Ente Aree Protette: un ruolo indispensabile

Il Comitato per il territorio delle Quattro Province rinnova la propria disponibilità a collaborare con le Aree Protette dell’Appennino Piemontese per il superamento delle criticità interne all’ente, per il perseguimento dei comuni obiettivi di tutela ambientale e per l’ampliamento dei confini del Parco Naturale della val Borbera.

ll nostro Comitato ha sempre considerato di fondamentale importanza per le alte valli piemontesi delle Quattro Province l’esistenza e l’operato dell’ente gestore delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese. A suo tempo abbiamo giudicato positivamente il fatto che a tale ente fosse stata affidata  la gestione della ZPS Ebro Chiappo, abbiamo poi espresso soddisfazione e speranza al momento dell’istituzione del Parco naturale regionale dell’Alta val Borbera. In concreto, negli anni abbiamo collaborato in varie forme con l’ente, partecipando agli incontri PANTA per il Piano Forestale Aziendale (PFA), al monitoraggio all’interno della ZPS Dorsale Ebro Chiappo e al progetto Wolf Alps Piemonte e nell’organizzazione di diverse edizioni degli incontri Natura d’Appennino

Ci preoccupa perciò la situazione di conflittualità politica interna all’ente, di cui hanno riferito alcuni recenti articoli di stampa e che è emersa anche nell’ultima seduta del consiglio, alla quale abbiamo assistito sedendo tra il pubblico. Non vogliamo addentrarci nel merito di questioni interne all’ente né pronunciarci sulle dinamiche del recente grave disastro ambientale della Lavagnina, vicenda rispetto alla quale ci auguriamo che le critiche all’operato dell’ente, di per sé del tutto legittime, non siano utilizzate in modo strumentale per finalità di sterile polemica, indulgendo a personalismi e localismi infruttuosi. Sull’accaduto si è aperta la fase delle procedure di riparazione previste dall’art.50 della legge regionale sulle Aree Protette, con la Provincia di Alessandria quale Autorità competente ai sensi del D.lgs 152/2006, una fase nel cui contesto l’Ente di gestione svolge un ruolo tecnico fondamentale e sulla quale occorre siano poste in essere istanze positive e propositive, al fine di supportare e garantire un adeguato ripristino ambientale come prevedono le norme vigenti. 

È di vitale importanza, riteniamo, un lavoro di critica costruttiva che contribuisca a rendere più efficace l’attività di un ente così profondamente radicato nell’ampio territorio all’interno del quale è chiamato ad operare: le aree protette, ne siamo fermamente convinti, rappresentano ad oggi l’unico strumento di effettiva tutela ambientale dei nostri territori, nonché un importante volano per un’economia locale libera da forme di speculazione estrattivista e fondata sulla valorizzazione della biodiversità e delle forme di fruizione del territorio legate all’escursionismo e alla tradizionale economia agro-pastorale.

L’esperienza di collaborazione con l’ente ci fa pensare che esistano le basi per il superamento di tante criticità che (al di là di questioni personali che potrebbero forse essere risolte con un maggior dialogo interno all’ente) derivano in gran parte da una situazione emersa con chiarezza nel corso dell’ultimo consiglio e che rasenta l’assurdo: un personale drammaticamente sotto-organico per un territorio che negli anni è andato costantemente estendendo la sua superficie (si consideri che per la vigilanza  l’ente dispone di soli 6 guardia parco per una superficie di oltre 24.000 ettari, mentre per il personale tecnico il numero scende addirittura a 4).

Siamo nati nel gennaio 2011 con il proposito di “difendere e migliorare la qualità della vita e dell’ambiente nel territorio delle Quattro Province” (art. 2 del nostro statuto). Consideriamo l’Ente Aree Protette dell’Appennino Piemontese, per le competenze di cui dispone, un interlocutore necessario per realizzare il nostro scopo e continueremo ad essere disponibili alla massima collaborazione, condividendo le competenze e la conoscenza sviluppate in tanti anni di nostra presenza attiva sul territorio.

Soprattutto, convinti del ruolo fondamentale dei sistemi di aree protette, INSISTIAMO NEL CONSIDERARE INDISPENSABILE E NELL’AUSPICARE L’AMPLIAMENTO DEI CONFINI DEL PARCO DELL’ALTA VAL BORBERA (al quale non potrà non accompagnarsi un incremento significativo del personale ed un suo efficace e razionale impiego). Una necessità oggi più che mai cogente, l’ampliamento, per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla strategia europea per la Biodiversità 2030, nonché per far fronte alle perduranti minacce di estrattivismo energetico (eolico, fotovoltaico e forestale) che incombono sul nostro territorio, esemplificate dal progetto dell’enorme impianto eolico “monte Giarolo” a contrasto del quale il comitato è impegnato da mesi, insieme a numerose altre realtà associative del territorio. 

precisazioni su una notizia

Sintesi giornalistica “di impatto”, nel titolo de Il Secolo XIX di ieri, su una vicenda che merita però un approfondimento a partire dai documenti, consultando il sito del consiglio regionale. L’interrogazione 106 è stata discussa pochi giorni fa, il 29 ottobre. Il verbale della seduta non c’è ancora, ma gli uffici del consiglio mettono già a disposizione per ogni intervento una ripresa filmata. Qui il link al video (durata 4 minuti circa) dell’intervento dell’interrogante, e qui la breve replica dell’assessore Vignale (il quale si è limitato a leggere un testo – del quale proponiamo la nostra trascrizione – testo che pensiamo sia stato predisposto dagli uffici dell’assessore competente, quello all’ambiente, che era assente dall’aula e che aveva delegato al collega il compito di replicare).

L’interrogante, dopo aver ricordato nella premessa le caratteristiche del progetto monte Giarolo, segnala che le regioni dovranno individuare entro il 2 Gennaio 2025 con una legge sia le aree idonee, sia le aree non idonee per l’installazione di impianti quali l’eolico e il fotovoltaico (e auspica per inciso che l’orientamento delle scelte per il necessario sviluppo delle energie rinnovabili avvenga su aree già urbanizzate che non prevedano la rimozione o riduzione di servizi ecosistemici) e conclude chiedendo di “conoscere quali siano le aree idonee e non idonee coinvolte nel progetto di realizzazione dell’impianto eolico industriale “Monte Giarolo” nell’area interna “Terre del Giarolo”.

Replicando, la giunta espone dapprima la sua valutazione circa la situazione attuale. Ricorda quindi in premessa che, ad oggi, è il PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale) che contiene l’elenco dei criteri per definire le “aree inidonee” all’eolico. Afferma poi che l’area del progetto “non pare interessata dalla presenza di aree inidonee ai sensi del PEAR” . Sia nelle nostre osservazioni al progetto, sia in quelle del comune di Fabbrica Curone, si ricorda però che lo stesso PEAR, richiamando l’articolo 13 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico regionale, definisce inidonee le aree site nell’intorno di 50 metri dalla linea di crinale quando si tratti di un’area oggetto di tutela ex art. 136 del Testo Unico Ambiente. E, nel nostro caso, esiste sui crinali un vincolo ex art. 136 apposto a seguito del “decreto Galasso” del 01/08/1985. Solo i basamenti delle pale si troverebbero oltre l’area vincolata, mentre la parte aerea si proietterebbe al suo interno. La regione, sempre citando il PEAR, prosegue scrivendo che “l’area di progetto risulta essere ricompresa all’interno dell’Ambito 1 delle aree di sviluppo della fonte eolica” in cui “è possibile immaginare che possa approfondirsi, pur al netto delle aree inidonee, una progettualità per lo sfruttamento a fini energetici della risorsa vento” e aggiunge che le nostre aree “sono caratterizzate dall’assenza dei principali vincoli che ostacolano la realizzazione di un progetto eolico, quali la sovrapposizione con Zone di Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000 e con vincoli di cui all’articolo 13 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico regionale sui crinali montani”. Queste ultime due osservazioni meritavano quanto meno di essere meglio articolate: oltre ad un approfondimento della questione relativa all’articolo 13 del PEAR, di cui abbiamo detto sopra, era a nostro avviso opportuno fare menzione della ZPS “dorsale Ebro Chiappo”. Pur escludendosi la collocazione di aerogeneratori al suo interno, la ZPS sarebbe fortemente impattata dal progetto nei suoi obiettivi di conservazione, e vedrebbe addirittura svilupparsi entro il proprio perimetro una parte della viabilità di cantiere e di servizio. Il tutto è ben evidenziato nel documento prodotto in sede di “valutazione di incidenza” dall’Ente gestore della ZPS.

La conclusione della regione: “Infine, si precisa che non può esservi interessamento di aree idonee per gli impianti a fonte rinnovabile, dal momento che queste saranno individuate con legge regionale in attuazione del Decreto Ministeriale 21 giugno 2024 (ddl in corso di predisposizione). “. Da tempo ci stiamo appellando alla regione proprio per avere lumi su percorso che si sta seguendo per elaborare il testo di questo disegno di legge (abbreviato in “ddl”) destinato a definire le superfici ed aree idonee, le superfici ed aree non idonee e le superfici e aree ordinarie.

aree idonee per le rinnovabili in Piemonte: insistiamo con il nostro appello

È ormai scaduto il termine del 1 ottobre (così prorogato dal ministero dell’ambiente), data entro la quale era ancora possibile produrre osservazioni al progetto di impianto eolico industriale monte Giarolo. Continua l’attesa per conoscere i successivi sviluppi di questo procedimento di valutazione ambientale, e resta forte il timore di un esito che sconfessi le tante osservazioni e i tanti pareri negativi espressi dalle istituzioni locali, da varie realtà associative e da singoli cittadini, in primis per gli impatti dell’opera sul fragile e prezioso ambiente dei crinali appenninici, tali da vanificare ogni progetto di sviluppo sostenibile del territorio.

Il caso del “monte Giarolo” è un chiaro esempio della proliferazione incontrollata di progetti di impianti da Fonte di Energia Rinnovabile (FER), un vero e proprio “assalto alla diligenza”. Un tema che in questo momento è cruciale. Infatti, le regioni, per rispettare il DM 21 giugno 2024, dovranno individuare entro il 2 Gennaio 2025 con una legge sia le aree IDONEE, sia le aree NON IDONEE per l’installazione degli impianti FER tra i quali rientrano l’eolico e il fotovoltaico. Perciò a fine settembre, con una lettera aperta sottoscritta da 17 tra associazioni e pro loco del territorio, ci siamo rivolti ai competenti assessori ed a tutti i consiglieri della Regione Piemonte, chiedendo loro un incontro pubblico in zona nel più breve tempo possibile per informare direttamente i cittadini “sui criteri ispiratori, il metodo e la tempistica previsti per l’elaborazione, la discussione e l’approvazione della legge regionale“.

Quanto alla vicenda che più direttamente ci occupa, autorevoli esponenti istituzionali – a vari livelli, anche regionali, e con motivazioni collimanti in gran parte con le nostre – più volte, sui media e in occasione di incontri pubblici, hanno espresso la loro netta contrarietà all’impianto eolico proposto per il monte Giarolo. Ci aspettiamo quindi che siano coerenti e consequenziali, decretando sia per l’area coinvolta dal progetto sia per tutte quelle che presentano simili caratteristiche di valore ambientale e storico-culturale, la non idoneità all’installazione di opere industriali di qualsiasi dimensione, orientando le scelte per il necessario sviluppo delle energie rinnovabili (che auspichiamo possano essere della massima efficacia) sulle aree già artificializzate ovvero sulle enormi superfici di capannoni, parcheggi, cave dismesse, autostrade ecc., anche avviando una politica coraggiosa di ricerca e sperimentazione delle più innovative soluzioni tecnologiche oggi già disponibili.

La nostra lettera aperta non ha ancora ricevuto risposta. Dall’ufficio stampa dell’ente regionale apprendiamo che, sul tema della legge “aree idonee”, lo scorso giovedì 26 ottobre l’assessore all’ambiente ha riferito alla terza commissione, informando i consiglieri che il 28 ottobre avrà luogo un incontro “con tutte le associazioni di categoria e di comuni, occasione in cui la Giunta prenderà atto della loro proposte in merito alla futura legge regionale”. Ignoriamo quali siano i portatori di interessi che hanno ricevuto l’invito a parteciparvi. Per noi rimane valida la richiesta di incontro pubblico, aperto a tutta la cittadinanza, da svolgere sul territorio delle valli Curone e Borbera, incentrato prioritariamente sul tema dell’impianto eolico del Giarolo.

per la legge regionale sulle “aree idonee” servono da subito trasparenza e ascolto : le associazioni invitano nel nostro territorio gli assessori e i consiglieri piemontesi

Il tempo stringe per l’elaborazione, la discussione e l’approvazione della legge sulle “aree idonee” e le “aree non idonee” ad ospitare gli impianti per produrre energia da fonte rinnovabile. A questo link, il testo integrale di una lettera-invito sottoscritta dal nostro Comitato e da sedici altre realtà associative che già lo scorso luglio avevano inviato al ministero le proprie osservazioni sul progetto “monte Giarolo”. La lettera è stata spedita oggi alle caselle di posta elettronica “istituzionali” di Matteo Marnati (assessore regionale del Piemonte con deleghe all’ambiente e all’energia) e di Enrico Bussalino, (assessore con delega agli enti locali) ed anche a quelle dei cinquanta componenti del consiglio regionale (oltre che, per conoscenza, alle amministrazioni locali più coinvolte dal progetto). Abbiamo l’esempio di quanto già si sta facendo in altre regioni, tanto a statuto ordinario, come la Toscana, quanto a statuto speciale, come la Sardegna: perciò chiediamo che anche nella regione Piemonte sia la giunta (che dovrebbe predisporre il testo base) sia tutti i consiglieri (per il loro fondamentale ruolo nel successivo iter legislativo) garantiscano concretamente, con i propri comportamenti, la necessaria trasparenza verso gli amministratori locali e i cittadini illustrando loro i criteri a cui intendono ispirararsi nell’elaborare il testo, nonché la tempistica prevista per l’esame, la presentazione e la votazione della legge. Nel nostro comprensorio montano, interessato dal progetto di un colossale impianto industriale per produrre energia elettrica da fonte eolica, impropriamente definito “parco”, il tema è particolarmente importante e avvertito dall’intera popolazione. Perciò chiediamo che in tempi brevi si possa organizzare qui da noi un incontro con i destinatari della nostra lettera, perchè informino le realtà locali e ne ascoltino le istanze.

foto sotto il titolo: “un paese saggio rispetta i suoi paesaggi“. Sud della Francia, autunno 2012, manifestazione per criticare un progetto di impianto eolico industriale – realizzata dalla studiosa Stéphanie Dechézelles a corredo della sua ricerca “Être du coin, défendre ses lieux”

Piemonte e aree idonee per l’eolico industriale: la nostra analisi

immagine dei crinale tra Giarolo, Chiappo e Boglelio tratta dalla pagina Facebook di Cristiano Zanardi

Lo avevamo già segnalato: ciascuna delle venti regioni del nostro paese entro i primi giorni del 2025 dovrà individuare con una legge le “aree idonee” e le “aree non idonee” per la collocazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile. Abbiamo analizzato il decreto ministeriale da cui deriva questo obbligo, soffermandoci sul tema della realizzazione di impianti industriali per produrre energia da fonte eolica. In questa scheda le nostre riflessioni, riferite al Piemonte, con l’indicazione di una serie di fattori in forza dei quali il comprensorio montano delle alte valli Borbera e Curone dovrebbe essere compreso tra le “aree non idonee” all’installazione di impianti eolici industriali. Dichiarazione che, secondo noi, dovrebbe riguardare non solo l’area che, in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio, è oggetto di “tutela provvedimentale”, ma anche congrue “aree di rispetto” al suo esterno ed altre “aree di rispetto” all’esterno del perimetro dei diversi beni presenti nel comprensorio che, sempre in base al Codice, sono oggetto di una “tutela puntuale”.

Quanto alle “aree idonee”, abbiamo riportato una serie di dati che dovrebbero imporre alla Regione di riconsiderare l’obiettivo modesto ma comunque irrealistico inserito nel Piano Energetico Ambientale Regionale (1% al fabbisogno elettrico del Piemonte attraverso tecnologie che utilizzino la fonte eolica), perchè si sono rivelati poco realistici i criteri utilizzati per identificare alcune “aree di sviluppo” di questa tecnologia su scala industriale.
Seguendo l’esempio di altre regioni a statuto ordinario, come la Toscana, anche la regione Piemonte dovrebbe essere trasparente verso gli amministratori locali e i cittadini illustrando loro i criteri ispiratori, il metodo e la tempistica previsti per la presentazione della legge sulle “aree idonee”.

a Gremiasco, per discutere di futuro in una prospettiva “diversa, ma diversa davvero”

Segnaliamo una iniziativa nata dal basso in val Curone che, secondo noi, è importante per questo e per diversi altri motivi. I 50 minuti di proiezione del documentario “Vivere senza petrolio – l’esperienza di Cuba” (recensito in un articolo di Qualenergia) saranno lo spunto per riflettere, discutere e avviare un percorso tutto da costruire in funzione delle idee e delle proposte che emergeranno durante la serata. Nelle intenzioni, un primo passo per affrontare da un punto di vista diverso i temi dell’energia e della crisi climatica, decisivi per il futuro di tutti noi e che toccano particolarmente il nostro territorio. Cercheremo di dare il nostro contributo, convinti che limitarsi ad una “transizione” che non comporti una “conversione” – sotto tanti aspetti – dell’attuale modello di sviluppo non risolverà il problema.

un po’ di ironia non guasta mai, perciò, dopo aver citato qualche parola di una canzone di Ron nel titolo di questo post, un’altra citazione, da una vecchia hit di Eugenio Finardi “Forse è vero che a Cuba non c’è il paradiso / che non vorremmo essere in Cina a coltivare riso / che tutto quel cantare sul cambiar la situazione / non sia stato che un sogno, un’illusione / Ma no, non è un’utopia / non è uno scherzo della fantasia / No, non è una bugia / é solo un gioco dell’economia …”

tempi supplementari per l’eolico sul Giarolo: nuova consultazione pubblica per altri 60 giorni

Sul sito del ministero, senza alcuna spiegazione, e’ improvvisamente comparso un nuovo “avviso al pubblico”, datato 2 agosto. Sempre sul sito, si annuncia che e’ stata stabilita al 1 ottobre la scadenza per una nuova fase dì consultazione, durante la quale e’ possibile proporre osservazioni al progetto di impianto eolico “monte Giarolo”. Alla nostra immediata richiesta dì chiarimenti, il ministero ha risposto che “la consultazione pubblica e’ stata riavviata in data 02.08.2024 e avrà una durata di 60 giorni per consentire alla regione Emilia-Romagna e a tutti gli enti territoriali ivi ricadenti e potenzialmente coinvolti di esprimere le loro osservazioni/pareri sulla documentazione gia’ disponibile. Erroneamente, tale regione nonche’ le altre amministrazioni, non erano state coinvolte nell’avvio del procedimento. Tutti gli atti acquisiti nella prima consultazione pubblica restano validi.”.

Una svista non da poco, e un considerevole allungamento dei tempi che obiettivamente fornisce ai proponenti prezioso spazio per organizzare la propria replica alla pioggia di osservazioni e alle diverse richieste di integrazione documentale formulate dagli enti.

Una valanga di osservazioni e molti pareri contrari per l’impianto eolico Giarolo.


Le Regioni ne prendano atto per dichiarare la non idoneità dei nostri crinali all’installazione di impianti eolici.

Continuiamo ad occuparci del progetto di impianto eolico Giarolo: la scadenza del 22 luglio è trascorsa da poco e, sul sito del ministero dell’ambiente, sono stati protocollati e pubblicati i pareri resi dagli enti locali.

Negativi e puntualmente argomentati quelli dei quattro comuni su cui dovrebbe sorgere l’impianto – Cabella Ligure (prot.128113), Albera Ligure (prot.132700), Fabbrica Curone (prot.135463), Santa Margherita di Staffora (prot.130748) – ed anche quelli dei tre comuni in cui gli effetti del progetto sarebbero particolarmente pesanti – San Sebastiano Curone (prot.135519), Brignano Frascata (prot.136340), Momperone (prot.136167). Ad essi si è poi aggiunto un identico parere inviato a fine settembre dal comune di Montacuto (prot.171739), a sua volta fortemente convolto. Negativo, per la parte piemontese, quello dell’Unione montana Terre Alte (prot.136335), e negativo quello della Comunità montana dell’Oltrepò Pavese (prot.128837) per la parte lombarda. Abbiamo già scritto dell’esito della “valutazione di incidenza” svolta dall’Ente gestore della ZPS Dorsale Ebro Chiappo. Il testo (prot.119791) che ha recepito anche il parere dell”Arpa, evidenzia criticità molto rilevanti per quanto riguarda la compatibilità dell’opera con il sito Rete Natura 2000, e, come abbiamo scritto nelle nostre osservazioni, se si leggono insieme le analisi e le argomentazioni su cui l’ente ha basato la richiesta di eliminare dal progetto otto aerogeneratori, e le considerazioni svolte nel parere della provincia di Pavia, fin da ora si impone la necessità di applicare identici criteri di salvaguardia per l’intero ecosistema montano all’interno del quale si collocherebbe tutto l’impianto eolico.

Sia la provincia di Alessandria (prot.134656) che la provincia di Pavia (prot.128593) hanno evidenziato le vistose carenze del progetto, richiedendo alla società proponente una lunga serie di integrazioni, e allo stesso modo dovrebbe essersi espressa la Regione Piemonte: “Carenza di documentazione progettuale e di analisi degli impatti ambientali: la Giunta, nell’ambito della valutazione di impatto ambientale (VIA) non esprime un parere positivo”, si legge un comunicato stampa diffuso dopo la riunione di giunta di venerdì 26 luglio, senza che sia ancora possibile consultare la delibera con il parere. NDR: giovedì 1 agosto, alcuni giorni dopo la data originaria di stesura del testo che state leggendo, sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte è stata pubblicata la delibera di giunta, consultabile a questo link. Sul contenuto valutino i lettori. In Regione Lombardia la pratica risulta ancora in istruttoria.

Ma sul sito ministeriale, giorno per giorno, vengono anche pubblicate le osservazioni che sono state inviate, rispettando le regole stabilite dalla normativa, da singoli cittadini e da associazioni della “società civile”. Ad oggi, 28 luglio, sul sito sono già stati protocollati e resi consultabili testi sottoscritti da 366 singole persone (crf nota 1) e da 26 associazioni (cfr nota 2) – numeri che potrebbero salire ancora (cfr nota 3). Un risultato impressionante, cui abbiamo cercato di contribuire, che è stato raggiunto grazie all’impegno generoso di tantissime persone in val Borbera, in val Curone e in valle Staffora. A fronte di un’operazione che è giusto definire come una “speculazione energetica” del tutto estranea ad una corretta politica di transizione ecologica, a prendere la parola, insieme ai semplici cittadini, sono stati molti operatori economici, l’associazionismo culturale ed escursionistico, una realtà internazionale come l’associazione Sahaja Yoga, ed altri ancora: tutti hanno espresso, in maniera preoccupata, ma decisa e puntualmente argomentata, la propria contrarietà a questa inammissibile aggressione ai crinali delle valli Curone, Borbera e Staffora, un’opera industriale che vanificherebbe i tanti sforzi (anche economici) di valorizzazione dei pregi ambientali, paesaggistici e culturali che stanno mostrando dei sicuri risultati, evidenti a chiunque percorra le nostre valli. È contro questo colpo di spugna su tanti investimenti ed energie profuse, che si è levata la voce del territorio.

In base alle indicazioni che troviamo sul sito del ministero, entro 30 giorni dal 22 luglio la società proponente potrà depositare le sue controdeduzioni alle osservazioni ed ai pareri pervenuti presso il ministero, che deciderà il da farsi. Se sarà convocata la Conferenza dei servizi, ci attendiamo che le tutte le amministrazioni coinvolte siano coerenti con i giudizi negativi sin qui espressi, che dovrebbero portare il ministero a concludere per l’opzione zero.

Ma occorre ribadirlo con tutta la forza che deriva da questa mobilitazione popolare: i crinali appenninici non possono essere considerati aree idonee per l’installazione di impianti industriali, quale ne sia il peso e la dimensione. Sono necessarie azioni concrete a livello normativo. E spetta alle regioni il compito di provvedervi, entro la fine del 2024 (decreto MASE 21 giugno 2024). Qualche dettaglio in più in otto slide a questo link.

Per quanto ci riguarda, questa formidabile mobilitazione popolare ci incoraggia a continuare ancora e meglio nel nostro impegno, a fianco e insieme ai tanti compagni di strada che abbiamo trovato o ritrovato in questo frangente.

Note

(1) n. 71 osservazioni singole a cui si sommano: l’osservazione prot.136033 sottoscritta da 121 aderenti all’associazione Sahaja Yoga – l’osservazione n. 132224 sottoscritta da 58 cittadini valborberini o gravitanti sulla valle – stessa origine per l’osservazione n. prot. 134881 sottoscritta da 18 cittadini e per l’osservazione n. 127955 sottoscritta da n. 5 cittadini – ben 61 i cittadini di Giarolo e della val Curone che hanno sottoscritto l’osservazione n. 13489324 i titolari di attività a San Sebastiano Curone che hanno sottoscritto l’osservazione n. 135208 – due sottoscrittori per ciascuna delle osservazioni n. 136016, n. 136031, n.134468, n.136014

(2) n. 123613, 101184, 134329 Comitato per il territorio delle Quattro Province, n. 131769 sottoscritta da 13 associazioni della val Borbera (Museo della Resistenza e della vita sociale in val Borbera + Associazione albergatori e ristoratori della val Borbera e della valle Spinti + Ass. Culturale Le Cocalle + Ass. Culturale il pese degli Spaventapasseri + Pro loco Roccaforte Ligure + Pro loco di Cosola + Ass.Cult. Roba da Strejie + Pro loco Cabella Ligure + Ass.Cult. Parco Mongiardino + Ass. Cult. Paradiso Val Borbera + Ass.Cult. Luogo d’incontri + Pro loco Albera Ligure + Pro loco Persi) – n. 117690 dal Consorzio di Casella, n. 136054 dalla Commissione TAM Piemonte VdA e Lig. del CAI, n. 136106 dalle sezioni CAI della provincia di Alessandria, n. 134023 da Una Valle di Artisti, n. 132812 da Associazione Fondiaria Piuzzo, n. 131567 da Gruppo Micologico Vogherese, n. 134975 da CAI sez. Voghera, n. 134882 da associazione Sahaja Yoga, n. 134886 da Pro Natura

(3) caricate sul sito ministeriale il 30/07/2024 l’osservazione n. 135252 sottoscritta da 17 operatori del Mercato settimanale dei produttori locali sul ponte vecchio di San Sebastiano Curone e l’osservazione n.135551 di Mountain Wilderness Italia

solo l’opzione zero (nessuna pala) può preservare i crinali dalla devastazione

Ha sollevato e solleva ancora molto scalpore l’esito della “valutazione di incidenza” svolta dall’ente che gestisce la zona di protezione speciale “Ebro-Chiappo”, i 364 ettari di versanti montani tutelati dalla “direttiva Uccelli” dell’Unione Europea, nel cuore del territorio sul quale si chiede di realizzare l’impianto eolico industriale “monte Giarolo”. L’ente di gestione ha svolto l’istruttoria (la relazione  è consultabile sul sito del ministero a questo link) ed ha espresso un parere positivo condizionato ad una serie di prescrizioni, tra cui l’eliminazione di 8 dei 20 aerogeneratori previsti. È possibile che il rispetto delle logiche formali del procedimento di valutazione non consentisse conclusioni più nette, su questo non ci sentiamo di esprimerci.  Tuttavia, anche se le osservazioni e le analisi svolte nella relazione sono ampiamente condivisibili e in parte collimanti con le nostre, le conclusioni ci appaiono del tutto inaccettabili. Ribadiamo con decisione e convinzione che per noi solo l’opzione zero, ovvero nessun aerogeneratore, può assicurare l’integrità dei nostri crinali per il presente e per gli anni a venire.  Infatti, anche l’installazione di un solo aerogeneratore aprirebbe la strada all’effetto proliferazione, ben noto, ed esporrebbe i nostri crinali, per gli anni a venire, a ulteriori richieste di nuove installazioni, con un processo di progressivo e inarrestabile degrado degli habitat che rappresentano l’eccellenza naturalistica del nostro territorio, un gravissimo impatto di sostanza e di immagine sulle produzioni locali identitarie (si veda il pascolo con la pregiata carne all’erba del Giarolo), un colpo mortale al turismo escursionistico che, con centinaia di passaggi ogni anno, e in una prospettiva di continua crescita, rappresenta un importante volano economico del territorio, oltre che un elemento di grande valore culturale ed educativo (si vedano le numerose iniziative svolte in collaborazione con il mondo della scuola, dal CAI e da altre realtà associative).

Come comitato per il territorio delle Quattro Province continueremo il nostro lavoro con l’obiettivo finale di tutelare l’integrità dei nostri crinali, consapevoli e convinti di essere in sintonia con il sentire del territorio e con le posizioni dei suoi rappresentanti nelle istituzioni territoriali.

A breve le nostre argomentazioni in questo senso, già più volte espresse, saranno manifestate ancora più dettagliatamente con le osservazioni naturalistiche che depositeremo presso il sito del Mase, con le quali dimostreremo in modo irrefutabile l’impatto dell’impianto eolico monte Giarolo sull’avifauna e in genere sugli habitat che compongono il delicato equilibrio ecologico dei nostri crinali.

Concludendo rinnoviamo l’invito a tutte le associazioni, gli abitanti e i frequentatori del territorio delle valli Borbera, Curone e Staffora a produrre e inviare al ministero dell’ambiente le proprie osservazioni, come già molti stanno facendo. Nella pagina che si apre cliccando qui abbiamo inserito alcune indicazioni pratiche. La scadenza è il 22 luglio ed occorre inviare un forte segnale ai decisori del governo centrale affinché comprendano che un parere positivo su questo scempio ambientale costituirebbe anche un atto di prevaricazione gravissimo del volere di un intero territorio, insomma un vero e proprio vulnus democratico. E inoltre rinnoviamo l’appello ai rappresentanti regionali, cui ora spetta il compito di stabilire l’idoneità o meno dell’area in questione all’installazione di impianti eolici, perché una volta per tutte ne decretino la non idoneità, coerentemente alle posizioni prese in periodo pre-elettorale, ponendo infine una pietra tombale su questa minaccia all’integrità dei nostri monti.

osservazioni al progetto “eolico monte Giarolo”: qualche suggerimento

grazie ad Adriano Giraudo per la messa a disposizione della foto

Entro il prossimo 22 luglio tutti i cittadini possono inviare al ministero dell’ambiente (MASE è la sigla) le proprie osservazioni per chiedere che il governo, cui spetta giudicare se l’impianto eolico industriale “monte Giarolo” è compatibile con l’ambiente, pronunci un “no” chiaro e netto.

Qui di seguito trovate la sintesi di alcuni dei molti argomenti che, secondo noi, dovrebbero indurre il ministero a esprimere questo “no”. Sarebbe importante inviare molte osservazioni, anche se brevi, sia riferite ai punti trattati in questo post, sia su moltissimi altri aspetti. Noi siamo disponibili a dare una mano a tutti per scrivere le osservazioni e per presentarle – si può farlo in diversi modi (lo spieghiamo in calce a questo messaggio). Contattateci per email scrivendo a comitato@appennino4p.it oppure tramite i social.

vincolo regionale – sui monti prescelti per il progetto una norma del Piano paesaggistico del Piemonte vieta di realizzare impianti eolici in un intorno di 50 metri dalla linea di crinale. Un vincolo che il progetto non rispetta: se si parla di un impianto, logica vuole che si considerino tutte le parti delle macchine che lo compongono. Le torri di sostegno delle macchine sarebbero tutte situate poco oltre il limite di 50 metri ma, misurando gli spazi occupati dalle tre pale (ciascuna lunga 80 metri) che azionano ogni generatore, le venti macchine sconfinano nell’area vietata. I progettisti ne sono ben consci, tanto che prevedono di imporre sui terreni sovrastati dalle pale la cosiddetta “servitù di sorvolo”.

dissesto idrogeologico – un decreto ministeriale (il DM 10 settembre 2010) fissa le linee guida statali per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. Quando la collocazione delle torri è prevista in prossimità di aree caratterizzate da dissesto e/o da rischio idrogeologico – ed è esattamente il caso del progetto monte Giarolo – le linee guida chiedono di valutare attentamente questa scelta, che deve perciò essere motivata in modo adeguato. Per l’impianto “monte Giarolo” i progettisti hanno compiuto solo alcuni tipi di verifica strumentale, scrivendo che altri (necessari e importanti) accertamenti e studi di dettaglio saranno svolti in seguito, in tempi non precisati, in quanto “sia dettati dalla necessità di ottenere tutti gli indispensabili permessi amministrativi (e non solo) sia alla complessità esecutiva delle indagini”. Giustificazioni non accettabili, poichè in questo modo non è possibile esaminare correttamente e a fondo una questione basilare per gli impatti sull’ambiente.

viabilità e stradone sui crinali – secondo le linee guida statali è consigliabile che le dimensioni delle componenti dell’impianto e dei mezzi di trasporto siano tali da consentire l’accesso al cantiere con interventi minimali sulla viabilità esistente. Nel caso del progetto monte Giarolo, poichè la scelta è caduta su aerogeneratori tra i più grandi mai installati in Italia, sono previsti ben 220 trasporti eccezionali per una distanza di 200 km attraverso 68 comuni, con il successivo trasbordo di ciascuno dei carichi tramite una grande gru per valicare un torrente negli angusti spazi del centro abitato di San Sebastiano Curone (di fronte al distretto sanitario e ad una casa di riposo, quindi con potenziali pesanti ripercussioni su servizi essenziali, nonostante improbabili ipotesi di itinerari alternativi). E, ancora, il progetto prevede la creazione sui crinali di un tracciato camionabile largo 6/7 metri e lungo 23 km, che stravolgerebbe una serie di piste forestali e di sentieri e richiederebbe di realizzare ex novo almeno 6 km di questa strada, di cui 1,8 km all’interno di un sito Natura 2000.

ventosità e stima della produzione di energia – il sacrificio dell’ambiente derivante dalla creazione di un impianto industriale come quello denominato “monte Giarolo” dovrebbe trovare contropartita in una adeguata produzione di energia generata dal vento, perciò la corretta misurazione e acquisizione dei dati anemometrici è fondamentale. Per l’impianto monte Giarolo sono stati prodotti dei calcoli la cui qualità è del tutto insufficiente, in quanto, nonostante debbano giustificare la costruzione del più grande impianto eolico mai realizzato nel nord Italia, non seguono gli standard internazionali. Questi ultimi prevedono che i dati del vento impiegati per i calcoli di producibilità siano rilevati a 2/3 dell’altezza prevista per il mozzo delle turbine (quindi a 80 metri, dato che il mozzo, nel nostro caso, si troverebbe a 120 metri). Per il progetto “monte Giarolo” si sono prodotti calcoli desunti da rilevazioni compiute con un anemometro alto solamente 15/20 metri. I proponenti affermano che, per ottenere dati migliori (e, dunque, rifare i calcoli) “sono state installate 3 stazioni fisse di altezza 40 metri nella prima metà del mese di luglio 2023“ (stazioni queste di fatto ancora “fuori standard” rispetto all’altezza delle misurazioni), e promettono anche che “sul Monte Giarolo, appena le condizioni di accessibilità in sicurezza lo consentano, l’antenna da 40 metri sarà sostituita con torre a traliccio strallata alta 80 metri”. I (futuribili) dati ricavati a 80 metri potrebbero però essere utilizzabili solo per quattro delle venti “torri” in progetto, se si seguono gli standard internazionali. Questi, per una zona con orografia ad elevata rugosità quale è quella considerata, considerano attendibili con sufficiente approssimazione solo le misurazioni effettuate con un anemometro situato in un raggio di non più di 2 km dalla collocazione di ciascuna macchina.

aspetti naturalistici – l’impatto diretto ed indiretto dell’impianto eolico sugli ecosistemi e sulla biodiversità dei crinali sarebbe altissimo. Esso riguarderebbe aree ad elevata naturalità, al centro di progetti di valorizzazione turistico-naturalistica assolutamente incompatibili con la presenza di strutture artificiali di tali dimensioni. Per quanto riguarda la fauna, si verificherebbe una frammentazione degli habitat e il conseguente isolamento delle popolazioni con elevatissimo impatto su molte specie animali anche di interesse comunitario. In particolare si avrebbero impatti diretti sull’avifauna e i chirotteri. Sia in fase di cantiere sia di esercizio dell’impianto in questione si verificherebbero fenomeni di disturbo sulle biocenosi in generale e per la distruzione di habitat. A fronte di impatti di tale rilevanza appaiono del tutto risibili le mitigazioni proposte; di fatto non è assolutamente possibile mitigare la realizzazione e la presenza di un impianto industriale di tali dimensioni all’interno di un contesto naturale ad elevata valenza di biodiversità.

È possibile inviare osservazioni, alternativamente

a) inserendole nel sistema direttamente con un computer, se si dispone dello SPID o della carta di identità elettronica (CIE) e si è in grado di utilizzare questi strumenti per accedere al sito del ministero. Si parte dalla pagina che contiene le informazioni generali sul progetto, al link https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/9514 si clicca sul simbolo della busta a fianco della frase “Scadenza presentazione osservazioni: 22/07/2024” . Questa azione consente di accedere ad un’altra pagina, intitolata “invio osservazioni”, in fondo alla quale si deve fare clic sul rettangolo verde contenente la frase “Invio osservazioni per le procedure di VAS-VIA-AIA tramite SPID-CIE”, accedendo in tal modo ad una ulteriore pagina dalla quale può effettuare l’accesso con lo SPID (o con la CIE). Poi, per compilare il modulo elettronico si seguono le istruzioni che si possono leggere in questo file. Per provare a chiarire alcuni passaggi delle istruzioni fornite dal ministero, rispetto a come “individuare” il progetto che ci interessa, abbiamo realizzato alcune diapositive, che trovate a questo link. Un approfondimento circa la possibilità di inviare osservazioni da parte di più persone fisiche rappresentate da un altro soggetto potete consultare la scheda a questo altro link.

b) compilando, con il pc o a mano, il modulo cartaceo che è possibile scaricare al link https://va.mite.gov.it/File/DocumentoPortale/117 . Occorre firmarlo, allegare la copia di un documento d’identità e spedirlo al MASE (dopo aver scansionato il tutto, se per spedirlo, come è preferibile, si utilizza una casella PEC)

c) come si legge alla pagina, intitolata “invio osservazioni” è anche possibile spedire le osservazioni scritte sul modulo cartaceo e i necessari allegati via fax al n.ro 06/57223040 o per posta ordinaria all’indirizzo “Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale valutazioni ambientali – via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma”.