In cammino per i nostri crinali – 24 Giugno 2012

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Il Comitato per il territorio delle Quattro Province rinnova l’appuntamento sul Monte Chiappo, fissandolo al 24 giugno, giorno di San Giovanni, ricco di significati per la cultura della montagna. L’8 maggio dello scorso anno la manifestazione escursionistica promossa dal nostro comitato ha coinvolto diverse centinaia di persone che hanno percorso i crinali tra le valli Borbera, Curone e Staffora, convergendo sulla cima più alta del comprensorio, punto di incontro delle Quattro province di Alessandria, Pavia, Piacenza e Genova, per affermare la loro motivata contrarietà ai diversi progetti di installazione di impianti eolici industriali in quella zona dell’appennino.

Rammentiamo in breve di che si tratta, riprendendo l’incipit di una recente inchiesta giornalistica su questa vicenda pubblicata dal mensile Altreconomia: “la ricetta per rendere indigesta una fonte rinnovabile preziosa ed efficiente è semplice, si prenda un tratto dell’Appennino con montagne tra i 1200 e i 1600 metri, spazzato (poco) dal vento, dopo di che si piazzino sui crinali decine e decine di pale eoliche alte 40 metri piu’ del Duomo di Milano. Infine, poiché non esistono elicotteri in grado di trasportare i tronchi di aerogeneratori di tali dimensioni, si trasformino i crinali in tanti cantieri fatti di strade in cui possano passare convogli lunghi oltre 40 metri. Nell’eventualità in cui i versanti fossero tutelati da vincoli paesaggistici e naturalistici, perchè zona di migrazione, ad esempio, il risultato è assicurato”.

A distanza di un anno, sono più forti le ragioni del no a questi impianti e alle prassi politiche di chi intendeva imporne la realizzazione nella pressoché totale assenza di informazioni. Durante le conferenze dei servizi, le nostre argomentazioni sono state riprese e hanno trovato conferma nei pareri tecnici delle amministrazioni pubbliche, pareri tutti molto critici rispetto ai primi tre grandi progetti esaminati (in concorrenza l’uno con l’altro, prevedevano di installare chi 37, chi 42 chi addirittura 66 torri).

Il 6 aprile scorso il Consiglio dei Ministri ha ribadito al più alto livello amministrativo il “no” alla realizzazione di due di questi impianti un “no” già espresso in precedenza dalle Direzioni regionali del Ministero dei Beni culturali, mentre il terzo progetto è stato ritirato dalla società che lo aveva proposto, Enel Green Power

La vicenda non si è comunque esaurita: l’8 maggio, in Alessandria, un’altra conferenza dei servizi ha iniziato l’esame di un nuovo progetto, sempre nello stesso comprensorio montano e sempre di Enel Green Power, composto “solo” da 17 gigantesche torri. La decisione è stata per ora rinviata, con richiesta alla società di depositare un lunga serie di analisi e di documenti, mancanti o carenti, ma nuovamente si é avuta evidenza di quali insostenibili impatti si produrrebbero sui crinali appenninici.

Con la manifestazione del 24 giugno intendiamo confermare il no all’insistenza nell’applicare una “ricetta” palesemente sbagliata rispetto al contesto in cui la si propone, e sollecitare invece attenzione ai problemi del territorio montano, alla necessità di conservarne l’integrità ambientale, che è condizione indispensabile poter garantire le forme di economia tradizionali ed immaginarne di nuove, con una gestione che valorizzi le risorse naturalistiche, agro-pastorali, escursionistiche (a piedi, a cavallo, in bicicletta), nel rispetto dell’ambiente, della storia e delle tradizioni delle popolazioni che lo abitano e in uno spirito di accoglienza e apertura ad una fruizione turistica sostenibile e intelligente.

Abbiamo in comune con ciascun destinatario di questo invito la passione per l’appennino, il rispetto per le persone che lo abitano, la volontà di agire per mantenere questi luoghi vivi e vivibili a misura d’uomo, perciò vi chiediamo di fornirci un riscontro e confidiamo nella vostra adesione alla nostra iniziativa e nella vostra presenza sulla cima domenica 24 giugno 2012.

Anche in caso di brutto tempo, il ritrovo sul monte Chiappo, raggiungibile dalla val Borbera e dalla val Curone alessandrine, dalla valle Staffora pavese, dalla val Trebbia genovese attraverso val Boreca piacentina, è per le ore 12,00 presso il rifugio omonimo (per info su ristoro e pranzo presso il rifugio sentire Giorgio al 3356430819)

Volantino dell’iniziativa e informazioni dettagliate degli itinerari sul sito http://www.comitato4p.org

email: comitato@appennino4p.it

cell. 333.7505485

Assemblea pubblica – Sabato 21 Aprile 2012

PRELEVA QUI LA LOCANDINA DELL’EVENTO

Assemblea pubblica

IL VENTO DI CASA

La questione energetica e il futuro del nostro Appennino

Sabato 21 Aprile – ore 15.00

presso la Casa del Principe (in p.za Solferino – chiesa dell’Assunta)

San Sebastiano Curone (AL)

INTERVENTI

Attività 2011/2012 del Comitato – Michela Ballerini

Gli sviluppi dei progetti di eolico industriale – Giuseppe Raggi

Oppurtunità e criticità delle fonti rinnovabili – Stefano Bechis, WWF Italia, Comitato Nazionale rete energia e clima

In Val Borbera per fare agricoltura? La proposta di legge sull’agricoltura contadina – Maurizio Carucci

Per informazioni: tel. 333/7350863 – 333/7505485

Email: comitato@appennino4p.itS

Bando della Regione Piemonte finanzia progetti per la tutela della biodiversità

Rete Natura 2000: un’ opportunità per il territorio

Un bando della Regione Piemonte finanzia progetti per la tutela della biodiversità. (Vai al link del bando nel Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte)

E’ stato pubblicato il 2 febbraio sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte il Bando per il finanziamento di una delle misure del Piano di Sviluppo Rurale (la 323), misura che sostiene al 100% spese per progetti finalizzati alla tutela della biodiversità. Una dichiarazione sintetizza lo spirito sotteso allo stesso: “La Comunità Europea riconosce l’importanza della biodiversità sia per il benessere dei propri cittadini sia come sostegno alle attività produttive. Attraverso il PSR (Programma di Sviluppo Rurale) sostiene pertanto gli operatori agricoli e forestali affinché concorrano al mantenimento di questa risorsa”.

E’ un’occasione importante che interessa i siti della Rete Natura 2000 stanziando fondi per la loro valorizzazione. I beneficiari sono le aree protette e le Province che gestiscono SIC (Siti di Importanza Comunitaria) o ZPS (Zone di Protezione Speciale), soggetti entrambi che possono però stipulare anche contratti di gestione temporanea.

La misura finanzia programmi di interventi non produttivi materiali (sistemazione habitat, aree umide, interventi in protezione di specie in pericolo), investimenti immateriali (monitoraggio, ricerca) e iniziative di sensibilizzazione sull’importanza della biodiversità, per massimo di 500.000€ ad intervento.

I siti della Rete Natura 2000, presenti sul nostro territorio (Dorsale monte Ebro – monte Chiappo, Strette della val Borbera, massiccio dell’Antola – monte Carmo – monte Legnà) potrebbero quindi rientrare in progetti che avrebbero positive ricadute economiche, sociali e culturali sui Comuni interessati da tali siti (non solo vincoli, quindi, come spesso si lamenta sulla base di scarsa informazione).

Un’occasione per iniziare un processo di sviluppo sostenibile alternativo ai progetti calati dall’alto, di dubbia realizzabilità e redditività e di sicuro e grave impatto sull’ambiente e il territorio, quali gli impianti eolici industriali sulle aree di crinale che rientrano in parte significativa proprio all’interno della Rete Natura 2000 interessata dal PSR.

Comitato per il territorio delle Quattro Province

Anche le Reti dei comitati sottoscrivono la lettera delle associazioni ambientaliste ai Ministri per la riduzione e la regolamentazione degli incentivi all’eolico industriale

(dal sito reteresistenzacrinali.wordpress.com)Alla cortese attenzione di:

Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze

Roma 16 dicembre 2011

Signori Ministri,

Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione.

Noi crediamo che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:

  • Anche se non riguardano la materia fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a caricodei contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di consumatori-utenti: èopportuno dunque che rispondano a criteri di equità e congruità.
  • Nel caso dell’eolico e del fotovoltaico gli incentivi, rappresentano un enorme fiume di danaro proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi produttori e delle “multinazionali”.
  • L’eccesso d’incentivi a queste due fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana e sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di oligopolio.
  • L’incentivazione agli impianti eolici in Italia è stata fino a oggi la più alta del mondo. Solo per questa ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti, la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva. Vi è quindi il rischio palese d’innumerevoli impianti già autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili, 6000 MW.
  • La cronaca giudiziaria ha evidenziato inchieste per speculazioni e malaffare relative a impianti eolici su tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le Regioni, cui spettava la facoltà d’intervenire con misure urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure importanti su questo piano, mentre la mole oceanica di progetti già presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia, eventuale approccio in tal senso.
  • La speculazione avviene anche a spese del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime.

In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.

Il Presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di “momento di straordinaria difficoltà” e ha affermato che “siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione”. Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante delle energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quella spagnola di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l’adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.

Se consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.

La decisione, assunta quest’anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità d’installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.

Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un’oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: “Dobbiamo affrontare la tematica … tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall’altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio.” e “… nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull’eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio.

Sono affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell’atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari all’energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole; ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, “bene comune “che rinnovabile non è; In particolare riteniamo necessario che:

  • Si attui, preventivamente, un censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su tutto il territorio nazionale.
  • Nel frattempo si proceda a una moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello scorsoottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di “rischi di collasso” per il sistema elettrico e della necessità di evitare “una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale italiano”.
  • Sia ridotta la soglia degli certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto dall’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che “il valore di riferimento (fissato da quell’anno a 180 euro al MWh) e i coefficienti…. possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico…”
  • L’installazione di potenziale fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all’Unione (8.000 MW, mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio) vada a detrazione della quota prevista dal PAN per l’eolico.
  • Le quote di potenziale eolico da installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico. Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere ulteriormente reso garantista poiché tale potenza è di per sé non trascurabile quando si parla d’impianti da fonte rinnovabile. Ne sia un esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.
  • Per analoghi motivi, la definizione delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non dovrebbero essere più assegnati.
  • Si affronti il tema della decarbonizzazione del nostro sistema Paese, partendo da un approccio multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato nella lotta ai gas serra.

Altura, il Presidente Stefano Allavena
Amici della terra , la Presidente Rosa Filippini
Comitato nazionale del Paesaggio , il Presidente Carlo Ripa Di Meana
Comitato per la Bellezza , il Presidente Vittorio Emiliani
Italia Nostra , la Presidente Alessandra Mottola Molfino
LIPU , il Presidente Fulvio Mamone Capria
Mountain Wilderness , il Presidente Carlo Alberto Pinelli
Movimento Azzurro , il Presidente Dante Fasciolo
Terra Celeste , la Presidente Luisa Bonesio
VAS (Verdi Ambiente e Società) , il Presidente Sen. Guido Pollice

Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.

Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
– Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (ASOER)
– Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
– Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
– Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
– Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
– Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
– Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza
– Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
– Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
– Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
– Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia Tedalda AR)
– Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
– Comitato Monte dei Cucchi – La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
– Comitato Bruscoli – La Faggeta (Firenzuola FI)
– Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
– Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell’Appennino pistoiese
– Comitato Passo delle Pianazze – Case Ini (Farini PC – Bardi PR) Maremma
– Comitato GEO – Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
– Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)

Alpi liguri:
– Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN)
– Comitato popolare Sciancui (Ormea CN)
– Comitato Mindino Libero (Garessio CN)
– Associazione Cuneobirding

Marche:
Comitato No Megaeolico (PU)
– Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
– Associazione Sibilla Appenninica

Molise:
– Comitato pro-tempore La rete contro l’eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e associazioni molisane)

Tuscia:
Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l’Ambiente – Terra e Natura

Basilicata:
– Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
– Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
– Città plurale Matera

Eolico: in una delibera la posizione della Provincia di Pavia

La giunta della provincia di Pavia con una sua delibera ha dichiarato il proprio orientamento sfavorevole alle proposte di realizzazione di parchi eolici nei territori montani dell’appennino oltrepadano lombardo , piemontese ed emiliano. In un articolo apparso sul periodico edito dall’amministrazione comunale anche il sindaco Roberto Deantoni ha espresso l’opinione negativa del comune di Fabbrica Curone.