorso 8 aprile a San Nazzaro in val Borbera. Tutti gli intervenuti, compresi gli amministratori locali, hanno concordato su alcuni punti: ogni programmazione deve partire dal basso, seguire percorsi condivisi, essere in linea con i migliori principi e standard ambientali e tener conto della necessità di una presenza umana attiva sul territorio. Concetti chiari e condivisibili, che ci portano ad esprimere qualche considerazione sulla simbolica consegna, in chiusura di giornata, di due “certificati di gestione forestale sostenibile” da parte della sezione italiana dell’associazione PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification).

Il primo certificato è stato attribuito ad una realtà di recente creazione, il “Consorzio forestale Val Lemme” (sul ruolo fondamentale di aggregazione e di coinvolgimento svolto dai consorzi e delle associazioni fondiarie si erano soffermati diversi relatori). Ad ottenere il secondo certificato è stata un’impresa commerciale, “Il Nocciolo società agricola Srl a socio unico”, il cui rappresentante si è limitato a dire che la certificazione riguarda in tutto 500 ettari acquistati dall’azienda tra Piemonte (comuni di Cabella Ligure e Carrega Ligure) e Lombardia (comuni di Abbiategrasso, Morimondo e Vigevano), che in Piemonte la gestione avverrà sulla base di un Piano di gestione forestale aziendale approvato dalla regione e che la società è disponibile a collaborare con privati ed enti.

Ci sentiamo di affermare che finora questa impresa non ha affatto perseguito nel nostro territorio la filosofia del “partire dal basso”. Era l’autunno 2016 quando accertammo che a subentrare nella proprietà di quattro mappali contigui corrispondenti a ben 66 ettari di bosco pregiato nella cosiddetta val Gallina (presso Cosola, frazione di Cabella Ligure) era stata la neocostituita Srl “Il Nocciolo” – nata a luglio in Alessandria, scegliendo come sede sociale uno studio notarile di quella città, controllata però da “Carbotermo Spa”, un’importante società milanese con varie attività nel settore dei combustibili derivati dal petrolio e di quelli di origine vegetale, come il cippato e il pellet: ci colpì il fatto che, solo pochi mesi prima, il commissario della Comunità montana Terre del Giarolo, disciolta e oberata dai debiti, quei mappali li aveva ceduti con procedura pubblica a due persone residenti nel torinese. Dalle visure emerse che, nel frattempo, la stessa società aveva fatto incetta di altri appezzamenti (boscati o destinati a pascolo), anch’essi situati a ridosso dei crinali appenninici dei comuni di Cabella Ligure e Carrega Ligure, e che a cederli erano stati molti soggetti privati ed anche (55 ettari complessivi) l’Istituto Diocesano Sostentamento Clero. Scrivemmo alla regione per esprimere la nostra preoccupazione circa i possibili sviluppi di tali massicce acquisizioni. Nel maggio 2019 Il Nocciolo ottenne un finanziamento regionale di 400mila euro per realizzare in val Gallina opere di viabilità forestale: un progetto che includeva la costruzione di piste e strade camionabili e trattorali, di piazzole, di svincoli e anche di teleferiche (queste ultime non sembrano più contemplate all’interno del piano forestale approvato nel 2023). Notammo che il tutto doveva realizzarsi in una porzione di territorio ad elevata naturalità e biodiversità, definita – ai sensi della legge regionale sulle aree protette – quale “Corridoio ecologico” tra due siti Natura 2000 (opportunamente e correttamente poi richiamato all’interno del piano forestale). Quando, poco tempo dopo, nel luglio dello stesso anno, sui fondi dell’azienda iniziarono alcuni lavori di sbancamento, lo segnalammo al comune di Cabella Ligure e al gestore dei siti, l’Ente Aree protette Appennino Piemontese, nonché, per conoscenza, alla Regione e ai Carabinieri forestali, chiedendo di verificare il rispetto di tutte le procedure autorizzative, compresa la necessaria valutazione di incidenza del progetto rispetto alle aree tutelate. Prendemmo di nuovo pubblicamente posizione, costretti a ribadire, con amarezza, un semplice concetto: per effetto dei modi e dei tempi delle cessioni immobiliari e delle corrispondenti acquisizioni, quella porzione dell’alta val Borbera vedeva ormai svanire la possibilità di creare una filiera di gestione del bosco costruita dal basso e gestita direttamente dalle comunità locali e ciò proprio quando, sempre in alta valle, si era appena conclusa la procedura partecipata per formulare il piano forestale del sito Natura 2000 Antola-Carmo-Legnà, una esperienza positiva nella quale eravamo stati invece direttamente coinvolti, insieme a molte altre realtà del territorio.

Seguì una sospensione dei lavori e partì la valutazione di incidenza, che si concluse nel 2020 con un parere favorevole corredato da una serie di mitigazioni e prescrizioni riassunte in alcuni “quadri sinottici”. Al convegno di San Nazzaro l’azienda ha affermato che finora sono stati realizzati quattro chilometri di strada (sarebbe utile verificare in che modo si sia ottemperato alle indicazioni che avevano accompagnato i provvedimenti autorizzativi – al momento, non ci risulta che si sia avviato alcun intervento volto al recupero di tre castagneti, ovvero la più consistente e significativa delle mitigazioni richieste all’azienda) ed ha anche evocato un progetto di contratto di filiera recentemente presentato, di nuovo senza alcun coinvolgimento del “territorio” – per concorrere ad un bando del ministero dell’agricoltura, progetto la cui succinta descrizione riportata nei tabulati del ministero (“valorizzazione ecologica e rafforzamento di filiera bosco-legno-energia delle aree boschive di val Liassa/Al, castello di Oramala/Pv e Bosco Scaravello/Bg“) comprende la valle del torrente Liassa, in comune di Cabella Ligure.

Il piano di gestione forestale aziendale citato dall’esponente de “Il Nocciolo”, elaborato nel 2022 e approvato dalla Regione Piemonte nel 2023, è riferito ad un totale di 434 ettari (collocati in tre “comprese” omogenee: il versante destro del torrente Cosorella, l’area soprastante Daglio e l’area sottostante i monti Legnà e Porreiu). Per l’arco di tempo in cui sarà valido il piano si stima, nell’ipotesi più favorevole, un prelievo complessivo di legna per circa 56mila metri cubi, possibile a condizione che, per l’esbosco del legname, si realizzino tutti gli “11 chilometri e 122 metri” di viabilità forestale in progetto (tra le opere viarie previste – per le quali l’impresa deve comunque ancora ottenere tutte le necessarie autorizzazioni e deve sottoporsi alle prescritte valutazioni – una improbabile pista camionabile lunga 7 chilometri e 300 metri di “collegamento” tra Capanne di Cosola e una non meglio precisata “strada sopra Daglio”, il cui impatto sarebbe peraltro del tutto incompatibile con le caratteristiche di tutela della biodiversità dell’istituito “Corridoio ecologico” all’interno del quale andrebbe a svilupparsi). Anche dopo la predisposizione del piano sono continuati gli acquisti, seguendo la logica di accorpare le particelle fondiarie per razionalizzare lo sfruttamento del bosco: ad oggi, in alta val Borbera, la società Il Nocciolo è direttamente proprietaria di 505 ettari (323 in comune di Cabella Ligure, 127 in comune di Carrega Ligure e 55 in comune di Mongiardino Ligure) e la sua controllante Carbotermo Spa possiede altri 14 ettari in comune di Cabella Ligure. L’obiettivo dell’accorpamento è stato conseguito solo in parte: guardando la mappa delle particelle acquisite dalla società emerge che diversi proprietari di Cosola non hanno ancora venduto i loro boschi.

Benché l’operazione realizzata da Il Nocciolo Srl sia del tutto legittima, restiamo convinti di quanto scrivemmo anni fa, ossia che essa non corrisponda a quella logica del “partire dal basso” e del seguire un percorso collettivo sulla quale in teoria convergerebbero gli intenti dei soggetti presenti al convegno dello scorso 8 aprile: ci si è trovati di fronte ad acquisizioni frutto di trattative con i singoli, cui alludevano vaghe voci sorte dal “passaparola” tra di essi, mentre gli intenti dell’acquirente circa lo sfruttamento e l’utilizzo della risorsa forestale erano nebulosi. Ripetiamo, un’operazione pienamente legittima, attuata senza alcuna forma di coercizione, ma che impatta su un territorio al quale viene sottratta una risorsa naturale, culturale e identitaria come le foreste. Un territorio che, secondo noi, avrebbe avuto il diritto di essere coinvolto nel processo di elaborazione dei progetti di utilizzo (nonché di conservazione e valorizzazione) di quella stessa risorsa. Suscita una certa perplessità anche l’assegnazione del riconoscimento PEFC che, ci sembra, dovrebbe presupporre l’esame di una pratica di gestione del patrimonio forestale già avviata in loco. Non ci risulta invece che il Nocciolo, oltre alla costruzione della pista di quattro chilometri (cui si è pervenuti nei modi che abbiamo ricordato), abbia intrapreso alcuna attività gestionale.

Particolare preoccupazione suscita la nuova lunga pista camionabile di cui già si è fatto cenno. Secondo la carta prodotta a corredo del piano forestale aziendale (visibile a questo link – abbiamo segnalato con frecce rosse i punti principali del tracciato della camionabile, che è colorato in giallo – la fonte è la “carta interventi”, scaricabile dal sito regionale partendo da qui), il tracciato partirebbe dalla strada provinciale per Capanne di Cosola in prossimità del Villaggio Faggi, taglierebbe a mezza costa il versante del Cavalmurone fino al passo del Legnà, da dove percorrerebbe un lungo tratto di crinale fino alle pendici del monte Porreiu, proseguendo poi a mezza costa sul versante sud di questo rilievo (sviluppandosi entro la ZSC Antola-Carmo-Legnà, mentre, per tutto il tratto precedente, risulterebbe all’interno del Corridoio ecologico) fino alla Costa di Daglio (località Nepcaia) dove si congiungerebbe con la già esistente pista che dal paese sale alla costa. Una pista camionabile che, se realizzata, sarebbe una ferita gravissima all’interno del Corridoio ecologico e della ZPS, interrompendo la continuità ecosistemica e naturalistica di un’area tra le più integre della valle, inserendosi inoltre in uno dei pochi tratti del nostro crinale risparmiati nei primi anni settanta dall’apertura di tracciati per il transito dei veicoli della società Prakla di Hannover impegnata in una campagna di prospezioni minerarie alla ricerca di idrocarburi. Alla luce di queste contraddizioni sarà nostro deciso impegno il sensibilizzare tutti i soggetti che hanno a cuore i valori naturalistici e turistico-escursionistici affinché si impedisca un tale scempio, limitando le eventuali attività forestali alle porzioni di bosco già raggiunte da piste trattorabili o che richiedano solo interventi di adeguamento o di limitata portata.

In conclusione non possiamo che augurarci che sugli intenti di tipo estrattivista e commerciale prevalgano i valori e le prescrizioni conservazioniste (puntualmente richiamati già nel 2020 nel provvedimento conclusivo della valutazione di incidenza del progetto viabilistico ed enunciati peraltro già nel piano di gestione della ZSC, piano che include il Corridoio ecologico), volti cioè a garantire la naturalità delle foreste acquisite da il Nocciolo (ma lo stesso vale anche per il PGF del Comune di Cabella).

Occorre sempre ricordare che proprio i boschi come quelli di cui stiamo trattando – in gran parte naturaliformi e in evoluzione verso lo stato di maturità – concentrano i più elevati contenuti di biodiversità e complessità ecologica, e sono in virtù di ciò straordinariamente in grado di offrire servizi ecosistemici per noi sempre più indispensabili. (tra i quali il fondamentale contributo all’equilibrio ecologico generale, lo stoccaggio particolarmente efficace del carbonio, la regolazione dei cicli biogeochimici, i processi di depurazione delle falde idriche e delle acque superficiali, il contrasto al dissesto idrogeologico e la pur fondamentale funzione culturale ed estetico–ricreativa.) Tali servizi verrebbero pesantemente compromessi da interventi impattanti come quelli in oggetto, potendo essere garantiti soltanto da una conservazione integrale o da una gestione soggetta a rigorose misure di tutela.                                                                                                         

Rammentiamo, in conclusione, che nella nostra regione sono aumentate dal dopoguerra ad oggi le superfici boscate di scarsa qualità, povere floristicamente e scarsamente in grado di assolvere le funzioni fondamentali succitate, mentre le cenosi forestali ad alto valore ecologico hanno subito nello stesso periodo una significativa contrazione. Dovrebbe essere dunque un dato ormai acquisito che oggi il valore principale dei boschi di questo tipo non possa essere quello strettamente economico ma bensì quello ambientale.

Natura d’Appennino 2025: il resoconto

Numerosi i partecipanti alla quinta edizione di “Natura d’Appennino”, organizzata sabato 21 giugno presso il Rifugio delle Quattro Province di Capanne di Cosola dal nostro Comitato, in collaborazione con il CAI, la LIPU, l’ente Aree Protette dell’Appennino Piemontese, il Museo di Storia Naturale di Stazzano.  Una preziosa occasione per approfondire la conoscenza del nostro ambiente, con una escursione sui monti e con diverse relazioni utili per capire quali e quanti studi e programmi si stanno portando avanti nel nostro contesto territoriale in ambito naturalistico.

Alcune foto dell’escursione mattutina alla scoperta del micromondo degli insetti, guidata da Carlo Cabella, direttore del Museo di Storia Naturale di Stazzano.

I filmati delle relazioni

  • intervento di Alessandro Ghiggi, documentarista e naturalista, che ha illustrato il progetto “Campagne turchesi“, riferito alla ghiandaia marina, una specie fragile che ha fatto ritorno nel Piemonte meridionale, e che è stata avvistata anche da noi, a Momperone
  • intervento di Antonio Scatassi, divulgatore ambientale e guida naturalistica, che ha parlato del progetto di monitoraggio e documentazione fotografica degli alberi vetusti, centenari, ancora presenti nel territorio delle nostre valli
  • intervento di Stefano Bovero, ittiologo ed erpetologo, sui risultati delle ricerche in corso circa l’erpetofauna e l’ittiofauna della nostra zona appenninica
  • intervento di Federica Luoni, naturalista, responsabile Settore Habitat LIPU, che ha dettagliatamente riferito sul concetto di Corridoi e di Reti ecologiche, e sul processo di costituzione, in Piemonte, di Reti ecologiche a scala provinciale, nell’ambito di Life NatConnect 20230, Progetto europeo di salvaguardia della biodiversità. I primi risultati confermano il particolare pregio delle alte valli Borbera e Curone
  • intervento di Iolanda Russo, funzionario tecnico forestale Aree Protette Appennino Piemontese, su censimento e gestione del lupo nel nostro appennino
  • intervento di Mara Calvini, naturalista e guardiaparco Aree Protette Appennino Piemontese, su BatEchoNet, progetto piemontese di studio e tutela dei pipistrelli,
  • intervento conclusivo di Michela Ballerini, per il Comitato per il territorio delle Quattro Province:  un sincero ringraziamento a chi ci ha ospitato, ai relatori, a tutti i partecipanti e un accorato impegno a proseguire insieme per l’ambiente e per il territorio.

appuntamento al 3 settembre per “Natura d’Appennino”

Al Rifugio delle 4 Province (Colonia Capanne di Cosola – Cabella Ligure). il 3 settembre 2023 ritorna la giornata di confronto e divulgazione dedicata alla natura dell’Appennino delle Quattro Province.

Il programma

h. 10.00Ritrovo al Rifugio delle 4 Province (Capanne di Cosola) con escursione nella ZPS Ebro Chiappo

h. 12.30Trasferimento in rifugio e pranzo-buffet con prodotti tipici del territorio

h. 14.30Interventi:

  • Apertura dei lavori con i saluti di Giovanni Brocca (presidente della Sezione C.A.I. di Novi Ligure e Operatore Tutela Montana)
  • Introduzione (Laura Gola, biologa, e Paolo Ferrari, etnologo – Comitato per il territorio delle Quattro Province)
  • Il pregio floristico dell Appennino nord-occidentale (Giacomo Gola, Guardiaparco Aree Protette Appennino Piemontese)
  • Il Museo Civico di Storia Naturale Villa Gardella di Stazzano, un’interessante realtà nel territorio alessandrino – Accenni su alcuni invertebrati protetti e/o peculiari delle aree protette dell’Appennino piemontese (Carlo Cabella, entomologo, Direttore Museo Civico di Storia Naturale di Stazzano – fondatore ALI, Associazione Lepidotterologica Italiana)
  • La magia dell’acqua. Alla scoperta dell’ittiofauna e dell’erpetofauna dell’Appennino nord-occidentale (Stefano Bovero, biologo, ricercatore indipendente ”Zirichiltagghi”, Sardinia Wild Life Conservation NGO)

h. 17.00. Discussione sui temi trattati.

(possibilità di pernottamento presso il Rifuglo)
per informazioni
Paolo – 3687703336 mail: paolo@appennino4p.it
Gianni – 3480304321 info@rífugiodelle4province.it

Una bella giornata

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Sabato 24 agosto: cronaca di una bella giornata, alla Colonia Rifugio delle Quattro Province, nei pressi di Capanne di Cosola (una struttura magnifica, che offre molte possibilità di utilizzo). L’iniziativa è stata promossa dal nostro Comitato e abbiamo voluto fosse improntata sull’informazione naturalistica piuttosto che sull’analisi di criticità ambientali (aspetto che pure, nel corso dell’iniziativa, non abbiamo del tutto tralasciato). Continua a leggere “Una bella giornata”

La Regione Piemonte: per il progetto di strade forestali a Cosola è necessaria la verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale

La scorsa settimana abbiamo ricevuto due lettere riferite al progetto di realizzazione di piste e strade in ambito forestale in comune di Cabella Ligure e (per brevi tratti) anche in comune di Carrega Ligure, un tema su cui insistiamo da tempo. Continua a leggere “La Regione Piemonte: per il progetto di strade forestali a Cosola è necessaria la verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale”

interventi forestali in alta val Borbera: risposte che preoccupano

delimitazione (poligono azzurro) del “corridoio ecologico” che comprende la val Gallina

A maggio avevamo inviato una richiesta di informazioni . Di seguito il resoconto delle risposte pervenute al Comitato da parte di Regione Piemonte e comune di Cabella Ligure e le nostre valutazioni, che possiamo così sintetizzare:

Le nostre preoccupazioni si sono rafforzate a fronte di un progetto di viabilità che, a quanto si desume dalla planimetria che la Regione ci ha consentito di esaminare, include piste e strade camionabili e trattorali, piazzole, svincoli e anche teleferiche, il tutto in un contesto di elevata naturalità e biodiversità sancito dall’istituzione del suddetto Corridoio ecologico e dalla vicinanza di due siti Natura 2000.

Il 10/06/2019 abbiamo perciò spedito al comune e alla Regione una nuova richiesta di accesso agli atti, per poter conoscere se tra la documentazione agli atti sia presente e sia visionabile la “valutazione di incidenza” per il progetto di viabilità forestale.

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