
Ieri, martedì 6 maggio, è stato diffuso un comunicato stampa per annunciare che la giunta della Regione Piemonte ha approvato una delibera per esprimere parere negativo nell’ambito della terza consultazione sul progetto eolico “Giarolo” avviata dal ministero lo scorso 2 aprile (a fronte di nuove integrazioni documentali presentate dalla società proponente). Un “no” che si aggiungerà a molti altri pareri negativi, netti e argomentati, già formalizzati e depositati: ad oggi sul sito del ministero sono consultabili quelli di provincia di Alessandria (prot. 80523), provincia di Pavia (prot. 80637), Comunità Montana Oltrepò Pavese (prot.79820), comuni di Cabella Ligure (prot.82239), Fabbrica Curone (prot.82287), Montacuto (prot.78461). Importantissima, in aggiunta, la valutazione di incidenza negativa confermata dall’Ente Aree Protette Appennino Piemontese (prot.72081). Sappiamo di diversi altri pareri, tutti negativi, espressi dalle istituzioni locali. Insieme alle numerose osservazioni delle associazioni e dei cittadini, potremo leggerli con qualche ritardo – per un problema più generale, come si sostiene in una recente relazione, ossia il “sottodimensionamento della segreteria” della commissione ministeriale, organo il cui parere sarà decisivo per la sorte del progetto . La segreteria, leggiamo, è in difficoltà per “far fronte agli oltre 1.000 documenti da protocollare ogni mese”. Resta inspiegabile ma comunque inaccettabile la perdurante assenza di misure veramente efficaci per scremare e porre un limite alla pioggia di progetti (simili a quello di cui parliamo, nell’impostazione e nelle vistose carenze) che da anni intasa gli uffici pubblici. Un fenomeno ben noto, frutto di dinamiche perverse, descritte recentemente in modo esemplare da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. I tempi delle procedure amministrative si allungano a dismisura e in questo modo si tengono sotto costante minaccia i territori interessati dagli impianti, costringendo i cittadini e gli enti locali a dedicarvi tante preziose energie che potrebbero essere meglio utilizzate per lavorare ad iniziative di valorizzazione del territorio e di difesa dei servizi essenziali.
La Regione Piemonte aveva anticipato il suo nuovo “no” al progetto “monte Giarolo” rispondendo alla nostra lettera aperta – risposta pubblicata sul periodico “Sette Giorni a Tortona” lo scorso 23 aprile. Su un punto ci preme rimarcare il nostro dissenso, anche a futura memoria: l’ente regionale scrive che “il Piano Paesaggistico Regionale non consente interventi di trasformazione del suolo nella fascia di 50 metri dai crinali montani”, mentre la norma, che, ricordiamolo, riguarda il paesaggio, non specifica affatto che il divieto di “ogni intervento di trasformazione”, operi solo per il “suolo”. Anche adottando l’interpretazione sposata dalla Regione, comunque, il progetto “monte Giarolo” resta non conforme al Piano Paesaggistico Regionale: la dimostrazione è contenuta nel testo dell’osservazione da noi spedita al Ministero – alla quale sullo stesso tema si aggiungono le importanti considerazioni contenute nell’osservazione dell’ing. Arrighetti (prot. 81341). La Regione ci risponde poi che il Disegno di Legge Aree Idonee “fornirà un quadro normativo più chiaro e stringente sulla localizzazione degli impianti a fonte rinnovabile, con particolare riferimento agli impianti eolici di grande dimensione”. Diverse regioni italiane (tra le quali, vicino a noi, la Lombardia) hanno già avviato l’iter per l’adozione di questo strumento normativo, rendendo consultabili le bozze dei rispettivi disegni di legge: non così il Piemonte. Chiediamo allora che il testo sia reso noto al più presto, perchè sul tema possano esprimersi gli enti locali, le associazioni e i cittadini, tutti quei soggetti insomma che in questi mesi si sono spesi con impegno e competenza per contrastare sia il progetto di cui ci occupiamo sia altri progetti che seguono la stessa logica. Abbiamo poi preso atto di quanto hanno dichiarato gli assessori regionali Matteo Marnati – Ambiente e Energia – e Enrico Bussalino – Enti Locali – a proposito della necessità di collocare gli impianti per produrre energia rinnovabile in aree antropizzate o già compromesse, perciò auspichiamo che si proceda fattivamente in questa direzione, sia per l’eolico sia per il fotovoltaico.








