
Il Comitato per il territorio delle Quattro Province rinnova la propria disponibilità a collaborare con le Aree Protette dell’Appennino Piemontese per il superamento delle criticità interne all’ente, per il perseguimento dei comuni obiettivi di tutela ambientale e per l’ampliamento dei confini del Parco Naturale della val Borbera.
ll nostro Comitato ha sempre considerato di fondamentale importanza per le alte valli piemontesi delle Quattro Province l’esistenza e l’operato dell’ente gestore delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese. A suo tempo abbiamo giudicato positivamente il fatto che a tale ente fosse stata affidata la gestione della ZPS Ebro Chiappo, abbiamo poi espresso soddisfazione e speranza al momento dell’istituzione del Parco naturale regionale dell’Alta val Borbera. In concreto, negli anni abbiamo collaborato in varie forme con l’ente, partecipando agli incontri PANTA per il Piano Forestale Aziendale (PFA), al monitoraggio all’interno della ZPS Dorsale Ebro Chiappo e al progetto Wolf Alps Piemonte e nell’organizzazione di diverse edizioni degli incontri Natura d’Appennino.
Ci preoccupa perciò la situazione di conflittualità politica interna all’ente, di cui hanno riferito alcuni recenti articoli di stampa e che è emersa anche nell’ultima seduta del consiglio, alla quale abbiamo assistito sedendo tra il pubblico. Non vogliamo addentrarci nel merito di questioni interne all’ente né pronunciarci sulle dinamiche del recente grave disastro ambientale della Lavagnina, vicenda rispetto alla quale ci auguriamo che le critiche all’operato dell’ente, di per sé del tutto legittime, non siano utilizzate in modo strumentale per finalità di sterile polemica, indulgendo a personalismi e localismi infruttuosi. Sull’accaduto si è aperta la fase delle procedure di riparazione previste dall’art.50 della legge regionale sulle Aree Protette, con la Provincia di Alessandria quale Autorità competente ai sensi del D.lgs 152/2006, una fase nel cui contesto l’Ente di gestione svolge un ruolo tecnico fondamentale e sulla quale occorre siano poste in essere istanze positive e propositive, al fine di supportare e garantire un adeguato ripristino ambientale come prevedono le norme vigenti.
È di vitale importanza, riteniamo, un lavoro di critica costruttiva che contribuisca a rendere più efficace l’attività di un ente così profondamente radicato nell’ampio territorio all’interno del quale è chiamato ad operare: le aree protette, ne siamo fermamente convinti, rappresentano ad oggi l’unico strumento di effettiva tutela ambientale dei nostri territori, nonché un importante volano per un’economia locale libera da forme di speculazione estrattivista e fondata sulla valorizzazione della biodiversità e delle forme di fruizione del territorio legate all’escursionismo e alla tradizionale economia agro-pastorale.
L’esperienza di collaborazione con l’ente ci fa pensare che esistano le basi per il superamento di tante criticità che (al di là di questioni personali che potrebbero forse essere risolte con un maggior dialogo interno all’ente) derivano in gran parte da una situazione emersa con chiarezza nel corso dell’ultimo consiglio e che rasenta l’assurdo: un personale drammaticamente sotto-organico per un territorio che negli anni è andato costantemente estendendo la sua superficie (si consideri che per la vigilanza l’ente dispone di soli 6 guardia parco per una superficie di oltre 24.000 ettari, mentre per il personale tecnico il numero scende addirittura a 4).
Siamo nati nel gennaio 2011 con il proposito di “difendere e migliorare la qualità della vita e dell’ambiente nel territorio delle Quattro Province” (art. 2 del nostro statuto). Consideriamo l’Ente Aree Protette dell’Appennino Piemontese, per le competenze di cui dispone, un interlocutore necessario per realizzare il nostro scopo e continueremo ad essere disponibili alla massima collaborazione, condividendo le competenze e la conoscenza sviluppate in tanti anni di nostra presenza attiva sul territorio.
Soprattutto, convinti del ruolo fondamentale dei sistemi di aree protette, INSISTIAMO NEL CONSIDERARE INDISPENSABILE E NELL’AUSPICARE L’AMPLIAMENTO DEI CONFINI DEL PARCO DELL’ALTA VAL BORBERA (al quale non potrà non accompagnarsi un incremento significativo del personale ed un suo efficace e razionale impiego). Una necessità oggi più che mai cogente, l’ampliamento, per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla strategia europea per la Biodiversità 2030, nonché per far fronte alle perduranti minacce di estrattivismo energetico (eolico, fotovoltaico e forestale) che incombono sul nostro territorio, esemplificate dal progetto dell’enorme impianto eolico “monte Giarolo” a contrasto del quale il comitato è impegnato da mesi, insieme a numerose altre realtà associative del territorio.








