AGGIORNAMENTO
Ai primi di settembre, a nome del comitato, ho inviato una breve lettera aperta ai trenta sindaci ed al presidente della comunita’ montana Terre del Giarolo, per segnalare la scarsa trasparenza con cui questo ente discute anche della produzione di energia rinnovabile e della destinazione a tale scopo di fondi pubblici, ed ho chiesto sia informazioni sia partecipazione popolare alle scelte. Il testo della lettera e’ stato ripreso tra gli altri dal periodico Il Piccolo.
Su trenta sindaci interpellati, solo uno ci ha risposto, ma l’eco che l’iniziativa ha avuto nella stampa locale ha contribuito a far si’ che l’ente montano pubblicasse una nota, riportata dal settimanale Sette Giorni a Tortona, che, senza particolare chiarezza, riferisce dei progetti cui si intenderebbe metter mano.
Nel merito delle ipotesi:
• quella delle centraline a turbina per sfruttare la pressione degli
acquedotti e’ un’idea accettabile, anche se occorre maggior prudenza nel
parlare di ricavi (un recente studio su questo tema redatto dal
Politecnico di Torino per conto della Regione Piemonte conclude che le
potenze ottenibili sono nella maggior parte dei casi molto ridotte, a
fronte di significativi costi di impianto ed esercizio).
• Resta invece negativo il giudizio sull’idea di progettare nuove
centraline in acqua fluente sui nostri torrenti, per l’evidente
sproporzione tra costi ambientali e producibilita’ effettiva degli
impianti, emersa costantemente in tanti anni di discussioni su progetti
analoghi.
• Si legge infine di un “bando pubblico per societa’ specializzate
che possano certificare la produzione di vento di almeno un anno sui
crinali bassi del nostro territorio” aggiungendo “si potranno così
valutare eventuali posizionamenti di torri (minieolico) per la
produzione di energia anche in questo caso con ritorni per i comuni”.
Non si capisce dove mai si collochino nelle valli i crinali bassi, ma
sicuramente una campagna di studi anemometrici approfonditi ha dei costi
che non si giustificano a fronte di singole installazioni minieoliche
(cioe’ di macchine di potenza unitaria fino a 200 kW, con altezza di
circa 30 metri, altra cosa rispetto alle macchina di grande taglia, alte
150 metri, previste nei progetti di Equipe Giarolo e di Enel Green
Power – per avere un’idea delle dimensioni e delle proporzioni di queste
ultime, di seguito trascrivo il link al sito del comune di Mele, che ha
consentito ad una societa’ privata l’installazione di una enorme pala
da 3 MW nell’ex piazzale del cantiere per la costruzione del viadotto
autostradale che sorge all’inizio dell’A26, quattro kilometri da Voltri,
presso l’autogrill, qualcuno passandoci l’avra’ vista
http://www.comune.mele.ge.it/news.php?id_news=267
Tornando al minieolico, di regola queste macchine vengono installate
singolarmente o in non piu’ di due o tre unita’ per ciascuna
collocazione.
Un esempio concreto di progetto minieolico, da studiare nei suoi pro e nei suoi contro, e’ l’installazione di una pala da 55 kW nei pressi della frazione Sella, realizzata direttamente da parte del comune di Montoggio, su cui ha gia’ scritto il mensile Altreconomia, mentre a questo link è possibile vedere qualche foto del luogo in cui e’ stato collocato l’impianto.
Non sembra pero’ questo il minieolico a cui pensa la Comunita’ Terre
del Giarolo, almeno in base ai numeri esposti in un documento sottoposto
ai sindaci qualche mese fa.
***
La gran parte dei nostri amministratori locali, non solo in val
Borbera e Curone, ma anche nel pavese montano o in val Trebbia,
percepisce con fastidio richieste di trasparenza e partecipazione come
quella contenuta nella lettera aperta di cui ho appena detto. L’unico
sindaco che ci ha risposto ha scritto: – Abbiamo un sistema democratico
che, se applicato, garantisce un coinvolgimento globale delle persone
che condividono, ad ogni livello, il territorio. Beffardo, spero
involontariamente, l’uso dell’inciso: se applicato. Sono sotto gli occhi
di tutti i risultati degli investimenti pubblici in progetti realizzati
con scarso o nullo coinvolgimento dei cittadini: impianti mai
completati o precocemente abbandonati, costi esorbitanti, ingenti
contributi (che siano regionali, statali o europei, si tratta sempre
dell’impiego del denaro di tutti) a fronte di benefici assai opinabili o
modesti.
Dalle nostre assemblee e dai tanti scambi di opinione che abbiamo
avuto in quasi due anni di attivita’ risulta chiaro che esiste anche
nelle quattro province un significativo numero di persone le quali
pensano che si dovrebbe adottare una impostazione diversa e migliore,
persone che hanno idee concrete su numerosi temi cruciali quali:
l’agricoltura contadina, che si collega al reinsediamento nei nostri
paesi, le colture biologiche e l’autonomia alimentare, che si
intrecciano a progetti sulla salute, la valorizzazione delle
caratteristiche di pregio ambientale del territorio (anche in relazione
alla presenza di numerosi siti della Rete Natura 2000), il presidio dei
pascoli, dei boschi e dei terreni da realizzare coinvolgendo i turisti,
specie i piu’ giovani, anche nelle pratiche manuali recuperando
competenze e abilita’ che formano carattere e cultura, un radicale
ripensamento delle regole in materia di caccia, e via dicendo. E’ tanto
comodo quanto sbagliato etichettare come quelli del no (nimby, per chi
usa l’inglese come fa il cuoco con il prezzemolo) quanti non si adeguano
al sistema di priorita’ che orienta le scelte dei nostri
amministratori.
Si tratta di un sistema che tende a conservarsi anche ora che la
crisi economica e gli accorpamenti voluti dal governo costringono a
riposizionamenti radicali: cambiare tutto perche’ nulla cambi, e’ il
messaggio che si intuisce.
Per nostra parte, ci interroghiamo sul come e sul perche’ le istanze
di cambiamento autentico non siano maggiormente diffuse: personalmente
concordo con chi trova che sia molto importante il linguaggio, il modo
con cui ci si propone agli altri, ma confesso i miei limiti rispetto a
questi temi.
Mi rivolgo a tutti quanti ricevono le nostre email perche’
contribuiscano alla discussione a all’analisi che ho cercato di avviare,
e lo facciano inviando all’indirizzo della lista una replica con le
considerazioni e le proposte di ciascuno.
Lo considero un gesto importante, forse indispensabile, non trovo
parole migliori, per proseguire nella nostra esperienza che dura ormai
da quasi due anni.
Mi impegno a dar conto di tutti i contributi e a lavorare poi ad una
sintesi su cui si potrebbe convocare un’assemblea del comitato.
per il Comitato per il Territorio delle Quattro Province – Giuseppe Raggi