ancora un progetto inaccettabile, l’impianto eolico industriale “Ferriere”

panorama dal monte Crociglia – immagine tratta dal sito della sezione di Codogno del CAI

Battezzato “Ferriere”, dal nome del comune dell’alta val Nure, l’ennesimo progetto per realizzare un impianto eolico industriale sull’appennino delle Quattro Province, questa volta sui crinali tra il monte Crociglia e il monte Carevolo, al confine tra Emilia e Liguria.

Sette aerogeneratori da 6,2 MW ciascuno, per un totale di 31,5 MW, una potenza nominale che impone dapprima di svolgere una “Valutazione di Impatto Ambientale” presso il ministero dell’ambiente (in caso di giudizio positivo, spetterà poi alla regione Emilia Romagna decidere se concedere o meno l’Autorizzazione Unica a realizzarlo). La “Ferriere Wind Srl” (una società-veicolo creata dalla danese “European Energy Systems”) ha depositato il progetto al ministero il 31 luglio dello scorso anno, ma solo in questi giorni, ultimate le verifiche preliminari, la pratica è stata dichiarata “procedibile” e sul sito del ministero è stata resa consultabile la documentazione. All’albo pretorio dei comuni di Ferriere e di Santo Stefano d’Aveto (comune che dovrebbe ospitare la sottostazione elettrica per riversare l’energia sulla rete di alta tensione) è stato affisso l’avviso al pubblico con una sommaria descrizione del progetto e l’avvertenza che entro il prossimo 21 febbraio “chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto e del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi.  Maggiori dettagli sull’iter della procedura si possono conoscere nella lettera di accompagnamento indirizzata dal ministero ai comuni e agli enti più direttamente interessati.

Il nostro comitato depositerà un testo di osservazioni, ma già ora, dopo una prima lettura dello Studio di Impatto Ambientale, possiamo esprimere qualche considerazione. È l’ennesimo progetto fuori scala e fuori contesto, elaborato senza che i cittadini siano ne stati in alcun modo resi partecipi, fatto solamente trapelare al sindaco del comune maggiormente coinvolto senza davvero spiegarlo, ponendosi nei confronti della collettività locale con modi a dir poco assertivi  (davvero eloquente la lunga intervista al rappresentante della società proponente pubblicata sul quotidiano piacentino “Libertà” lo scorso 2 ottobre), e che comunque non approfondisce in modo adeguato i diversi aspetti che la legge impone di trattare, circostanza che, da sola, basta a renderlo non accoglibile. Alcuni esempi.

In tema di compatibilità dell’intervento proposto rispetto alle previsioni dei piani e i vincoli ambientali e territoriali, il proponente, dopo aver ammesso che “la maggior parte dell’area compresa nel buffer di 5 km dagli aerogeneratori di progetto e appartenente al territorio della Regione Emilia-Romagna ricade nel Sistema dei Crinali, disciplinato dall’art. 9 delle NTA del PTPR della Emilia-Romagna secondo il quale nelle aree appartenenti al Sistema dei crinali non è permessa l’installazione degli impianti eolici e dopo aver citato diversi altri vincoli esistenti, si limita a scrivere: “in conclusione, le opere in progetto presentano alcune incompatibilità con le prescrizioni del PTPR e necessitano di deroghe per le dimensioni delle strade e per la localizzazione degli impianti eolici. Tuttavia, le opere connesse sono giustificate come interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, ai sensi della normativa vigente”, ma non specifica quali siano le motivazioni che, nel provvedimento di VIA, dovrebbero giustificare il sacrificio di valori costituzionali come la tutela del paesaggio e dell’ambiente (aspetto che in questi casi è sempre necessario affrontare, lo hanno ribadito ancora di recente sia la Corte Costituzionale, sia il Consiglio di Stato).

Il proponente scrive ancora: “considerando che all’interno del buffer di 5 km dagli aerogeneratori di progetto sono presenti diversi siti naturali protetti (di cui il più vicino è il sito ZSC “IT4010003 – Monte Nero, Monte Maggiorasca, La Ciappa Liscia”, a circa 1300 metri da uno degli aerogeneratori di progetto), con riferimento all’art. 10 comma 3 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., la procedura di VIA comprenderà la procedura di Valutazione d’Incidenza di cui all’articolo 5 del DPR n. 357 del 1997 e s.m.i.”. Si noti che tanto la sopra citata ZSC “IT4010003”, quanto il sito IT4010013 “Monte Dego, Monte Veri, Monte delle Tane” e il sito IT4020008 “Monte Ragola, Lago Moò, Lago Bino” sono anche classificate come ZPS (Zone di Protezione Speciale) ai sensi della “Direttiva Uccelli” dell’Unione Europea. Il proponente afferma che “le opere di progetto ricadono all’esterno di Siti della Rete Natura 2000 e non interferiscono con habitat e specie censiti all’interno degli stessi” ma non ha ritenuto necessario depositare fin da ora alcuno studio sull’avifauna (il che è inaccettabile), anche se, nella “Relazione per valutazione di incidenza” si legge che “a partire da gennaio 2026 e per tutta la durata dell’anno stesso sarà effettuato un monitoraggio ante operam”. Nelle conclusioni “Ferriere Wind” minimizza la questione, scrivendo: “L’intervento in oggetto si inserisce in un’area esterna e distante circa 45 km da aree IBA e oltre 1,3 km da aree appartenenti alla Rete Natura 2000. Sono previste alcune misure di sicurezza per la visibilità degli aerogeneratori, quali illuminazione notturne e campiture rosse sulle pale. Inoltre, si sottolinea che la mortalità di avifauna per impatto con turbine eoliche è molto bassa, pari in media a 0,28 morti per ogni GWh prodotto. A titolo di confronto, si stima che le morti di uccelli causate da impianti a combustibile fossile sono pari a 5,2 morti per ogni GWh prodotto”. Oltre alla mancanza di uno studio di impatto sull’avifauna (assolutamente necessario in progetti di impiantistica eolica industriale) salta all’occhio la capziosità del confronto tra mortalità dovuta a impatto da aerogeneratori e da impianti da combustibile fossile, privo di riferimenti a fonti scientifiche nonché di un nesso logico accettabile.

Quanto ai dati anemometrici, elemento fondamentale per giustificare gli impatti ambientali a fronte di una adeguata produzione di energia generata dal vento, si legge che: “I dati di vento utilizzati per la caratterizzazione anemologica provengono da una campagna di misura effettuata tramite una stazione anemometrica denominata Riferimento 1 (RIF1) situata a circa 8,5 km a Nord dall’impianto eolico, ad un’altitudine di circa 1270 m s.l.m … Il range di dati utilizzati è pari a 12 mesi, dal 01/01/2011 al 31/12/2011”.  Anche sotto questo aspetto il livello della documentazione prodotta ai fini della VIA è del tutto inaccettabile, per qualità e per metodo.

rinnovabili, come e dove: prima analisi dei cambiamenti introdotti dal Decreto Legge 175/2025

Tema complesso, sul quale da ultimo, il 21 novembre, è intervenuto il governo. Con questo post ci limitiamo ad una sommaria analisi, perchè la situazione è ben lungi dall’essere consolidata. Esprimeremo un giudizio quando sarà possibile avere un quadro più definito.

Nel tempo si sono succeduti diversi provvedimenti, adottati per recepire nella nostra legislazione le direttive europee sull’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Occorre soffermarsi in particolare sui provvedimenti tesi ad individuare nel nostro paese le “aree idonee”. Il seguente schema è desunto da una relazione prodotta alcuni mesi fa dall’ufficio studi della Camera dei deputati

In sostanza, da quattro anni abbiamo un decreto legislativo, il D.L. 199/2021 (il link è alla versione vigente oggi 25/11/2025) che ha lo scopo di incrementare l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Fino al 21/11/2025, al primo comma dell’articolo 20 questa norma stabiliva che le regioni dovessero con legge fissare “principi e criteri omogenei per l’individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili”. Il dicastero dell’ambiente, con il decreto ministeriale 21/06/2024, aveva fornito alle regioni le necessarie indicazioni per legiferare. Nel novembre 2024 questo decreto ministeriale era stato dichiarato parzialmente illegittimo dal TAR del Lazio, che nel maggio 2025 aveva chiesto al governo di intervenire nuovamente sulla materia. Il 30 dicembre 2024 era anche entrato in vigore il Decreto Legislativo 190/2024 Disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili” (link alla versione vigente oggi 25/11/2025) che, in attuazione della Direttiva FER III, ha riformato in modo radicale le procedure autorizzative. La scorsa settimana il governo, per adeguarsi alla sentenza del TAR Lazio, non ha emanato un altro decreto ministeriale, ma ha agito modificando ed integrando proprio il Decreto Legislativo 190/2024. Le modifiche sono state introdotte con lo strumento del Decreto Legge (che è immediatamente efficace, ma deve essere convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni). Il provvedimento è il D.L. 21/11/2025 n. 175 Misure urgenti in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili“.

Assieme agli interventi sul Decreto Legislativo 190/2024, il Decreto Legge contiene modifiche e soppressioni di diverse altre norme. In particolare, esso ha espressamente abrogato l’intero articolo 20 del Decreto Legislativo 199/2021, norma che abbiamo già citato sopra. Di conseguenza, viene meno per le regioni la possibilità di classificare porzioni di territorio come “aree non idonee”.

Restano solo tre tipologie: * le aree idonee (in cui è previsto un iter accelerato – tempistiche abbreviate – per la costruzione ed esercizio degli impianti. Per gli impianti assoggettati ad autorizzazione unica è comunque necessaria la valutazione di impatto ambientale) * le aree di accelerazione (nelle quali l’iter è ulteriormente accelerato. Anche in questo caso per gli impianti assoggettati ad autorizzazione unica occorre la valutazione ambientale, che però non serve se il progetto d’impianto prevede le misure di mitigazione individuate dai piani regionali che devono individuare le aree di accelerazione) * le aree ordinarie (in cui si applicano i regimi autorizzativi ordinari – valutazione ambientale e tempistiche ordinarie).

Circa le “aree idonee”, il D.L 21/11/2025 n. 175 ha aggiunto al D.Lgs 190/2024 l’articolo 11-bis (Aree idonee su terraferma), il cui contenuto abbiamo trascritto qui. Le regioni hanno ora 120 giorni di tempo per individuare con legge ULTERIORI aree idonee rispetto a quelle elencate all’articolo 11 bis, attenendosi però ad una serie di criteri NAZIONALI vincolanti.

Rispetto al nostro territorio, e in particolare ai crinali montani interessati dai progetti di impianti eolici industriali, è importante il principio secondo cui non potranno essere identificate come “aree idonee” le “aree ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio ne’ quelle incluse in una fascia di rispetto di tre chilometri, nel caso di impianti eolici, e di cinquecento metri, nel caso di impianti fotovoltaici, dal perimetro dei beni medesimi, ne’ identificare aree idonee ove le caratteristiche degli impianti da realizzare siano in contrasto con le norme di attuazione previste dai piani paesaggistici.“.

Non è stata modificata la norma del D.Lgs 190/2024 secondo la quale le procedure in corso alla data del dicembre 2024 (ad esempio quella che concerne il progetto “monte Giarolo”) restano regolate dalle norme precedenti, salvo diversa scelta dei proponenti degli impianti. Perciò, per il progetto che stiamo seguendo da anni, a nostro avviso si procederà sulla base delle “vecchie” regole. In prospettiva però, qualora qualcuno intendesse riproporre progetti simili, dovrà attenersi alla regole stabilite per le “aree ordinarie”, perchè le caratteristiche dei nostri crinali non ne consentono l’inclusione tra le “aree idonee”.

grande successo della catena umana sul crinale, per chiedere una transizione energetica senza speculazioni

Alcune immagini della manifestazione di domenica 21 settembre: il link al video realizzato dal CAI con un drone, quello ad un altro video ripreso a terra, e alcune foto.

Il testo di un breve resoconto inviato al periodico “Sette giorni a Tortona” che lo ha pubblicato sul numero 35

La scorsa domenica oltre 200 persone hanno partecipato alla manifestazione “Transizione sì, ma non così “. Era stata indetta dal CAI – che vi ha profuso un impegno decisivo – e dalle altre associazioni di tutela dell’ambiente riunite nel “Forum Sentieri Vivi 4p”, ma ha riscosso un gran numero di adesioni (troppo lungo elencarle tutte) anche da parte di tante realtà del territorio attive in altri settori.

Alle 11 e 30, sul crinale tra i monti Giarolo e Gropà è confluita una moltitudine variopinta e composita di persone. Volti sereni e decisi, mani che, reggendo una sottile bandella bianco-rossa o sollevate in alto, hanno formato una catena lunga 209 metri. Dal cielo un drone ha ripreso il tutto. 209 metri corrispondono all’altezza di ciascuno dei 20 giganteschi aerogeneratori che, secondo il progetto, dovrebbero comporre l’impianto eolico industriale “monte Giarolo”. Trascorsi due anni e mezzo dall’inizio di questa vicenda, dopo che tanti cittadini e tutti gli enti locali coinvolti hanno espresso le sacrosante ragioni della propria contrarietà, il ministero dell’ambiente ancora non si è espresso. Con la catena umana si è voluto dare un esempio concreto, plastico, di una delle tante caratteristiche negative di questo progetto, che è fuori scala e fuori contesto, che è stato steso in modo abborracciato, che è stato calato dall’alto sulla nostra collettività.

Nei brevi interventi che hanno chiuso la manifestazione si è chiesto di mettere la parola fine, una buona volta, a questa specifica vicenda. Ancor più importante il fatto che tutti avessero ben chiaro e condividessero un semplice concetto: la transizione energetica è indispensabile, la si deve realizzare al più presto, ma non può e non deve risolversi nell’ennesima speculazione, deve essere fatta bene, in modo equo, solidale, partecipato, rispettoso della natura.

transizione sì, ma non così- insieme sui crinali il 21 settembre

L’impianto eolico industriale “monte Giarolo” dovrebbe essere realizzato nelle alte valli del Borbera, del Curone e dello Staffora. Ad uso di quanti non ne avessero ancora seguito le vicende, puntualmente narrate in questo blog, abbiamo esposto in una breve scheda (qui il link per accedervi) le principali caratteristiche di un progetto che risulta palesemente insostenibile sotto molteplici profili. A più riprese è pervenuta al ministero dell’ambiente, chiamato a decidere circa la compatibilità ambientale dell’opera, una mole imponente di osservazioni e di pareri negativi, chiari e argomentati, a firma di tanti cittadini, di tante associazioni e di tutti gli enti locali coinvolti (comuni, province, regioni). La questione resta però ancora aperta. Sono trascorsi trenta mesi da quando il proponente ha depositato i documenti al ministero per ottenere il giudizio di valutazione ambientale, per ben due volte al proponente è stato anche concesso di produrre integrazioni (allungando oltremodo i tempi della procedura) ma, ad oggi, il ministero non si è ancora espresso. Il compito spetta alla Commissione Tecnica Valutazioni Ambientali, la quale, come si legge in una sua recente relazione trimestrale, è in clamoroso arretrato, perchè chiamata ad esaminare un numero spropositato di progetti, molti dei quali lacunosi e velleitari proprio come quello di cui parliamo.

Per evidenziare in modo plastico la portata degli impatti dell’opera e per illustrare le ragioni di quanti, opponendosi, chiedono che la necessaria e urgente transizione energetica si compia in modo equo e rispettoso dell’ambiente, il “Forum Sentieri Vivi 4P” – coordinamento tra diverse associazioni che nel comprensorio montano delle Quattro Province a vario titolo si occupano di tutela ambientale – ha promosso, con l’adesione di diverse altre realtà associative presenti sul territorio, una iniziativa aperta a tutti, che si svolgerà proprio nei luoghi in cui dovrebbero sorgere alcuni dei colossali aerogeneratori.

L’appuntamento è per domenica 21 settembre, alle ore 11. Quella mattina, con una pluralità di escursioni, tutte compiute utilizzando i sentieri esistenti, i partecipanti raggiungeranno la linea di crinale che si sviluppa tra il monte Giarolo a nord e il monte Gropà a sud (evidenziata in giallo nell’immagine qui sotto – in rosso alcuni dei sentieri che consentono di raggiungere il crinale salendo dalla val Curone o dalla val Borbera) per poi disporsi lungo il sentiero “200”, nel tratto in cui esso si sviluppa proprio sul crinale, e qui formare una o più catene umane, di 209 metri (perchè ciascuno dei 20 aerogeneratori misura in altezza proprio 209 metri).

Sul crinale si può arrivare anche utilizzando la seggiovia che dal villaggio “La Gioia” di Caldirola (frazione di Fabbrica Curone) porta al monte Gropà, continuando poi a piedi seguendo i segnavia del sentiero “200”.

Al “Forum Sentieri Vivi 4P” aderiscono, con un apporto fondamentale, diverse articolazioni territoriali del CAI, il Club Alpino Italiano. Anche per l’iniziativa del 21 settembre la partecipazione con il CAI comporta perciò la necessità di seguire le regole interne dell’associazione. Per risalire i sentieri con un gruppo CAI è necessario iscriversi all’escursione entro giovedì 18 settembre (info: CAI Novi Ligure: 333.91.14.996 – Cai Tortona: segreteria@caitortona.net), con la precisazione che, per chi non è socio CAI, sarà possibile attivare l’assicurazione infortuni giornaliera

A seguito dell’emergenza sanitaria da PSA, l’iniziativa si svolgerà nel rigoroso rispetto delle norme di comportamento stabilite nell’ordinanza commissariale n. 3/2025. In particolare il piano di biosicurezza a cui gli escursionisti dovranno attenersi consiste nelle seguenti misure:

  • per raggiungere il crinale, i partecipanti alla manifestazione dovranno percorrere, esclusivamente, senza mai abbandonarli, i sentieri esistenti (che sono compresi nella rete escursionistica regionale);
  • la “catena umana” sarà formata restando all’interno del sentiero “200”;
  • gli automezzi privati utilizzati per approssimarsi al luogo di effettuazione della manifestazione saranno parcheggiati esclusivamente in prossimità delle strade asfaltate o su aree adibite a parcheggio munite di cartellonistica informativa e contenitori per rifiuti;
  • al termine della manifestazione i partecipanti provvederanno alla disinfezione delle calzature con disinfettanti attivi nei confronti del virus della PSA;
  • eventuali animali domestici presenti verranno tenuti esclusivamente al guinzaglio e sarà vietato lasciarli liberi;
  • sarà vietato lasciare sul posto qualsiasi residuo di materiale infettante, compresi quelli di alimenti;
  • i partecipanti provvederanno al lavaggio degli indumenti utilizzati al rientro a casa.

In caso di maltempo la manifestazione non avrà luogo.

ha un nome, ed è italiano il socio di 15 Più Energia Srl

In un precedente post , un mese fa, abbiamo riferito della notizia, che era stata diffusa ad inizio giugno dagli studi legali che avevano lavorato all’accordo, secondo cui tra due soggetti societari – che una delle due fonti dalle quali abbiamo avuto l’informazione, il sito “energiamercato.it”, alla voce “clienti”, indicava e indica tuttora come “3R Energia Srl” e “HN Capital Partners” – era stata siglata una partnership per lo sviluppo di tre impianti eolici, compreso quello che interessa i nostri monti. Avevamo aggiunto “Alla data di ieri [11 giugno – ndr] effettuando una visura il nuovo soggetto non compariva ancora tra i soci della 15 Più Energia Srl, ma la stipula dell’accordo sembra essere recente e il termine per comunicare a Registro Imprese le variazioni societarie è di trenta giorni. Cercheremo di seguire gli sviluppi.“. Oggi, trascorso un mese, abbiamo nuovamente effettuato una visura, ed è emerso che ad entrare nel capitale di “15 Più Energia Srl”, acquistando una quota del 50 per cento (5mila euro), non è stata la holding texana indicata dal sito “energiamercato.it”, bensì una società con sede in Montello (Bg), la “Holding Nicoli Srl”, controllata da una famiglia bergamasca che risulta operante nel settore alimentare (mulini). Ne prendiamo atto, evidentemente l’articolo comparso sul sito da noi consultato contiene una informazione inesatta che ci ha tratto in inganno. Era giusto segnalarlo.

conoscere la Natura per difendere il territorio – 21 giugno

Sabato 21 giugno si svolgerà al Rifugio delle Quattro Province di Capanne di Cosola (Cabella Ligure, AL) la quinta edizione di “NATURA D’APPENNINO”. Qui potete scaricare la locandina.

Nonostante l’unanime e motivata contrarietà di tutto il territorio ad ogni livello rappresentativo, sui crinali delle valli Borbera, Curone e Staffora incombe ancora, in tutta la sua gravità,  la minaccia del devastante progetto di impianto eolico del monte Giarolo (non si hanno nuove informazioni sugli sviluppi della procedura di valutazione ambientale in corso a Roma presso il ministero dell’ambiente, ma può essere intesa come un segnale della volontà di insistere con il progetto la recente notizia che riguarda la società proponente che riprendiamo in calce a questo post). Anche per questo il Comitato per il territorio delle Quattro Province rinnova l’appuntamento con Natura d’Appennino, un incontro tra esperti di discipline naturalistiche, aperto a tutti gli abitanti e i frequentatori dell’Appennino interessati ad approfondire la conoscenza della biodiversità di questo ecosistema oggi minacciato dalla speculazione energetica.

Il Comitato ritiene infatti che per difendere l’Appennino sia fondamentale conoscerne i valori naturalistici e ambientali. Per questa ragione, parallelamente alle numerose iniziative intraprese a contrasto dell’impianto industriale eolico progettato sui crinali a confine tra Piemonte e Lombardia, organizza e sostiene iniziative come quella in programma sabato 21 giugno presso il Rifugio delle Quattro Province di Capanne di Cosola (AL), nel cuore dell’alta val Borbera. L’incontro è organizzato in collaborazione con il Rifugio delle Quattro Province, il CAI di Novi Ligure, e con la partecipazione della LIPU, delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese e del Museo Civico di Storia Naturale di Stazzano.

La giornata si aprirà con un’escursione alla scoperta del vastissimo micromondo degli “insetti”, guidata da Carlo Cabella, direttore del Museo di Storia Naturale di Stazzano. Dopo la pausa pranzo (prenotare al 3480304321) e i saluti del CAI affidati a Gianni Brocca (presidente CAI Novi Ligure) e del Comitato per il Territorio delle Quattro Province (Beppi Raggi e Laura Gola), gli argomenti trattati durante il pomeriggio spazieranno dal censimento e la gestione del lupo (Iolanda Russo, tecnico forestale Aree Protette Appennino Piemontese, e Mara Calvini, naturalista e guardiaparco APAP) allo studio e la tutela della Ghiandaia marina (Alessandro Ghiggi, documentarista e naturalista, e Antonio Scatassi, divulgatore ambientale e guida naturalistica); dagli alberi vetusti intorno ai quali è in corso un progetto di documentazione (Alessandro Ghiggi e Antonio Scatassi) al BatEchoNetwork (Mara Calvini), progetto di studio e tutela dei chirotteri; dall’ittiofauna ed erpetofauna (Stefano Bovero, ittiologo e erpetologo) alle Reti ecologiche a scala provinciale (Federica Luoni, naturalista, responsabile Settore Habitat LIPU).  Le conclusioni saranno affidate a Michela Ballerini del Comitato per il Territorio delle Quattro Province.

Dopo la cena (prenotare), per chi vorrà rimanere sarà possibile visionare il docufilm “ll gatto selvatico nell’Appennino delle Quattro Province”, di Paolo Rossi e Nicola Rebora, e un secondo cortometraggio sul lupo a cura del Museo Civico di Storia Naturale di Stazzano.

Informazioni e prenotazioni: Gianni Brocca, 3480304321 info@rifugiodellequattroprovince.it; Paolo Ferrari 3687703336 paolo@appennino4p.it

NOVITA’

Un nuovo partner per la holding che controlla 15 Più Energia Srl – La 3R Energia è la holding di cui fa parte la società 15 Più Energia Srl, quella che ha proposto il “parco eolico” sui nostri monti. Da pochi giorni in rete è apparsa la notizia, diffusa dagli studi legali che hanno lavorato all’accordo (fonti qui e qui) secondo cui tra due soggetti societari – che, alla voce “clienti”, sono indicati come “3R Energia Srl” e “HN Capital Partners” – è stata siglata “una partnership per lo sviluppo di tre impianti eolici, che insieme avranno una capacità complessiva di circa 350 MW.” aggiungendo poi “tutti gli impianti si trovano attualmente in una fase avanzata di autorizzazione amministrativa. Nell’ambito dell’intesa, HN è entrata nel capitale sociale delle società veicolo che detengono i progetti dei nuovi impianti di energia rinnovabile. L’operazione prevede che HN rafforzi la propria presenza nel settore eolico attraverso l’acquisizione di partecipazioni nelle società sviluppo dei progetti, mentre il Gruppo 3R continua a guidare le fasi autorizzative e progettuali. Gli accordi tra le parti disciplinano i relativi profili negoziali, contrattuali e societari, creando una solida base per proseguire nello sviluppo e completamento degli impianti.”. Esiste una pletora di “società veicolo” controllate dalla 3R: tre di esse hanno in corso richieste di autorizzazione amministrativa per progetti di impianti eolici e la somma delle potenze previste per i relativi impianti corrisponde appunto ad una “capacità complessiva di circa 350 MW”: oltre a 15 Più Energia Srl per 124 MW (progetto “monte Giarolo”) sono 17 Più Energia Srl per 31 MW (progetto “Sassello Forte Lodrino”) e 18 Più Energia Srl per 197 MW (progetto “Imperia monti Moro e Guardiabella”). Alla data di ieri effettuando una visura il nuovo soggetto non compariva ancora tra i soci della 15 Più Energia Srl, ma la stipula dell’accordo sembra essere recente e il termine per comunicare a Registro Imprese le variazioni societarie è di trenta giorni. Cercheremo di seguire gli sviluppi.

rinnovabili, aree idonee, leggi regionali: indicazioni importanti dal TAR Lazio

la multinazionale danese Dong Energy: “tutta una questione di scala: più grande, più economico, più verde” – dipende, in molti contesti, invece, “piccolo è bello” …

Lo scorso 20 marzo abbiamo fatto il punto sul tema delle leggi regionali circa le aree idonee e non idonee ad ospitare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Avevamo segnalato che il decreto ministeriale del giugno 2024 che forniva le indicazioni per le regioni era stato impugnato da diverse imprese del settore davanti al TAR del Lazio e che si era in attesa delle decisioni dei giudici.  Il 13 maggio il tribunale ha finalmente pubblicato le sentenze. L’agenzia ANSA riporta una dichiarazione del ministro Pichetto Fratin: “La sentenza è uscita un’ora e mezza fa, ed è abbastanza voluminosa. Sostanzialmente annulla, parzialmente, il decreto, che avevamo fatto di concerto con gli altri ministeri, dicendo che le aree non idonee non esistono, le aree che sono previste per legge non possono essere limitate e ridotte“. Commento frettoloso, ripreso con enfasi in molte successive dichiarazioni dei “portatori di interessi” (qui un esempio), ma decisamente approssimativo e inesatto. Leggendo con attenzione la sentenza 9155, che ha deciso sul ricorso presentato dall’ANEV, l’associazione degli operatori del settore eolico, si apprende innanzitutto che il TAR, respingendo la tesi contraria, fortemente sostenuta dalla aziende, ha ritenuto legittima la scelta del governo di attribuire alle Regioni il potere di pianificare sul tema. È stata bocciata la scelta del ministero di ampliare fino a 7 chilometri l’area di rispetto in presenza di beni culturali o aree di interesse paesaggistico, nonostante la legge 199 del 2021 stabilisse fasce di rispetto di 500 metri e di 3 chilometri, ma soprattutto sono state annullate alcune parti del decreto perché il testo non forniva indicazioni analitiche su come le regioni possono identificare le aree sulle quali si possono istallare impianti con iter approvativi accelerati (“aree idonee”). Si legge che “non sono stati previsti criteri di valutazione tarati sulla tipologia di fonte rinnovabile e/o sulla taglia dell’impianto, non sono stati previsti criteri per valutare le situazioni di concentrazione di impianti FER nella medesima area ovvero di interazione con altri progetti o programmi, né sono stati previsti criteri per apprezzare adeguatamente specifiche aree, quali i siti Rete Natura 2000, le aree naturali protette, quelle caratterizzate da dissesto e/o rischio idrogeologico, ecc..  Il TAR ha assegnato 60 giorni di tempo al ministero dell’Ambiente per formulare questi nuovi e più specifici criteri, a cui le leggi regionali dovranno poi attenersi. Chi ha già la legge, dovrà farne un’altra, chi non aveva ancora provveduto dovrà farlo con i nuovi criteri.

“Aree non idonee”: al contrario di quanto ha affermato il ministro, la sentenza ribadisce che continuano a far parte delle categorie da utilizzare nelle classificazioni, come indica la legge statale in base alla quale è stato scritto il decreto ministeriale, e specifica che la loro caratteristica – ben nota a chi segue queste tematiche, perché già enunciata nelle Linee Guida del 2010 – è quella di “essere aree incompatibili con il soddisfacimento degli obiettivi di protezione che l’ordinamento intende perseguire … senza che ciò si sia mai tradotto in una preclusione assoluta alla realizzazione ed esercizio degli impianti FER, valendo solo a indicare la sussistenza di una elevata probabilità di esito negativo delle valutazioni, in sede di autorizzazione”  La sentenza aggiunge che “l’individuazione delle aree non idonee … costituisce il portato di una attività [finalizzata] al soddisfacimento delle esigenze di salvaguardia del patrimonio culturale e del paesaggio e al principio della minimizzazione degli impatti sull’ambiente e il territorio” poiché “non può accordarsi un favor indiscriminato agli obiettivi di produzione energetica, facendo divenire recessivi quelli legati alle esigenze di tutela del paesaggio e dell’ambiente“. Secondo i giudici, il principio di massima diffusione degli impianti FER “non può fungere da leva indiscriminata per la realizzazione senza vincoli di tali impianti nel territorio nazionale, dovendo essere giocoforza coniugato con altri valori ordinamentali di pari rango, quali quelli della tutela dell’ambiente e del paesaggio. Importante per noi, sempre in tema di individuazione delle aree non idonee, l’affermazione secondo cui, al contrario di quanto sosteneva l’ANEV, risulta “logica e ragionevole … la scelta amministrativa operata dall’articolo 7 del d.m. del 21 giugno 2024 in relazione alle aree inerenti ai beni paesaggistici di cui alle lettere c) e d), del comma 1, dell’articolo 136 del d.lgs. n. 42/2004”  [quali la alte valli Borbera, Curone e Staffora, che rientrano tra le aree vincolate “Galasso”] scelta che consiste nella possibilità da parte delle regioni di considerare “non idonee” queste aree.

eolico Giarolo, dopo la terza consultazione

Ieri, martedì 6 maggio, è stato diffuso un comunicato stampa per annunciare che la giunta della Regione Piemonte ha approvato una delibera per esprimere parere negativo nell’ambito della terza consultazione sul progetto eolico “Giarolo” avviata dal ministero lo scorso 2 aprile (a fronte di nuove integrazioni documentali presentate dalla società proponente). Un “no” che si aggiungerà a molti altri pareri negativi, netti e argomentati, già formalizzati e depositati: ad oggi sul sito del ministero sono consultabili quelli di provincia di Alessandria (prot. 80523), provincia di Pavia (prot. 80637), Comunità Montana Oltrepò Pavese (prot.79820), comuni di Cabella Ligure (prot.82239), Fabbrica Curone (prot.82287), Montacuto (prot.78461). Importantissima, in aggiunta, la valutazione di incidenza negativa confermata dall’Ente Aree Protette Appennino Piemontese (prot.72081). Sappiamo di diversi altri pareri, tutti negativi, espressi dalle istituzioni locali. Insieme alle numerose osservazioni delle associazioni e dei cittadini, potremo leggerli con qualche ritardo – per un problema più generale, come si sostiene in una recente relazione, ossia il “sottodimensionamento della segreteria” della commissione ministeriale, organo il cui parere sarà decisivo per la sorte del progetto . La segreteria, leggiamo, è in difficoltà per “far fronte agli oltre 1.000 documenti da protocollare ogni mese”. Resta inspiegabile ma comunque inaccettabile la perdurante assenza di misure veramente efficaci per scremare e porre un limite alla pioggia di progetti (simili a quello di cui parliamo, nell’impostazione e nelle vistose carenze) che da anni intasa gli uffici pubblici. Un fenomeno ben noto, frutto di dinamiche perverse, descritte recentemente in modo esemplare da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera. I tempi delle procedure amministrative si allungano a dismisura e in questo modo si tengono sotto costante minaccia i territori interessati dagli impianti, costringendo i cittadini e gli enti locali a dedicarvi tante preziose energie che potrebbero essere meglio utilizzate per lavorare ad iniziative di valorizzazione del territorio e di difesa dei servizi essenziali.

La Regione Piemonte aveva anticipato il suo nuovo “no” al progetto “monte Giarolo” rispondendo  alla nostra lettera apertarisposta pubblicata sul periodico “Sette Giorni a Tortona” lo scorso 23 aprile.  Su un punto ci preme rimarcare il nostro dissenso, anche a futura memoria: l’ente regionale scrive che “il Piano Paesaggistico Regionale non consente interventi di trasformazione del suolo nella fascia di 50 metri dai crinali montani”, mentre la norma, che, ricordiamolo, riguarda il paesaggio, non specifica affatto che il divieto di “ogni intervento di trasformazione”, operi solo per il “suolo”.  Anche adottando l’interpretazione sposata dalla Regione, comunque, il progetto “monte Giarolo” resta non conforme al Piano Paesaggistico Regionale: la dimostrazione è contenuta nel testo dell’osservazione da noi spedita al Ministero – alla quale sullo stesso tema si aggiungono le importanti considerazioni contenute nell’osservazione dell’ing. Arrighetti (prot. 81341). La Regione ci risponde poi che il Disegno di Legge Aree Idonee “fornirà un quadro normativo più chiaro e stringente sulla localizzazione degli impianti a fonte rinnovabile, con particolare riferimento agli impianti eolici di grande dimensione”. Diverse regioni italiane (tra le quali, vicino a noi, la Lombardia) hanno già avviato l’iter per l’adozione di questo strumento normativo, rendendo consultabili le bozze dei rispettivi disegni di legge: non così il Piemonte. Chiediamo allora che il testo sia reso noto al più presto, perchè sul tema possano esprimersi gli enti locali, le associazioni e i cittadini, tutti quei soggetti insomma che in questi mesi si sono spesi con impegno e competenza per contrastare sia il progetto di cui ci occupiamo sia altri progetti che seguono la stessa logica. Abbiamo poi preso atto di quanto hanno dichiarato gli assessori regionali Matteo Marnati – Ambiente e Energia – e Enrico Bussalino  – Enti Locali – a proposito della necessità di collocare gli impianti per produrre energia rinnovabile in aree antropizzate o già compromesse, perciò auspichiamo che si proceda fattivamente in questa direzione, sia per l’eolico sia per il fotovoltaico.

eolico: lettera aperta

pubblicata venerdì 11 aprile 2025 come inserzione sull’intera pagina 5 del settimanale “Sette Giorni a Tortona”

Indirizzata al presidente Cirio e inviata pure a tutti gli assessori e a tutti i consiglieri regionali, perchè le nostre richieste riguardano anche loro. Di seguito il testo.

Gentile Presidente Cirio, la invitiamo a fare quattro passi per le nostre valli. Le valli intorno al Monte Giarolo sono magnifiche, e meritano certamente un’escursione. Ma i quattro passi che le chiediamo sono amministrativi, e servono a proteggerle.

La transizione energetica è indispensabile, ma nel rispetto dei territori e nella salvaguardia della loro qualità ecologica. Perciò il “no” al progetto di impianto eolico industriale “Monte Giarolo” è stato e resta unanime: in un territorio fragile, esso cambierebbe i connotati delle valli, stravolgendo viabilità e infrastrutture, mettendo a rischio la stabilità dei versanti, compromettendo la biodiversità, affondando un’economia il cui capitale è rappresentato dalla natura e dai paesaggi, alla fine creando delle ferite che sarà impossibile medicare. Un progetto evidentemente insostenibile, e irresponsabile. I pareri contrari di tre Regioni, di due Province, di tutti i Comuni, di tanti abitanti delle valli Curone, Borbera e Staffora non hanno finora fermato l’esame del progetto: fino al 3 maggio, amministrazioni e cittadini potranno ancora inviare al Ministero dell’Ambiente pareri e osservazioni, riferiti questa volta alla documentazione prodotta in replica alle richieste del Ministero della Cultura. E anche in questo frangente, si ha la riprova di quanto il progetto sia superficiale, lacunoso, elusivo sulle questioni più spinose.  Ora tocca a lei, alla Giunta che presiede e a tutti i Consiglieri Regionali.

Quattro atti della sua Amministrazione contribuirebbero a fare chiarezza sulla sua posizione, e su alcune questioni collegate al progetto.

  • Primo passo. La Regione dovrebbe ribadire la propria contrarietà, confermando il giudizio negativo già espresso.
  • Secondo passo. Nella zona di cui discutiamo, il Piano Paesaggistico non consente la realizzazione di impianti eolici entro 50 metri dalla linea di crinale. Un vincolo stabilito a tutela del paesaggio (ancora di recente il Consiglio di Stato ha ribadito l’importanza della normativa sul tema). La regione confermi che il vincolo riguarda tutte le componenti degli aerogeneratori, compreso l’ingombro delle pale, e non solo i basamenti su cui poggiano.
  • Terzo passo. Il Piano Energetico della Regione ha definito criteri per individuare per gli impianti eolici delle “aree di attenzione”, le cui caratteristiche impongono particolari cure nel valutare ogni progetto. Non vi è dubbio che i crinali montani coinvolti nel progetto siano da considerarsi “aree di attenzione”. Chiediamo che la amministrazione regionale lo confermi. 
  • Quarto passo. La Regione è chiamata a individuare per legge le aree “non idonee” per l’installazione di determinate categorie di impianti: contiamo sul fatto che sia rispettata la necessità di mantenere integre aree con caratteristiche quali quelle che distinguono il nostro territorio appenninico, classificandole tra quelle “non idonee” per gli impianti eolici.

Ecco, signor Presidente. Quattro semplici passi, e sarebbe già più chiara la differenza tra rinnovabile e sostenibile. Contiamo su di lei, sui suoi Assessori e su tutto il Consiglio Regionale.

Il Comitato per il territorio delle Quattro Province e un gruppo di cittadini innamorati delle loro valli

terza consultazione pubblica per il progetto Giarolo

prima e dopo, dal Giarolo al Panà – fotosimulazione contenuta in una delle tavole prodotte il 7 febbraio

Nell’ambito di una procedura avviata nell’ormai lontano mese di gennaio 2023, oggi, 3 aprile 2025, anche la Regione Lombardia (dopo il Piemonte, l’Emilia, le province di Alessandria e Pavia e tutti i comuni coinvolti) ci informa di aver deciso di esprimere parere negativo sul progetto di impianto eolico “monte Giarolo”. Sempre oggi, sul sito del ministero sono stati resi consultabili 50 elaborati che la società 15 Più Energia Srl ha prodotto il 7 febbraio per rispondere alla lunga e importante serie di approfondimenti richiesti dal ministero della cultura, ed è apparso un nuovo avviso pubblico (il terzo, dopo quelli del  23/05/2024 e del 16/12/2024): fino al 3 maggio (“in relazione alle sole modifiche o integrazioni apportate agli elaborati progettuali e alla documentazione”, dice la legge) sarà nuovamente possibile esprimere pareri e osservazioni da parte di enti pubblici, associazioni e cittadini.

Un primo esame dei documenti ci induce a confermare quanto scrivevamo il 10 febbraio scorso dopo aver letto le controdeduzioni della società proponente: ancora una trattazione superficiale, elusiva, lacunosa poiché si limita a non affrontare alcune delle obiezioni sulle questioni più spinose. Di seguito un esempio clamoroso. Nella rielaborazione della “Relazione archeologica”datata febbraio 2025: “Non è stato possibile, invece, eseguire la campagna di survey archeologica puntuale sulle aree di intervento … a causa delle condizioni metereologiche avverse (pioggia e neve) riscontrate nel mese di gennaio.” Lo stesso lavoro, nella versione datata aprile 2024, recava questa affermazione: “in questa fase non è stato possibile eseguire la campagna di survey archeologica puntuale sulle aree di intervento a causa delle condizioni metereologiche avverse (presenza di neve e pioggia nei mesi marzo e inizio aprile) riscontrate tra la data di incarico e la data di consegna della documentazione. Tali condizioni, infatti, non solo inficiavano del tutto la lettura dei suoli, ma compromettevano anche la sicurezza dell’attività di ricognizione archeologica che verrà quindi demandata ad una fase integrativa.”. Almeno otto mesi, tra primavera, estate e autunno, duranti il quale il clima notoriamente “ostile” dei nostri crinali ha impedito di compiere una attività che, per stessa ammissione del proponente, è fondamentale ? Non ci resta che piangere (cit.).