eolico “Giarolo”: anche a Cabella Ligure, per una diversa idea di territorio, ribadite le buone ragioni del “no”

Pubblico numeroso e interessato anche al secondo incontro, promosso dal nostro Comitato per approfondire e discutere la questione del progetto di impianto eolico industriale sui nostri monti. Di seguito, per ciascuno dei molti interventi, i link al corrispondente filmato, con il titolo e un brevissimo resoconto sul contenuto.

Saluti istituzionali da parte del sindaco di Cabella Ligure, dott.ssa Roberta Daglio, e del sindaco di Borghetto di Borbera e presidente della provincia di Alessandria, Enrico Bussalino

Introduzione, svolta da Michela Ballerini, per conto del Comitato, che ha anche aggiornato sugli ultimi sviluppi

relazione di Laura Gola sugli aspetti naturalistici

relazione di Irene Zembo sugli aspetti geologici

relazione di Beppi Raggi sul contenuto del progetto

la posizione dell’Ente gestore della ZPS : Paolo Ferrari, per conto del Comitato, riferisce dei contatti intercorsi tra il Comitato e l’ente gestore della ZPS “Ebro Chiappo”, sito direttamente interferita dal progetto di impianto eolico Monte Giarolo [NDR: nel precedente incontro di San Sebastiano Curone, uno dei consiglieri dell’ente gestore, Giacomo Briata, aveva espresso netta contrarietà al progetto]

attenzione alla questione delle frane, già grave oggi : un cittadino chiede di porre attenzione agli aspetti geologici. Già oggi abbiamo esempi di come gli eventi franosi influiscano in modo molto negativo su molti aspetti della vita sociale ed economica del territorio interessato dal progetto

Giungato (CAI): i politici siano compatti dell’opporsi : Ezio Giungato del CAI di Tortona chiede che i poltici facciano sentire in modo efficace e unitario la loro voce contraria al progetto di impianto eolico Monte Giarolo

la questione delle “aree idonee” : un cittadino di Vendersi (val Borbera) si chiede come mai la politica non individui nelle aree appositi per questi impianti. Enrico Bussalino, presidente della provincia è molto critico sul fatto che vi sia dichiarazione di pubblica utilità ex lege per tutto quanto si riferisce alle rinnovabili, più in generale sostiene che attuata in questo modo ls conversione energetica è assurda. Beppi Raggi interviene per spiegare a che punto è l’iter che porterà il governo a far avere alle regioni le “linee guida” per idenitificare le “aree idonee”.

breve intervento di Vittore Cosola – cittadino di Borghetto di Borbera, che richiama la propria esperienza nel 2011, di potenziale “espropriato” per consentire il transito degli aerogeneratori, riferita a un precedente progetto di impiantistica sugli stessi crinali, poi bocciato.

Caprile: il no delle amministrazioni – Ferrari: manifestare a Roma ? – Vincenzo Caprile, presidente dell’Unione Montana Terre Alte, che comprende 17 comuni, ricorda l’unanime contrarietà ad un progetto che è incompatibile con la Strategia d’Area in ambito SNAI (aree interne, con ingenti finanziamenti pubblici), recentemente approvata da tutti i comuni dell’ex comunità montana. documento che punta sulla tutela e la valorizzazione dell’ambiente. Paolo Ferrari, per il Comitato, suggerisce agli amministratori di valutare se sia possibile manifestare plasticamente e fisicamente la propria oppsizione, a Roma, come già fatto per un progetto analogo da circa sessanta sindaci del centro Italia.

illusorio pensare a benefici economici per il territorio : Lorenzo Sacchi, con casa a Gremiasco (val Curone) segnala l’importanza di affrontare la questione sotto l’aspetto economico. Un progetto costoso, con cifre di tale entità che potrebbero anche scoraggiare i proponenti, e nessuna realistica ricaduta economica sul territorio

Carucci: il territorio una vocazione ce l’ha, tuteliamola : Maurizio Carucci, agricoltore di Figino (val Borbera), ricorda che, se la val Borbera non è vocata per impianti industriali, ha invece ormai una vocazione per l’agricoltura sostenibile e il turismo lento, comprovata da tante realtà già esistenti. E questa vocazione deve essere rafforzata e tutelata dalle amministrazioni, che devono agire insieme.

Prandini: bene le rinnovabili ma sostenibili – Prandini (residente a Cabella): rinnovabili ma sostenibili. Ad esempio, in val Borbera si sta lavorando ad una comunità energetica rinnovabile.

Ferrari: esistono alternative – Gola: cos’è la “VINCA” : Paolo Ferrari, del Comitato, parla delle possibili tecnologie alternative e Laura Gola, biologa, spiega l’importanza fondamentale della “VINCA”, la valutazione di incidenza, che, per il progetto di impianto eolico Monte Giarolo, dovrebbe innanzitutto riferirsi alla ZPS “Ebro-Chiappo.

Gavazza: la posizione del CAI a livello nazionale : Grazia Gavazza (presidente della commissione tutela ambiente montano del CAI Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria) illustra la posizione della sua associazione come espressa in omdo approfondito e articolato in diversi documenti. se ne conclude, nel caso di specie, per la contrarietà al progetto di impianto eolico.

il mini idroelettrico sulle condutture, una alternativa ? : Vittorio Demicheli, riferendosi a Cosola (val Borbera) parla della difficoltà di gestire i piccoli acquedotti rurali e di come sarebbe possibile sfruttare le condutture per piccoli impianti di autoproduzione di energia. Irene Zembo, geologa, aprrofondisce il tema, suggerendo cautela.

progetto incompatibile con le esigenze dei residenti anziani : una residente di San Sebastiano (val Curone) evidenzia i forti impatti sulla qualità di vita (salute e non solo) delle scelte progettuali viabilistiche (con cantieri di durata pluriennale per il trasporto dei macchinari e l’allestimento dell’impianto). Paolo Ferrari del Comitato chiosa denunciando anche il “Vulnus” democratico costituito dalla scelta dei proponenti di non dialogare con le amministrazioni.

ampliare il parco naturale Alta val Borbera : Paolo Biserni (CAI Tortona, tutela ambiente montano) propone di ampliare il parco naturale Alta val Borbera.

come ampliare le aree protette in valle – conclusione : Paolo Ferrari del Comitato e Laura Gola, biologa, approfondiscono il tema del possibile e auspicato ampliamento delle aree protette in val borbera e val Curone. Segue un breve intervento di chiusura del sindaco di Cabella, Roberta Daglio.

progetto eolico “monte Giarolo”: a che punto è la procedura di valutazione presso il ministero

a proposito dei 23 km di strada sui crinali inclusa nel “nostro progetto”, 2018: foto della costruzione della strada di servizio della “Middle Muir Windfarm” in Scozia – 15 turbine da 3,4 MW (le “nostre” sarebbero da 6,2 MW ) nella zona montuosa del South Lanarkshire

Ancora oggi sul portale della Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica si legge che la procedura di valutazione è sospesa su richiesta del proponente. E proprio oggi abbiamo inviato una mail alla Direzione valutazioni ambientali del ministero (DVA) per chiedere chiarimenti. Da un successivo colloquio telefonico è emerso quanto segue:

  • come sappiamo, il 20 novembre 2023 la DVA ha comunicato l’esistenza della richiesta a una serie di enti locali, quelli che essa DVA considerava direttamente interessati dal progetto o che comunque considerava titolati a concedere le autorizzazioni necessarie. Nel contempo, ha reso consultabile sul portale la documentazione prodotta dal proponente ed ha invitato quegli stessi enti a valutarla e a richiedere eventuali integrazioni, entro 30 giorni dalla comunicazione, ossia entro il 20 dicembre 2023
  • in effetti, diversi enti hanno richiesto integrazioni e la DVA ha quindi chiesto al proponente di provvedere a depositarle
  • il proponente, esercitando una facoltà prevista dalle norme, ha richiesto una sospensione dei termini del procedimento autorizzativo per 90 giorni e la sospensione è stata concessa il 15 gennaio 2024
  • la DVA ha poi ricevuto i documenti integrativi, che il proponente ha depositato rispettando il termine previsto dalla legge
  • la DVA sta ora esaminando questi documenti, per stabilire quali siano le altre amministrazioni potenzialmente interessate dall’attuazione del progetto,
  • analogamente a quanto avvenuto a novembre 2023, la DVA invierà a tutte queste altre amministrazioni l’invito a esaminare l’intera documentazione di progetto, chiedendo di far pervenire alla DVA l’esito delle rispettive valutazioni con eventuali richieste di integrazioni. Analogo invito sarà reiterato alle amministrazioni già coinvolte a novembre 2023
  • la pubblicazione sul portale della documentazione integrativa ad oggi pervenuta, e, di conseguenza, la possibilità di visionarla, sarà contestuale all’inoltro degli inviti alle amministrazioni. Come tempistica, si prevede di stare entro un mese.

domenica 7 aprile sul monte Chiappo

Il Comitato per il territorio delle Quattro Province sarà presente alla manifestazione organizzata dal CAI. Intendiamo così ribadire la nostra ferma opposizione al devastante progetto di eolico industriale (20 aerogeneratori di oltre 200 metri di altezza) previsto sui crinali delle valli Borbera, Curone, Staffora. È importante partecipare numerosi per difendere l’integrità e la biodiversità dei nostri crinali. Nessuna transizione energetica è credibile e possibile se non tutela in primo luogo gli habitat, il paesaggio, la cultura, la storia e l’economia dei territori.

“il valzer delle betoniere”: breve verifica su alcuni dati esposti (sciattamente) nel progetto di parco eolico

Francia, gettata del basamento di un piccolo aerogeneratore, da http://www.groupe-tournier.com

11.700 (undicimilasettecento) transiti veicolari sono un numero enorme, e superiore di oltre dieci volte rispetto a 1.100 (millecento) transiti veicolari, mentre 36 (trentasei) mesi di durata del cantiere sono oltre cinque volte più lunghi di 7 (sette) mesi.

Le diverse amministrazioni che hanno chiesto integrazioni ai testi del progetto del parco eolico “monte Giarolo” sono state concordi nell’esprimere giudizi fortemente negativi sulla qualità degli elaborati fino ad oggi prodotti. A riprova, ecco cosa abbiamo “scoperto” prendendo spunto dalla mozione che lunedì 19 è stata approvata dal consiglio provinciale di Alessandria (riproposta anche in Regione Piemonte come “ordine del giorno”). Vi si legge tra l’altro. “Per l’approvvigionamento dei materiali di costruzione degli aerogeneratori sono previsti tra un minimo di 966 a un massimo di 1100 viaggi, durante i 7 mesi previsti per i lavori di installazione degli impianti“. Le fonti a cui hanno attinto gli autori della mozione e dell’ordine del giorno sono la “Sintesi non tecnica” consultabile a questo link e il “Quadro di riferimento progettuale“, consultabile a questo link, che riportano quegli stessi dati, rispettivamente a pagina 35 (“sintesi”) e a pagina 20 (“quadro”).

Qualche dubbio ci è sorto leggendo, rispettivamente alle pagine 34 e 35 (“sintesi”) e alle pagine 19 e 20 (“quadro”), una tabella riferita al numero di trasporti previsti che include “Strutture supporto pannelli – 65 viaggi ” e “Pannelli – 110 viaggi“. Con i “pannelli” si realizzano i “parchi” fotovoltaici, non gli impianti eolici ! A pagina 19 (“quadro) , poi, si legge “La zona di stoccaggio prevede il deposito momentaneo del materiale nel campo base posto alla base dell’area di intervento sulla zona dismessa della S.S. 28 bis, previa una programmazione d’uso del materiale just in time.“. Ma la s.s. 28 bis è la statale del colle di Nava, che dalla riviera ligure porta a Ceva. Le nostre valli non c’entrano nulla ! Cercando in rete, si scopre però che lo studio che ha redatto il “Quadro di riferimento progettuale” per il “nostro” impianto eolico aveva anche lavorato ad un progetto di “parco fotovoltaico” a Castelnuovo di Ceva …

“A pensar male si fa peccato”, con quel che segue. E’ troppo malizioso ipotizzare che le parti di testo da noi citate, riportate in ben due documenti, siano il frutto di un uso disinvolto del “copia e incolla” , senza poi prendersi neppure il fastidio di rileggere ciò che si è scritto ? Una sciatteria che, constatiamo, è già riuscita a creare confusione tra gli amministratori …

Certo, a cercar bene, i dati “veri” si trovano: la durata del cantiere (36 mesi) è esposta nel cronoprogramma, mentre i numeri dei trasporti (impressionanti) sono esposti in un altro dei tanti elaborati prodotti dalla società proponente, la “Relazione tecnica di cantierizzazione“. Eccoli

operazionen.ro viaggi
Allestimento cantiere30
Macchinari75
Gru cingolate25
Taglio piante70
Cippatura materiale di sfrido e erba60
Recinzione10
Misto naturale per sistemazione piste2.300
Calcestruzzo3.500
Cemento per la centrale di betonaggio600
Inerte1.800
Armatura per fondazioni110
Armatura per pali400
Armatura per micropali80
Malta per boiacca250
Casseri10
Turbine (veicoli eccezionali)220
Trasformatore4
Cavidotti250
Cls magro per cavidotti1.600
Materiale per terre armate90
Materiale elettrico30
Sistemazione antierosione50
Rimboschimento50
Disallestimento cantiere40
Rifiuti50
Totale11.704

Impressionanti i numeri ma anche i volumi. Riferiamoci ad esempio alla stima del fabbisogno di calcestruzzo per costruire le “basi” dei venti aerogeneratori (il “valzer delle betoniere”, per riprendere un’espressione coniata da Franco Arminio, un autore che ci è caro *). Nel computo metrico estimativo si prevede di impiegare 19.664 metri cubi di calcestruzzo in tutto (quindi 983 metri cubi per ciascun basamento). Ipotizzando di trasportarlo con betoniere di taglia media, capaci di portare 5,5 metri cubi di calcestruzzo per ogni viaggio, si deduce che servirebbero 3.575 viaggi, un dato che appunto coincide con quello riportato qui sopra nella tabella.

(*) “Io credo che sia arrivato il tempo di considerare l’Appennino come il luogo in cui si raccoglie la forza del passato e quella del nostro futuro. Dalla Liguria alla Calabria, adesso, è tutta una storia di frane e spopolamento, di vecchi dismessi e di scuole che chiudono, di paesi allungati, deformati dal valzer delle betoniere. Forse questo è il momento di invertire questa storia, di considerare che anche in un piccolo paese è possibile una grande vita.” Franco Arminio – 2010

anche sui nostri terreni le mire delle multinazionali dell’agrovoltaico

© Anouk Anglade / Reporterre

Si sta configurando un’ennesima speculazione ai danni dell’ambiente naturale, dell’agricoltura e del paesaggio.

Come non bastasse il colossale impianto eolico che il solito oscuro e indefinito “sviluppatore” di progetti vorrebbe fosse realizzato sui crinali tra Giarolo, Boglelio e Chiappo, ora, sempre in nome della necessità di produrre energia pulita, si delinea una ulteriore minaccia ambientale per i nostri territori. A farsi avanti sono gli accaparratori di terreni naturali ed agricoli che, avanzando offerte economiche di gran lunga superiori al loro valore di mercato, puntano ad occupare questi terreni con stuoli di pannelli fotovoltaici. Già lo scorso 31 agosto 2023, a San Sebastiano Curone, durante un incontro pubblico sui bandi PSR, un famoso vignaiolo di Monleale aveva alluso all’esistenza del progetto di un grande impianto fotovoltaico sulle colline a ridosso della sponda destra del Curone tra Momperone e Brignano Frascata. Più recentemente, in valle Staffora, diversi proprietari di terreni stanno ricevendo una lettera da una agenzia immobiliare di Milano che si offre per intermediare l’acquisto di appezzamenti agricoli da parte di una – come al solito – non meglio specificata multinazionale, al fine di realizzarvi impianti fotovoltaici. Questa operazione è probabilmente da porre in relazione con il decreto governativo sull’agrovoltaico entrato in vigore il 14 febbraio, decreto che prevede incentivi ai sistemi fotovoltaici che rispondano a determinati requisiti.

Con l’agrovoltaico si vorrebbero superare le obiezioni dei contrari all’occupazione di terreno agricolo per impianti fotovoltaici “tradizionali”, prevedendo l’installazione di pannelli sospesi a una certa altezza dal terreno, ed immaginando che al di sotto possano continuare coltivazioni e produzioni agricole. Ma non è del tutto vero.

In un recente articolo sul periodico “Altreconomia” il professor Paolo Pileri del Politecnico di Milano dimostra in modo dettagliato che questo tipo di installazione “non è affatto indolore per il suolo, gli ecosistemi di superficie, le relazioni ecosistemiche tra suolo e vegetazione, gli equilibri ambientali, il paesaggio (cfr anche l’approfondita inchiesta condotta in Francia dal sito “Reporterre”, tradotta in italiano sul sito storiedelbio.it) . Per sua parte, il presidente di Coldiretti Torino in una recente intervista ha dichiarato: “Si cerca di dare una qualunque impronta agricola soltanto per giustificare l’impianto sugli unici terreni oggi facilmente acquisibili, cioè quelli agricoli … per giustificare la “parte agricola” spesso, semplicemente, si seminano misticanze di erbe che vengono falciate una o due volte l’anno e per questo vengono giustificate come coltivazioni foraggere. Oppure si mettono 2-3 arnie nel recinto dell’impianto e si fanno passare come “apicoltura”. Gli apicoltori veri conoscono gli effetti dei campi elettromagnetici sulle api e non hanno bisogno di campi fotovoltaici ma di ambienti agronaturali sani come quelli che i nostri agricoltori si sforzano di realizzare ogni anno di più, come richiede l’Unione Europea. Il fotovoltaico va incrementato, ma utilizziamo i tetti delle città, i tetti delle aziende, i piazzali asfaltati, le aree industriali dismesse. Non poniamo limiti al fotovoltaico delle aziende agricole, ma senza occupare nuovo suolo agricolo.

Anche questa volta, così come sta avvenendo nel caso degli impianti eolici, tutto viene calato sul territorio senza alcuna partecipazione della popolazione locale e dei suoi rappresentanti. Per esercitare il doveroso compito di controllo democratico, le istituzioni pubbliche sono tenute ad esaminare ciascuna ipotesi di progetto, replicando con puntuali osservazioni. A svilirne il ruolo, fin quasi a vanificarlo, specie per quanto riguarda le amministrazioni comunali, concorrono sia gli strettissimi vincoli temporali posti dalle norme, sia un significativo deficit di competenze tecniche reso evidente dalle recenti vicende del PNRR.

Di fatto, tutto sta avvenendo nella totale opacità e assenza di pianificazione, utilizzando meccanismi speculativi (come la sopravalutazione di terreni spesso incolti o di scarso rendimento), e soprattutto senza alcuna attenzione alle criticità che la realizzazione di tali impianti determinerebbe.

Riteniamo assolutamente necessario e urgente che si ponga in atto un’opera di informazione su questa nuova pericolosa iniziativa estrattivista (che ha già purtroppo fatto molti danni ambientali e paesaggistici in altre Regioni di Italia). Ribadiamo che la transizione energetica non può avvenire compromettendo la qualità ecologica dei territori naturali ed agricoli, ma al contrario deve fondarsi sulla salvaguardia degli stessi.

13 gennaio: le ragioni di un “no” (all’eolico sul Giarolo) necessario per dare forza e prospettiva a tanti “sì”

Di seguito i link a oltre venti video con il resoconto integrale dell’iniziativa che si è tenuta sabato 13 gennaio a San Sebastiano Curone, organizzata dal “Comitato per il territorio delle Quattro Province”. Un incredibile successo di partecipazione, per una discussione appassionata e approfondita, a partire dal tema della conversione ecologica e ambientale, sulle prospettive del “vivere insieme” nel nostro territorio e nel mondo.

La discussione è stata introdotta da Michela Ballerini. Le tre relazioni sono state svolte da Laura Gola, biologa, da Irene Zembo, geologa e guida naturalistica e da Giuseppe Raggi (che, per il Comitato, ha illustrato e analizzato sotto diversi il progetto proposto da “15 Più Srl”).

Numerosi gli interventi dal pubblico, proposti secondo la successione temporale. con cui sono succeduti.

Danilo Bottiroli, dell’associazione Progetto Ambiente – Michele Pesci, ingegnere – Giovanni Bonato, cittadino – Maria Grazia Gavazza, responsabile per Piemonte Liguria e val d’Aosta della commissione tutela ambiente montano del Club Alpino Italiano – Fernando Folini, coordinatore scientifico dell’associazione Rinascenza – Enrico Bussalino, presidente della provincia di Alessandria – Vittoria Poggio, componente della giunta regionale piemontese come assessore al turismo, al commercio e alla cultura – Matteo Gualco, vice presidente della provincia di Alessandria – Ezio Giungato, presidente della sezione di Tortona del Club Alpino Italiano – Salvatore Ruggiero, professore associato all’università di Helsinki, con all’attivo importanti lavori sulle comunità dell’energia rinnovabile – Claudio Gazzaniga, del circolo PD di Rivanazzano – Davide Biolghini, esperto in materia ambientale – Davide Re, cittadino – Alessandro Verna, volontario protezione civile – Patrizio Dolcini, del circolo Legambiente Voghera Oltrepò – Mauro van Aken, antropologo, professore al Politecnico di Milano – Paolo Biserni, componente della commissione tutela ambiente montano del CAI Tortona – Vincenzo Caprile, sindaco di San Sebastiano Curone, comune e paese che ringraziamo per l’ospitalità offerta all’iniziativa, presidente dell’Unione montana “Terre Alte” e presidente del GAL Giarolo – Giacomo Briata, componente della giunta dell’ “Ente Aree Protette Appennino Piemontese” – Francesco Galanzino, imprenditore.

Ancora Michela Ballerini ha tratto le conclusioni, espondendo tre impegni assunti dal Comitato: continuare a seguire la vicenda delleolico sul Giarolo, lavorare a redigere un testo per un appello al ministro dell’ambiente e organizzare altri incontri quando saranno state depositate le integrazioni richieste ai proponenti.

Parco eolico: contro le speculazioni, territori uniti per una transizione energetica condivisa e comunitaria

La domanda decisiva è: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? “Lentius, profundius, suavius”, al posto di “citius, altius, fortius” (Alex Langer)

In un comunicato, la posizione del comitato dopo aver letto le reazioni degli enti locali al nostro appello.

UN TERRITORIO UNITO CONTRO LE SPECULAZIONI ENERGETICHE CHE DEVASTANO L’AMBIENTE, IL PAESAGGIO E LA VITA DELLE COMUNITA’ LOCALI.
NETTA E UNANIME CONTRARIETA’ ALL’IMPIANTO EOLICO “MONTE GIAROLO”
È con grande soddisfazione che leggiamo della presa di posizione ufficiale di netta contrarietà al progetto di impianto eolico “Monte Giarolo” espressa dal presidente della Provincia di Alessandria Enrico Bussalino, a nome anche dei sindaci di tutti i comuni alessandrini interessati. Pressoché identica anche la posizione del sindaco di Santa Margherita di Staffora e del Presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli.
Altrettanta soddisfazione nel constatare che le posizioni espresse in tale dichiarazione sono pressoché collimanti con quelle che anche noi, il Comitato per il Territorio delle Quattro Province, insieme a varie altre realtà associative dello stesso territorio, da tempo sosteniamo e diffondiamo.
Ci conforta il fatto che i rappresentanti dei cittadini e del territorio si siano espressi senza se e senza ma a favore dell’ambiente naturale, delle eccellenze ambientali, agricole, gastronomiche e culturali, dell’economia tradizionale, dei progetti di turismo lento e sostenibile, dell’escursionismo, della storia: in definitiva, a favore della possibilità stessa che questo territorio, così ricco di potenzialità, possa costruire il proprio futuro sulla base di una partecipazione popolare ampia e diffusa e della necessaria sinergia tra associazionismo, operatori economici, cittadini e istituzioni.
Modalità queste indispensabili per perseguire nei nostri territori – ma al di fuori e contro progetti devastanti e di dubbia efficacia – la transizione energetica, urgente e necessaria, a partire dal modello delle comunità energetiche rinnovabili, puntando sulle più innovative tecnologie di efficientamento e risparmio energetico e sul fotovoltaico ed eolico integrati all’esistente, senza impattare sulle risorse naturali la cui tutela costituisce il fondamento di ogni politica ambientale e di ogni scelta sociale ed economica sostenibile.
Auspichiamo pertanto che, in quello che potrebbe essere un processo ancora lungo, tutti i livelli di rappresentatività istituzionale e di partecipazione civile che sorreggono le comunità delle nostre valli conservino la loro unità di intenti inviando così all’ente cui spetterà la parola finale (ovvero il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) un chiaro segnale di contrarietà a questo e consimili progetti futuri (già per due volte respinti in passato, 2005 e 2011).
Come Comitato per il Territorio delle Quattro Province non abbassiamo certo la guardia e continueremo il nostro lavoro di informazione e analisi dell’evolversi della situazione, cercando anche di capire quali saranno le mosse della nostra opacissima controparte.

Nel mese di gennaio intendiamo organizzare un incontro pubblico durante il quale, oltre ad aggiornare sul progetto in questione e sulle novità al proposito, ci sarà occasione per far conoscere meglio le bellezze naturalistiche dei nostri crinali, la loro storia ed economia tradizionali, la loro ricca biodiversità, i tanti progetti di fruizione consapevole del territorio, nella speranza che finalmente si comprenda quanto abbiamo di prezioso da proteggere e quanto dobbiamo ancora fare per tutelare e valorizzare al meglio le nostre valli.
Comitato per il territorio delle Quattro Province
13/12/2023

parco eolico: sugli impatti qualche altro dato e qualche immagine (ma i vincoli ?)

Un progetto di enorme impatto, sotto tanti, troppi aspetti, non ultimi quello economico (142 milioni di euro, secondo il computo metrico estimativo) e quello visivo – qui sopra, tratte dalla documentazione fornita dalla società proponente, quattro simulazioni – dal campo sportivo di Cabella, dal bivio per Montecapraro, dalla provinciale 140 ad Astrata e dal campo da tennis di Fabbrica Curone – cui si aggiungono tante “perle”, comprese (come da planimetria a questo link) le due “aree di stoccaggio temporaneo [bontà loro – ndr] materiale di scavo per piccoli volumi o materiale da costruzione” per più di 40mila metri quadrati proprio intorno alla statua del Redentore sul monte Giarolo. Quanto all’attività di cantiere, qualche esempio: dalla pagina 10 del catalogo “Gru per l’energia eolica” della società Liebherr, un esempio di macchina operatrice necessaria per il montaggio dei pezzi di un aerogeneratore con altezza al mozzo di circa 130 metri, quali i “Vestas” previsti dal progetto “monte Giarolo” (foto scattata in pianura, da immaginare sui nostri monti moltiplicata per 20 – le “formichine” alla base sono furgoni) e un esempio di “trasporto eccezionale” di un componente su una strada di montagna (da noi, moltiplicare la visione per 23 Km, lunghezza prevista per la strada “larga 6/7 metri”).

Del progetto abbiamo già scritto “di getto” il 25 novembre, pochi giorni dopo la pubblicazione dei documenti sul sito del ministero dell’ambiente, per segnalare ai cittadini la necessità di prenderne conoscenza e per chiedere alle istituzioni che li rappresentano di svolgere con scrupolo e tempestività il ruolo che è loro assegnato in questa fase, ossia quello di esaminare il progetto, di individuare le carenze documentali e argomentative e, tramite il ministero, chiedere le doverose integrazioni. Nel frattempo abbiamo continuato la lettura dei 1062 file inseriti sul sito del ministero. Lavoro non facile, perché gli indici di consultazione si limitano a citare poche “macroaree”, in ognuna delle quali è stata riversata parte della pletora di documenti immessi in rete.  

Abbiamo individuato (e le abbiamo raggruppate in un unico file) più di trenta  tabelle, ciascuna riferita a distinti segmenti chilometrici, con alcune indicazioni tecniche sugli accorgimenti che si adotterebbero per realizzare la linea ad alta tensione tra Vendersi e Vignole. A nostro avviso questa componente del progetto continua a necessitare di molti approfondimenti.

Ribadiamo: non può che definirsi “elusiva”, poi, la trattazione del ben noto vincolo posto dal Piano Paesaggistico Regionale. Poiché le nostre alte valli ricadono tra le aree tutelate ex art. 134 del codice dei beni culturali e del paesaggio: A) gli impianti eolici possono essere collocati solo al di fuori di una zona di 50 metri per lato dalle linee di crinale. B) nell’intorno dei 50 metri si possono situare solo i tracciati viari per la realizzazione degli impianti ma a condizione che, al termine delle opere, si provveda al “ripristino integrale dei luoghi e, ove necessario, la trasformazione in tracciato di ridotta larghezza per la manutenzione degli impianti“.

Continueremo nel nostro impegno, convinti che sia utile e necessario.

dal progetto di eolico industriale “Monte Giarolo” un impatto enorme: il nostro (primo) invito alle istituzioni

Da pochi giorni sul sito del ministero dell’ambiente si possono visionare i documenti relativi al progetto di parco eolico “Monte Giarolo”. Facendo clic sull’immagine, è possibile visulizzare il “layout”. In tutto, 20 aerogeneratori “Vestas 162”. Sulla dorsale “ovest” dell’impianto quattro pale dovrebbero essere piazzate tra il monte Giarolo e il passo di Brusamonica, una a ridosso del monte Panà, tre sul crinale secondario che si diparte dal monte Cosfrone verso la val Borbera. Sulla dorsale “est” ben dodici pale sul crinale tra monte Chiappo e monte Boglelio. Prevista una strada di collegamento tra i due versanti, da realizzare in gran parte ex novo attraverso un sito “Natura 2000”.

Qualche numero: ciascun aerogeneratore “Vestas 162” misura in altezza 209 metri (128 metri al mozzo su cui si imperniano tre pale, ciascuna lunga circa 80 metri), e comprende: a) diversi segmenti conici (i “conci” pesanti decine di tonnellate) la cui unione realizza il “palo” – b) la navicella (pesante 94 tonnellate) posta al vertice superiore del palo che contiene il generatore azionato dalle pale (ciascuna pala pesa 21,5 tonnellate). Per portare il tutto sul luogo di assemblaggio occorrono 11 trasporti eccezionali per ogni macchina, quindi ne serviranno 220 (11 per 20) per completare l’impianto. Per collocare e montare nei venti siti prescelti queste componenti e per farvi giungere le macchine operatrici, oltre che per accedervi durante la vita dell’impianto, si prevede di realizzare sui crinali una strada di collegamento larga 6 metri e di lunghezza complessiva indicata in “circa 23 km” di cui “circa 6 km di nuovo tracciato.

Abbiamo scritto alle istituzioni locali una lettera del seguente tenore:

L’impatto sul territorio di un impianto industriale di queste dimensioni è enorme, e porterebbe a una radicale trasformazione delle caratteristiche ambientali, paesaggistiche, agricole, forestali e storiche del nostro comprensorio, con gravi ricadute sui progetti di valorizzazione dello stesso, vanificando gli sforzi compiuti in tanti anni da istituzioni locali, associazioni e individui che lo abitano e frequentano.

Ad oggi non ci risulta che da parte delle istituzioni si siano prese iniziative volte a informare la popolazione locale intorno a un fatto di tanta importanza, né che vi siano state prese di posizione su questo progetto.

La società proponente ha intrapreso presso il ministero la procedura per il rilascio di un “Provvedimento unico in materia ambientale” (PUA), che è regolato dal art. 27 del T.U. Ambiente (come novellato dall’ art. 22 del D.L. n. 77/2021). Dal 13 novembre 2023, tutti i dettagli tecnici del progetto di cui parliamo sono stati pubblicati e sono consultabili al link https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/9514/13966. Le istruzioni operative riferite alla procedura di PUA (cfr al link https://va.mite.gov.it/it-IT/ps/Comunicazione/IndicazioniOperativeUnico ) chiariscono nel modo seguente quanto stabilito dall’art. 27 del T.U. Ambiente: “entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della documentazione sul PVA [Portale valutazioni Ambientali – NDR], l’Autorità competente e le Amministrazioni e gli Enti potenzialmente interessati e comunque competenti in materia ambientale verificano, per i profili di rispettiva competenza, l’adeguatezza e la completezza della documentazione presentata rispettivamente per il rilascio del provvedimento di VIA e dei titoli in materia ambientale. Ove necessario, le suddette Amministrazioni richiedono, per il tramite della DVA, integrazioni; la documentazione integrativa deve essere trasmessa dal proponente entro un termine perentorio non superiore a 30 giorni dalla richiesta di integrazioni.” Come abbiamo scritto più sopra, la documentazione di progetto risulterebbe essere stata pubblicata il 13 novembre. Entro il 13 dicembre è perciò possibile (e necessario, a nostro avviso) presentate le richieste di integrazioni.

Dal copioso materiale inserito sul Portale ministeriale (purtroppo senza particolare accuratezza per quanto riguarda gli indici di consultazione) abbiamo estratto alcuni tra i documenti che ci sono parsi più importanti e li abbiamo riportati su Google Drive per una più rapida e agevole consultazione. In calce a questa mail riportiamo i relativi riferimenti (“link”).

Molte e importanti le “voci” che palesemente richiedono chiarimenti e integrazioni. Di seguito alcune di esse.

L’energia prodotta dall’impianto dovrebbe essere immessa nella rete nazionale mediante un elettrodotto ad alta tensione tra Vendersi e il “nodo” di Vignole Borbera: così si legge nei documenti, che però non riportano alcun altro dettaglio su come si intenda realizzare questa parte del progetto, le cui criticità sono sempre emerse quando si trattò di valutare analoghi progetti negli anni scorsi. Il progetto contiene unicamente una succinta relazione geologica di dodici pagine.

La normativa regionale piemontese prevede che gli impianti di generazione da fonte eolica non possano essere collocati in un intorno di 50 metri dalle linee di crinale. Nessun cenno a questo vincolo è svolto negli elaborati resi disponibili. Di fatto, caricando su Google Earth il database elaborato dalle regione Piemonte che individua le suddette aree circostanti i crinali e incrociando la grafica con le coordinate geografiche che la società proponente indica rispetto alla localizzazione di ciascuna torre, si scopre che quasi tutte le torri sarebbero collocate a pochissima distanza dal limite di 50 metri. [ NDR : in calce a questo posto trovate venti link alle immagini di dettaglio riferite a ogni singola torre]. Se si considera che l’aerogeneratore necessita anche di una piazzola più ampia alla base, diventa estremamente importante chiedere chiarimenti sul rispetto del vincolo.

Anche le soluzioni “viabilistiche” preconizzate, appaiono incongrue e necessitano di essere meglio considerate: dall’area di stoccaggio materiali prevista a San Giorgio di Brignano Frascata si salirebbe al “nodo” di San Sebastiano Curone, dove, per evitare la “S” del ponte sul Museglia, si dovrebbe proseguire lungo la stretta strada sulla sx orografica del Museglia sino alla “piazza del mercato”, posizionandovi una gru che dovrebbe sollevare gli elementi di ciascun aerogeneratore scaricandoli sul lato opposto del torrente, di fronte alla Casa di riposo “San Giuseppe”, per riprendere il trasporto su un breve tratto della SP110 San Sebastiano-Pertuso, seguitando sulla SP114 lungo la dx orografica del Museglia e sulla SP116 per Costa dei Ferrai realizzandovi diverse grosse varianti per superare tratti difficoltosi a Magroforte Inferiore e Superiore e a Costa.

Dal cimitero di Costa – bivio per Gregassi – a Pian della Mora si prevede di realizzare una strada di ben 23 km, larga 6-7 metri, per il trasporto dei generatori e per la successiva manutenzione negli anni, seguendo inizialmente la sterrata per il Monte Giarolo fino alla Statua del Redentore, poi il crinale fino al passo di Brusamonica, aggirando quindi il Monte Panà fino al Monte Cosfrone, e ancora biforcandosi sul lato val Borbera verso il Monte Roncasso e aggirando invece l’Ebro sul lato val Curone (attraversando così il sito Natura 2000 … ) fino a Bocche di Crenna, per poi tagliare il versante del Monte Chiappo e proseguire sul crinale Curone/Staffora fino a Pian della Mora.

Saltano agli occhi tutte le incongruenze e le criticità di questa ipotesi progettuale.

Confidiamo che Ella tenga nella giusta considerazione questa scadenza, e prenda atto con la massima attenzione dell’importanza di una chiara presa di posizione, nell’interesse di tutta la Comunità.“.

Link

Cartella con le videate da Google Earth in cui, per ciascuna torre, si riporta l’esatta collocazione raffrontata al limite di 50 metri dalla linea di crinale

sintesi non tecnica

relazione tecnica descrittiva

quadro di riferimento programmatico

quadro di riferimento progettuale

quadro di riferimento ambientale

relazione tecnica viabilità alternativa

relazione tecnica trasporto

relazione elettrica

strada da Costa a cresta monte Giarolo

strada di cresta su crinale Giarolo verso Ebro

strada tra versante Ebro Chiappo e inizio crinale Staffora/Curone

strada crinale Staffora/Curone verso Boglelio – pian della Mora
relazione geologica circa il collegamento tra sottostazione di Vendersi e punto di consegna a Vignole

cartella con la planimetria catastale riferita alle singole pale, in cui si può notare la superficie occupata da ciascuna (dentro o fuori i 50 mt ?)

Raffronto grafico per ciascuna macchina tra il perimetro in cui è vietata la collocazione delle torri e le coordinate geografiche inserite in progetto
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