
Circa la notizia della richiesta, da parte della provincia di Alessandria, di autorizzare l’abbattimento di 1.000 caprioli, le nostre riflessioni nel comunicato che si puo’ scaricare qui.

Un impianto e’ in corso di realizzazione a Rosano, un altro e’ in porgetto per Cantalupo, le nostre considerazioni in un comunicato.
La notizia del ricorso al TAR depositato dalla SEVA Srl, promotrice del progetto di eolico industriale sul monte Poggio contro le misure di salvaguardia del sito SIC Marcarolo è apparsa sul sito di informazione locale giornale7.
Letto il ricorso, insieme ad altre quattro associazioni associazioni –
WWF Piemonte, LIPU, Mountain Wilderness, commissione TAM del CAI
sezione Novi Ligure – abbiamo chiesto alla Regione Piemonte di mantenere
e difendere le misure di conservazione del SIC (sito di interesse
comunitario) “Capanne di Marcarolo”, approvate dalla giunta regionale lo
scorso mese di marzo e recentemente impugnate davanti al TAR Piemonte
dalla SEVA Srl.
Nel 2012 la SEVA Srl ha chiesto l’autorizzazione, tuttora in corso di
esame, per poter realizzare un impianto eolico industriale in comune di
Fraconalto, sul monte Poggio, ai confini del SIC. Una norma nazionale
vieta da ormai dieci anni di realizzare impianti eolici di grande taglia
nei siti di interesse comunitario: nel suo ricorso la SEVA Srl contesta
le “misure” regionali che hanno esteso tale divieto ad un’area di 1 Km a
ridosso dei confini del sito delle Capanne di Marcarolo.
Con una lettera aperta inviata all’assessore Valmaggia e, per conoscenza, ai consiglieri regionali espressi dall’alessandrino, alla presidente della provincia, al sindaco di Fraconalto e al presidente dell’ente gestione delle aree protette dell’appennino piemontese, le associazioni segnalano la necessità di far valere le ragioni che hanno portato all’adozione delle misure contestate (il sito costituisce il più importante corridoio regionale di migrazione primaverile dell’avifauna, i rischi che la presenza delle pale comporta per i volatili sono noti, e altrettanto acclarato è il fatto che le interferenze negative si producono in un’ampia zona intorno alle macchine) e affermano che l’annullamento delle misure sarebbe un fatto molto grave.
Le associazioni ricordano che si tratta di misure studiate da soggetti competenti, adottate sulla base di precisi dati scientifici. Oltre ai rischi per l’avifauna, secondo le associazioni, le opere necessarie alla realizzazione del progetto SEVA, i cui impatti si sommerebbero a quelli derivanti dalla realizzazione del Terzo valico dei Giovi e del metanodotto Gavi – Pietralavezzara, avrebbero come conseguenza una ulteriore pesante compromissione dell’integrità di un’area di elevato pregio ambientale e paesaggistico, vocata ad una fruizione turistico-naturalistica per la quale l’impegno della Regione è stato duraturo e puntuale. La lettera si conclude evidenziando che, al di là del caso di evidente incompatibilità con i siti delle rete europea Natura 2000 come il SIC delle Capanne di Marcarolo, i progetti di impiantistica eolica di grandi dimensioni si sono sempre mostrati inadeguati alle caratteristiche geomorfologiche, naturalistiche e paesaggistiche del nostro territorio appenninico. Ne sono riprova gli esiti, tutti negativi, delle procedure di esame di compatibilità ambientale, paesaggistica e progettuale cui sono stati sottoposti diversi analoghi progetti, in specie quello riferito al monte Porale (che avrebbe dovuto situarsi a pochi km dal monte Poggio) e quelli concernenti le vicine valli Borbera e Curone.

Di seguito, la trascrizione dell’articolo di Irene Navaro su Il Secolo XIX.
Il primo passo è fatto, e non era del tutto scontato:
l’approvazione all’unanimità da parte del consiglio comunale di Carrega
Ligure della proposta di istituire un’area protetta denominata “parco
naturale Alta val Borbera”. La richiesta è ora sul tavolo della Regione
Piemonte che dovrà valutare il progetto fortemente voluto dal sindaco
Marco Guerrini e da tutti gli abitanti del piccolo centro della valle.
«Il Parco naturale dell’Alta Val Borbera si estenderebbe per 3.435
ettari e l’Area Contigua di Carrega Ligure per 2.095 ettari. In sintesi
l’intera superficie comunale sarebbe interessata dal progetto», spiega
il sindaco.
È da molti anni che la Val Borbera aspira ad istituire un’area
protetta ma nessuno era mai arrivato a formalizzare la richiesta. Il
parco, qualora
nascesse, entrerebbe a fare parte di una più vasta area denominata
Rete Natura 2000 che comprende anche il Parco naturale delle Capanne di
Marcarolo e la Riserva. Nel territorio ligure confinerebbe in pratica
con il parco naturale dell’Antola. La proposta è stata discussa e
condivisa con gli abitanti del Comune ed anche con i cacciatori, i quali
avrebbero maggiori limitazioni nell’esercizio della caccia, ma non tali
da precluderla. Sarà infatti istituita una “zona cuscinetto”. Il
sindaco lavora a questoprogetto da circa due anni e la condivisione con
il territorio (ogni frazione ha un suo Consorzio) è stata fondamentale:
«L’aspetto per noi tutti credo più emozionante è stato sentire un
cacciatore residente chiudere l’ultima riunione con queste parole: ”Ci
hanno fatto i complimenti, perché abbiamo fatto un buon lavoro”»,
racconta Guerrini. Sindaco e presidenti dei cconsorzi hanno già avviato
un dialogo con i tecnici del settore Aree protette della Regione:
«Abbiamo cominciato insieme a lavorare per il territorio grazie
all’individuazione di bandi comunitari sul Piano di Sviluppo Rurale ai
quali abbiamo partecipato grazie alla regia dell’ente. L’istituzione del
Parco naturale Alta Val Borbera fa parte della nostra idea di futuro
per il Comune e, quando dico nostra, mi riferisco a chi vive sul
territorio mantenendolo vivo».

E’ la richiesta inviata alla Regione, la copia della lettera è visibile qui, dal nostro comitato, dal comitato Viva Val Borbera Viva, dell’associazione Progetto Ambiente, del WWF Piemonte Oasi e Aree protette piemontesi, del Club Alpino Italiano Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle d’Aosta e del Club Alpino Italiano sezione di Novi Ligure.
I dubbi da ultimo sono stati espressi dal settimanale Sette giorni a Tortona.

Una scheda per ricostruire una vicenda su cui ci siamo impegnati cercando di portare alla luce la contraddizione tra tutela dell’ambiente e realizzazione di impianti tecnologici.

In questo comunicato i nostri dubbi sulla vendita dei boschi di proprietà della comunità montana a Cosola.
Qui il resoconto de “Il Nostro Giornale”.