
Battezzato “Ferriere”, dal nome del comune dell’alta val Nure, l’ennesimo progetto per realizzare un impianto eolico industriale sull’appennino delle Quattro Province, questa volta sui crinali tra il monte Crociglia e il monte Carevolo, al confine tra Emilia e Liguria.
Sette aerogeneratori da 6,2 MW ciascuno, per un totale di 31,5 MW, una potenza nominale che impone dapprima di svolgere una “Valutazione di Impatto Ambientale” presso il ministero dell’ambiente (in caso di giudizio positivo, spetterà poi alla regione Emilia Romagna decidere se concedere o meno l’Autorizzazione Unica a realizzarlo). La “Ferriere Wind Srl” (una società-veicolo creata dalla danese “European Energy Systems”) ha depositato il progetto al ministero il 31 luglio dello scorso anno, ma solo in questi giorni, ultimate le verifiche preliminari, la pratica è stata dichiarata “procedibile” e sul sito del ministero è stata resa consultabile la documentazione. All’albo pretorio dei comuni di Ferriere e di Santo Stefano d’Aveto (comune che dovrebbe ospitare la sottostazione elettrica per riversare l’energia sulla rete di alta tensione) è stato affisso l’avviso al pubblico con una sommaria descrizione del progetto e l’avvertenza che entro il prossimo 21 febbraio “chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto e del relativo studio ambientale, presentare in forma scritta proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi”. Maggiori dettagli sull’iter della procedura si possono conoscere nella lettera di accompagnamento indirizzata dal ministero ai comuni e agli enti più direttamente interessati.
Il nostro comitato depositerà un testo di osservazioni, ma già ora, dopo una prima lettura dello Studio di Impatto Ambientale, possiamo esprimere qualche considerazione. È l’ennesimo progetto fuori scala e fuori contesto, elaborato senza che i cittadini siano ne stati in alcun modo resi partecipi, fatto solamente trapelare al sindaco del comune maggiormente coinvolto senza davvero spiegarlo, ponendosi nei confronti della collettività locale con modi a dir poco assertivi (davvero eloquente la lunga intervista al rappresentante della società proponente pubblicata sul quotidiano piacentino “Libertà” lo scorso 2 ottobre), e che comunque non approfondisce in modo adeguato i diversi aspetti che la legge impone di trattare, circostanza che, da sola, basta a renderlo non accoglibile. Alcuni esempi.
In tema di compatibilità dell’intervento proposto rispetto alle previsioni dei piani e i vincoli ambientali e territoriali, il proponente, dopo aver ammesso che “la maggior parte dell’area compresa nel buffer di 5 km dagli aerogeneratori di progetto e appartenente al territorio della Regione Emilia-Romagna ricade nel Sistema dei Crinali, disciplinato dall’art. 9 delle NTA del PTPR della Emilia-Romagna secondo il quale nelle aree appartenenti al Sistema dei crinali non è permessa l’installazione degli impianti eolici” e dopo aver citato diversi altri vincoli esistenti, si limita a scrivere: “in conclusione, le opere in progetto presentano alcune incompatibilità con le prescrizioni del PTPR e necessitano di deroghe per le dimensioni delle strade e per la localizzazione degli impianti eolici. Tuttavia, le opere connesse sono giustificate come interventi di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, ai sensi della normativa vigente”, ma non specifica quali siano le motivazioni che, nel provvedimento di VIA, dovrebbero giustificare il sacrificio di valori costituzionali come la tutela del paesaggio e dell’ambiente (aspetto che in questi casi è sempre necessario affrontare, lo hanno ribadito ancora di recente sia la Corte Costituzionale, sia il Consiglio di Stato).
Il proponente scrive ancora: “considerando che all’interno del buffer di 5 km dagli aerogeneratori di progetto sono presenti diversi siti naturali protetti (di cui il più vicino è il sito ZSC “IT4010003 – Monte Nero, Monte Maggiorasca, La Ciappa Liscia”, a circa 1300 metri da uno degli aerogeneratori di progetto), con riferimento all’art. 10 comma 3 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., la procedura di VIA comprenderà la procedura di Valutazione d’Incidenza di cui all’articolo 5 del DPR n. 357 del 1997 e s.m.i.”. Si noti che tanto la sopra citata ZSC “IT4010003”, quanto il sito IT4010013 “Monte Dego, Monte Veri, Monte delle Tane” e il sito IT4020008 “Monte Ragola, Lago Moò, Lago Bino” sono anche classificate come ZPS (Zone di Protezione Speciale) ai sensi della “Direttiva Uccelli” dell’Unione Europea. Il proponente afferma che “le opere di progetto ricadono all’esterno di Siti della Rete Natura 2000 e non interferiscono con habitat e specie censiti all’interno degli stessi” ma non ha ritenuto necessario depositare fin da ora alcuno studio sull’avifauna (il che è inaccettabile), anche se, nella “Relazione per valutazione di incidenza” si legge che “a partire da gennaio 2026 e per tutta la durata dell’anno stesso sarà effettuato un monitoraggio ante operam”. Nelle conclusioni “Ferriere Wind” minimizza la questione, scrivendo: “L’intervento in oggetto si inserisce in un’area esterna e distante circa 45 km da aree IBA e oltre 1,3 km da aree appartenenti alla Rete Natura 2000. Sono previste alcune misure di sicurezza per la visibilità degli aerogeneratori, quali illuminazione notturne e campiture rosse sulle pale. Inoltre, si sottolinea che la mortalità di avifauna per impatto con turbine eoliche è molto bassa, pari in media a 0,28 morti per ogni GWh prodotto. A titolo di confronto, si stima che le morti di uccelli causate da impianti a combustibile fossile sono pari a 5,2 morti per ogni GWh prodotto”. Oltre alla mancanza di uno studio di impatto sull’avifauna (assolutamente necessario in progetti di impiantistica eolica industriale) salta all’occhio la capziosità del confronto tra mortalità dovuta a impatto da aerogeneratori e da impianti da combustibile fossile, privo di riferimenti a fonti scientifiche nonché di un nesso logico accettabile.
Quanto ai dati anemometrici, elemento fondamentale per giustificare gli impatti ambientali a fronte di una adeguata produzione di energia generata dal vento, si legge che: “I dati di vento utilizzati per la caratterizzazione anemologica provengono da una campagna di misura effettuata tramite una stazione anemometrica denominata Riferimento 1 (RIF1) situata a circa 8,5 km a Nord dall’impianto eolico, ad un’altitudine di circa 1270 m s.l.m … Il range di dati utilizzati è pari a 12 mesi, dal 01/01/2011 al 31/12/2011”. Anche sotto questo aspetto il livello della documentazione prodotta ai fini della VIA è del tutto inaccettabile, per qualità e per metodo.


















