L’energia eolica nella proposta di PEAR Piemonte: il parere della giunta

La proposta di Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), di cui abbiamo già trattato nel 2015

individua quattro “ambiti strategici” per lo “sfruttamento del vento a fini energetici in impianti di taglia industriale”. Tra di essi, “l’area apicale delle valli Curone e Borbera nell’Appennino alessandrino ai confini con le province di Pavia, Piacenza e Genova”. Il 2 aprile abbiamo depositato nuove osservazioni per contestare radicalmente l’impostazione della proposta di PEAR.

DOCUMENTO OSSERVAZIONI

Pochi giorni fa è stata pubblicata la delibera con cui la giunta regionale ha espresso il proprio parere, una volta esaminate le osservazioni pervenute all’ente. Allegata alla delibera una relazione istruttoria di 48 pagine. Il tutto è consultabile al link

http://www.regione.piemonte.it/governo/bollettino/abbonati/2018/34/attach/dgr_07254_1050_20072018.pdf
 
Nella parte dedicata all’eolico la relazione di fatto ci ha dato  ragione su alcuni aspetti importanti. A pagina 15, citando due punti della proposta di PEAR – la richiesta di rimuovere i “vincoli normativi” che impediscono di realizzare l’eolico industriale in aree potenzialmente interessanti e la proposta di attribuire una “corsia preferenziale” nelle procedure valutative “per superare i veti incrociati” – la relazione dichiara che l’una e l’altra richiesta “non appaiono adeguate per orientare le strategie di compatibilità degli impianti eolici con il territorio”. Anche se espressa con il linguaggio burocratico, è comunque una bocciatura senza equivoci: i vincoli hanno ragione di essere e sono anche fondati su diverse norme nazionali, e le procedure debbono consentire di valutare tutti i contrapposti interessi, senza scorciatoie.
Allo stesso tema, l’energia da fonte eolica, sono poi dedicate ben 12 pagine della relazione, da pagina 19 a pagina 31. Importante è il passo (pagine 20 e 21) in cui si legge: “i programmi attuativi del PEAR dovranno valutare la coerenza delle singole azioni in riferimento ai contenuti del Ppr [Piano Paesaggistico Regionale – NDR] nel loro complesso … Prioritariamente, occorrerà individuare soluzioni localizzative … idonee a salvaguardare l’interesse paesaggistico, ponderando e bilanciando tutti gli interessi pubblici coinvolti anche favorendo la concentrazione di parchi eolici in alcune aree più vocate e l’ammodernamento e efficientamento degli impianti esistenti, in coerenza con quanto previsto dalla Strategia energetica nazionale 2017. A titolo collaborativo si fornisce una sintetica rappresentazione dei quattro ambiti strategici per lo sviluppo della generazione eolica in Piemonte, incrociati con le aree di notevole interesse pubblico confermate dal Ppr. Come sopra già anticipato, questi elementi potranno essere utilizzati per la definizione dei programmi di azione e per la successiva fase autorizzativa degli interventi.”.
La rappresentazione del comprensorio montano di cui ci occupiamo si trova a pagina 27. Nella mappa sono colorate in marrone le “aree di sviluppo della fonte eolica” e in verde le “aree di notevole interesse” (quelle tutelate dai decreti Galasso di metà anni 80).
Dalla mappa risulta evidente che le “aree di sviluppo”, colorate in marrone, nei nostri crinali montani sono pressochè tutte comprese anche tra le “aree di notevole interesse” del Ppr. In base al Ppr, per la realizzazione di impianti eolici si deve fare eccezione al divieto di edificare in un intorno di 50 metri dai crinali montani, ma a patto che quella superficie non ricade in “aree di notevole interesse”. Diversamente, il divieto resta efficace. Che senso avrebbe quindi mantenere i crinali più alti del nostro comprensorio tra le “aree di sviluppo della fonte eolica” ? Tutto rimandato ai futuri “programmi di azione” che accompagneranno il PEAR in sede di definitiva approvazione, ma delle conclusioni della relazione si dovrà tenere conto. 

SIC Marcarolo, 5 associazioni in difesa delle misure di salvaguardia

La notizia del ricorso al TAR depositato dalla SEVA Srl, promotrice del progetto di eolico industriale sul monte Poggio contro le misure di salvaguardia del sito SIC Marcarolo è apparsa sul sito di informazione locale giornale7.

Letto il ricorso, insieme ad altre quattro associazioni associazioni – WWF Piemonte, LIPU, Mountain Wilderness, commissione TAM del CAI sezione Novi Ligure – abbiamo chiesto alla Regione Piemonte di mantenere e difendere le misure di conservazione del SIC (sito di interesse comunitario) “Capanne di Marcarolo”, approvate dalla giunta regionale lo scorso mese di marzo e recentemente impugnate davanti al TAR Piemonte dalla SEVA Srl.
Nel 2012 la SEVA Srl ha chiesto l’autorizzazione, tuttora in corso di esame, per poter realizzare un impianto eolico industriale in comune di Fraconalto, sul monte Poggio, ai confini del SIC. Una norma nazionale vieta da ormai dieci anni di realizzare impianti eolici di grande taglia nei siti di interesse comunitario: nel suo ricorso la SEVA Srl contesta le “misure” regionali che hanno esteso tale divieto ad un’area di 1 Km a ridosso dei confini del sito delle Capanne di Marcarolo.

Con una lettera aperta inviata all’assessore Valmaggia e, per conoscenza, ai consiglieri regionali espressi dall’alessandrino, alla presidente della provincia, al sindaco di Fraconalto e al presidente dell’ente gestione delle aree protette dell’appennino piemontese, le associazioni segnalano la necessità di far valere le ragioni che hanno portato all’adozione delle misure contestate (il sito costituisce il più importante corridoio regionale di migrazione primaverile dell’avifauna, i rischi che la presenza delle pale comporta per i volatili sono noti, e altrettanto acclarato è il fatto che le interferenze negative si producono in un’ampia zona intorno alle macchine) e affermano che l’annullamento delle misure sarebbe un fatto molto grave.
Le associazioni ricordano che si tratta di misure studiate da soggetti competenti, adottate sulla base di precisi dati scientifici. Oltre ai rischi per l’avifauna, secondo le associazioni, le opere necessarie alla realizzazione del progetto SEVA, i cui impatti si sommerebbero a quelli derivanti dalla realizzazione del Terzo valico dei Giovi e del metanodotto Gavi – Pietralavezzara, avrebbero come conseguenza una ulteriore pesante compromissione dell’integrità di un’area di elevato pregio ambientale e paesaggistico, vocata ad una fruizione turistico-naturalistica per la quale l’impegno della Regione è stato duraturo e puntuale.  La lettera si conclude evidenziando che, al di là del caso di evidente incompatibilità con i siti delle rete europea Natura 2000 come il SIC delle Capanne di Marcarolo, i progetti di impiantistica eolica di grandi dimensioni si sono sempre mostrati inadeguati alle caratteristiche geomorfologiche, naturalistiche e paesaggistiche del nostro territorio appenninico. Ne sono riprova gli esiti, tutti negativi, delle procedure di esame di compatibilità ambientale, paesaggistica e progettuale cui sono stati sottoposti diversi analoghi progetti, in specie quello riferito al monte Porale (che avrebbe dovuto situarsi a pochi km dal monte Poggio) e quelli concernenti le vicine valli Borbera e Curone.

Parco in Alta Val Borbera, Carrega ci crede

Di seguito, la trascrizione dell’articolo di Irene Navaro su Il Secolo XIX.

Il primo passo è fatto, e non era del tutto scontato: l’approvazione all’unanimità da parte del consiglio comunale di Carrega Ligure della proposta di istituire un’area protetta denominata “parco naturale Alta val Borbera”. La richiesta è ora sul tavolo della Regione Piemonte che dovrà valutare il progetto fortemente voluto dal sindaco Marco Guerrini e da tutti gli abitanti del piccolo centro della valle.
«Il Parco naturale dell’Alta Val Borbera si estenderebbe per 3.435 ettari e l’Area Contigua di Carrega Ligure per 2.095 ettari. In sintesi l’intera superficie comunale sarebbe interessata dal progetto», spiega il sindaco.
È da molti anni che la Val Borbera aspira ad istituire un’area protetta ma nessuno era mai arrivato a formalizzare la richiesta. Il parco, qualora
nascesse, entrerebbe a fare parte di una più vasta area denominata Rete Natura 2000 che comprende anche il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo e la Riserva. Nel territorio ligure confinerebbe in pratica con il parco naturale dell’Antola. La proposta è stata discussa e condivisa con gli abitanti del Comune ed anche con i cacciatori, i quali avrebbero maggiori limitazioni nell’esercizio della caccia, ma non tali da precluderla. Sarà infatti istituita una “zona cuscinetto”. Il sindaco lavora a questoprogetto da circa due anni e la condivisione con il territorio (ogni frazione ha un suo Consorzio) è stata fondamentale: «L’aspetto per noi tutti credo più emozionante è stato sentire un cacciatore residente chiudere l’ultima riunione con queste parole: ”Ci hanno fatto i complimenti, perché abbiamo fatto un buon lavoro”», racconta Guerrini. Sindaco e presidenti dei cconsorzi hanno già avviato un dialogo con i tecnici del settore Aree protette della Regione: «Abbiamo cominciato insieme a lavorare per il territorio grazie all’individuazione di bandi comunitari sul Piano di Sviluppo Rurale ai quali abbiamo partecipato grazie alla regia dell’ente. L’istituzione del Parco naturale Alta Val Borbera fa parte della nostra idea di futuro per il Comune e, quando dico nostra, mi riferisco a chi vive sul territorio mantenendolo vivo».

Un gestore per la ZPS


Una corretta gestione della ZPS “Dorsale Monte Ebro – Monte Chiappo”.

E’ la richiesta inviata alla Regione, la copia della lettera è visibile qui, dal nostro comitato, dal comitato Viva Val Borbera Viva, dell’associazione Progetto Ambiente, del WWF Piemonte Oasi e Aree protette piemontesi, del Club Alpino Italiano Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta e del Club Alpino Italiano sezione di Novi Ligure.