per la legge regionale sulle “aree idonee” servono da subito trasparenza e ascolto : le associazioni invitano nel nostro territorio gli assessori e i consiglieri piemontesi

Il tempo stringe per l’elaborazione, la discussione e l’approvazione della legge sulle “aree idonee” e le “aree non idonee” ad ospitare gli impianti per produrre energia da fonte rinnovabile. A questo link, il testo integrale di una lettera-invito sottoscritta dal nostro Comitato e da sedici altre realtà associative che già lo scorso luglio avevano inviato al ministero le proprie osservazioni sul progetto “monte Giarolo”. La lettera è stata spedita oggi alle caselle di posta elettronica “istituzionali” di Matteo Marnati (assessore regionale del Piemonte con deleghe all’ambiente e all’energia) e di Enrico Bussalino, (assessore con delega agli enti locali) ed anche a quelle dei cinquanta componenti del consiglio regionale (oltre che, per conoscenza, alle amministrazioni locali più coinvolte dal progetto). Abbiamo l’esempio di quanto già si sta facendo in altre regioni, tanto a statuto ordinario, come la Toscana, quanto a statuto speciale, come la Sardegna: perciò chiediamo che anche nella regione Piemonte sia la giunta (che dovrebbe predisporre il testo base) sia tutti i consiglieri (per il loro fondamentale ruolo nel successivo iter legislativo) garantiscano concretamente, con i propri comportamenti, la necessaria trasparenza verso gli amministratori locali e i cittadini illustrando loro i criteri a cui intendono ispirararsi nell’elaborare il testo, nonché la tempistica prevista per l’esame, la presentazione e la votazione della legge. Nel nostro comprensorio montano, interessato dal progetto di un colossale impianto industriale per produrre energia elettrica da fonte eolica, impropriamente definito “parco”, il tema è particolarmente importante e avvertito dall’intera popolazione. Perciò chiediamo che in tempi brevi si possa organizzare qui da noi un incontro con i destinatari della nostra lettera, perchè informino le realtà locali e ne ascoltino le istanze.

foto sotto il titolo: “un paese saggio rispetta i suoi paesaggi“. Sud della Francia, autunno 2012, manifestazione per criticare un progetto di impianto eolico industriale – realizzata dalla studiosa Stéphanie Dechézelles a corredo della sua ricerca “Être du coin, défendre ses lieux”

Piemonte e aree idonee per l’eolico industriale: la nostra analisi

immagine dei crinale tra Giarolo, Chiappo e Boglelio tratta dalla pagina Facebook di Cristiano Zanardi

Lo avevamo già segnalato: ciascuna delle venti regioni del nostro paese entro i primi giorni del 2025 dovrà individuare con una legge le “aree idonee” e le “aree non idonee” per la collocazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile. Abbiamo analizzato il decreto ministeriale da cui deriva questo obbligo, soffermandoci sul tema della realizzazione di impianti industriali per produrre energia da fonte eolica. In questa scheda le nostre riflessioni, riferite al Piemonte, con l’indicazione di una serie di fattori in forza dei quali il comprensorio montano delle alte valli Borbera e Curone dovrebbe essere compreso tra le “aree non idonee” all’installazione di impianti eolici industriali. Dichiarazione che, secondo noi, dovrebbe riguardare non solo l’area che, in base al Codice dei beni culturali e del paesaggio, è oggetto di “tutela provvedimentale”, ma anche congrue “aree di rispetto” al suo esterno ed altre “aree di rispetto” all’esterno del perimetro dei diversi beni presenti nel comprensorio che, sempre in base al Codice, sono oggetto di una “tutela puntuale”.

Quanto alle “aree idonee”, abbiamo riportato una serie di dati che dovrebbero imporre alla Regione di riconsiderare l’obiettivo modesto ma comunque irrealistico inserito nel Piano Energetico Ambientale Regionale (1% al fabbisogno elettrico del Piemonte attraverso tecnologie che utilizzino la fonte eolica), perchè si sono rivelati poco realistici i criteri utilizzati per identificare alcune “aree di sviluppo” di questa tecnologia su scala industriale.
Seguendo l’esempio di altre regioni a statuto ordinario, come la Toscana, anche la regione Piemonte dovrebbe essere trasparente verso gli amministratori locali e i cittadini illustrando loro i criteri ispiratori, il metodo e la tempistica previsti per la presentazione della legge sulle “aree idonee”.

tempi supplementari per l’eolico sul Giarolo: nuova consultazione pubblica per altri 60 giorni

Sul sito del ministero, senza alcuna spiegazione, e’ improvvisamente comparso un nuovo “avviso al pubblico”, datato 2 agosto. Sempre sul sito, si annuncia che e’ stata stabilita al 1 ottobre la scadenza per una nuova fase dì consultazione, durante la quale e’ possibile proporre osservazioni al progetto di impianto eolico “monte Giarolo”. Alla nostra immediata richiesta dì chiarimenti, il ministero ha risposto che “la consultazione pubblica e’ stata riavviata in data 02.08.2024 e avrà una durata di 60 giorni per consentire alla regione Emilia-Romagna e a tutti gli enti territoriali ivi ricadenti e potenzialmente coinvolti di esprimere le loro osservazioni/pareri sulla documentazione gia’ disponibile. Erroneamente, tale regione nonche’ le altre amministrazioni, non erano state coinvolte nell’avvio del procedimento. Tutti gli atti acquisiti nella prima consultazione pubblica restano validi.”.

Una svista non da poco, e un considerevole allungamento dei tempi che obiettivamente fornisce ai proponenti prezioso spazio per organizzare la propria replica alla pioggia di osservazioni e alle diverse richieste di integrazione documentale formulate dagli enti.

Una valanga di osservazioni e molti pareri contrari per l’impianto eolico Giarolo.


Le Regioni ne prendano atto per dichiarare la non idoneità dei nostri crinali all’installazione di impianti eolici.

Continuiamo ad occuparci del progetto di impianto eolico Giarolo: la scadenza del 22 luglio è trascorsa da poco e, sul sito del ministero dell’ambiente, sono stati protocollati e pubblicati i pareri resi dagli enti locali.

Negativi e puntualmente argomentati quelli dei quattro comuni su cui dovrebbe sorgere l’impianto – Cabella Ligure (prot.128113), Albera Ligure (prot.132700), Fabbrica Curone (prot.135463), Santa Margherita di Staffora (prot.130748) – ed anche quelli dei tre comuni in cui gli effetti del progetto sarebbero particolarmente pesanti – San Sebastiano Curone (prot.135519), Brignano Frascata (prot.136340), Momperone (prot.136167). Ad essi si è poi aggiunto un identico parere inviato a fine settembre dal comune di Montacuto (prot.171739), a sua volta fortemente convolto. Negativo, per la parte piemontese, quello dell’Unione montana Terre Alte (prot.136335), e negativo quello della Comunità montana dell’Oltrepò Pavese (prot.128837) per la parte lombarda. Abbiamo già scritto dell’esito della “valutazione di incidenza” svolta dall’Ente gestore della ZPS Dorsale Ebro Chiappo. Il testo (prot.119791) che ha recepito anche il parere dell”Arpa, evidenzia criticità molto rilevanti per quanto riguarda la compatibilità dell’opera con il sito Rete Natura 2000, e, come abbiamo scritto nelle nostre osservazioni, se si leggono insieme le analisi e le argomentazioni su cui l’ente ha basato la richiesta di eliminare dal progetto otto aerogeneratori, e le considerazioni svolte nel parere della provincia di Pavia, fin da ora si impone la necessità di applicare identici criteri di salvaguardia per l’intero ecosistema montano all’interno del quale si collocherebbe tutto l’impianto eolico.

Sia la provincia di Alessandria (prot.134656) che la provincia di Pavia (prot.128593) hanno evidenziato le vistose carenze del progetto, richiedendo alla società proponente una lunga serie di integrazioni, e allo stesso modo dovrebbe essersi espressa la Regione Piemonte: “Carenza di documentazione progettuale e di analisi degli impatti ambientali: la Giunta, nell’ambito della valutazione di impatto ambientale (VIA) non esprime un parere positivo”, si legge un comunicato stampa diffuso dopo la riunione di giunta di venerdì 26 luglio, senza che sia ancora possibile consultare la delibera con il parere. NDR: giovedì 1 agosto, alcuni giorni dopo la data originaria di stesura del testo che state leggendo, sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte è stata pubblicata la delibera di giunta, consultabile a questo link. Sul contenuto valutino i lettori. In Regione Lombardia la pratica risulta ancora in istruttoria.

Ma sul sito ministeriale, giorno per giorno, vengono anche pubblicate le osservazioni che sono state inviate, rispettando le regole stabilite dalla normativa, da singoli cittadini e da associazioni della “società civile”. Ad oggi, 28 luglio, sul sito sono già stati protocollati e resi consultabili testi sottoscritti da 366 singole persone (crf nota 1) e da 26 associazioni (cfr nota 2) – numeri che potrebbero salire ancora (cfr nota 3). Un risultato impressionante, cui abbiamo cercato di contribuire, che è stato raggiunto grazie all’impegno generoso di tantissime persone in val Borbera, in val Curone e in valle Staffora. A fronte di un’operazione che è giusto definire come una “speculazione energetica” del tutto estranea ad una corretta politica di transizione ecologica, a prendere la parola, insieme ai semplici cittadini, sono stati molti operatori economici, l’associazionismo culturale ed escursionistico, una realtà internazionale come l’associazione Sahaja Yoga, ed altri ancora: tutti hanno espresso, in maniera preoccupata, ma decisa e puntualmente argomentata, la propria contrarietà a questa inammissibile aggressione ai crinali delle valli Curone, Borbera e Staffora, un’opera industriale che vanificherebbe i tanti sforzi (anche economici) di valorizzazione dei pregi ambientali, paesaggistici e culturali che stanno mostrando dei sicuri risultati, evidenti a chiunque percorra le nostre valli. È contro questo colpo di spugna su tanti investimenti ed energie profuse, che si è levata la voce del territorio.

In base alle indicazioni che troviamo sul sito del ministero, entro 30 giorni dal 22 luglio la società proponente potrà depositare le sue controdeduzioni alle osservazioni ed ai pareri pervenuti presso il ministero, che deciderà il da farsi. Se sarà convocata la Conferenza dei servizi, ci attendiamo che le tutte le amministrazioni coinvolte siano coerenti con i giudizi negativi sin qui espressi, che dovrebbero portare il ministero a concludere per l’opzione zero.

Ma occorre ribadirlo con tutta la forza che deriva da questa mobilitazione popolare: i crinali appenninici non possono essere considerati aree idonee per l’installazione di impianti industriali, quale ne sia il peso e la dimensione. Sono necessarie azioni concrete a livello normativo. E spetta alle regioni il compito di provvedervi, entro la fine del 2024 (decreto MASE 21 giugno 2024). Qualche dettaglio in più in otto slide a questo link.

Per quanto ci riguarda, questa formidabile mobilitazione popolare ci incoraggia a continuare ancora e meglio nel nostro impegno, a fianco e insieme ai tanti compagni di strada che abbiamo trovato o ritrovato in questo frangente.

Note

(1) n. 71 osservazioni singole a cui si sommano: l’osservazione prot.136033 sottoscritta da 121 aderenti all’associazione Sahaja Yoga – l’osservazione n. 132224 sottoscritta da 58 cittadini valborberini o gravitanti sulla valle – stessa origine per l’osservazione n. prot. 134881 sottoscritta da 18 cittadini e per l’osservazione n. 127955 sottoscritta da n. 5 cittadini – ben 61 i cittadini di Giarolo e della val Curone che hanno sottoscritto l’osservazione n. 13489324 i titolari di attività a San Sebastiano Curone che hanno sottoscritto l’osservazione n. 135208 – due sottoscrittori per ciascuna delle osservazioni n. 136016, n. 136031, n.134468, n.136014

(2) n. 123613, 101184, 134329 Comitato per il territorio delle Quattro Province, n. 131769 sottoscritta da 13 associazioni della val Borbera (Museo della Resistenza e della vita sociale in val Borbera + Associazione albergatori e ristoratori della val Borbera e della valle Spinti + Ass. Culturale Le Cocalle + Ass. Culturale il pese degli Spaventapasseri + Pro loco Roccaforte Ligure + Pro loco di Cosola + Ass.Cult. Roba da Strejie + Pro loco Cabella Ligure + Ass.Cult. Parco Mongiardino + Ass. Cult. Paradiso Val Borbera + Ass.Cult. Luogo d’incontri + Pro loco Albera Ligure + Pro loco Persi) – n. 117690 dal Consorzio di Casella, n. 136054 dalla Commissione TAM Piemonte VdA e Lig. del CAI, n. 136106 dalle sezioni CAI della provincia di Alessandria, n. 134023 da Una Valle di Artisti, n. 132812 da Associazione Fondiaria Piuzzo, n. 131567 da Gruppo Micologico Vogherese, n. 134975 da CAI sez. Voghera, n. 134882 da associazione Sahaja Yoga, n. 134886 da Pro Natura

(3) caricate sul sito ministeriale il 30/07/2024 l’osservazione n. 135252 sottoscritta da 17 operatori del Mercato settimanale dei produttori locali sul ponte vecchio di San Sebastiano Curone e l’osservazione n.135551 di Mountain Wilderness Italia

solo l’opzione zero (nessuna pala) può preservare i crinali dalla devastazione

Ha sollevato e solleva ancora molto scalpore l’esito della “valutazione di incidenza” svolta dall’ente che gestisce la zona di protezione speciale “Ebro-Chiappo”, i 364 ettari di versanti montani tutelati dalla “direttiva Uccelli” dell’Unione Europea, nel cuore del territorio sul quale si chiede di realizzare l’impianto eolico industriale “monte Giarolo”. L’ente di gestione ha svolto l’istruttoria (la relazione  è consultabile sul sito del ministero a questo link) ed ha espresso un parere positivo condizionato ad una serie di prescrizioni, tra cui l’eliminazione di 8 dei 20 aerogeneratori previsti. È possibile che il rispetto delle logiche formali del procedimento di valutazione non consentisse conclusioni più nette, su questo non ci sentiamo di esprimerci.  Tuttavia, anche se le osservazioni e le analisi svolte nella relazione sono ampiamente condivisibili e in parte collimanti con le nostre, le conclusioni ci appaiono del tutto inaccettabili. Ribadiamo con decisione e convinzione che per noi solo l’opzione zero, ovvero nessun aerogeneratore, può assicurare l’integrità dei nostri crinali per il presente e per gli anni a venire.  Infatti, anche l’installazione di un solo aerogeneratore aprirebbe la strada all’effetto proliferazione, ben noto, ed esporrebbe i nostri crinali, per gli anni a venire, a ulteriori richieste di nuove installazioni, con un processo di progressivo e inarrestabile degrado degli habitat che rappresentano l’eccellenza naturalistica del nostro territorio, un gravissimo impatto di sostanza e di immagine sulle produzioni locali identitarie (si veda il pascolo con la pregiata carne all’erba del Giarolo), un colpo mortale al turismo escursionistico che, con centinaia di passaggi ogni anno, e in una prospettiva di continua crescita, rappresenta un importante volano economico del territorio, oltre che un elemento di grande valore culturale ed educativo (si vedano le numerose iniziative svolte in collaborazione con il mondo della scuola, dal CAI e da altre realtà associative).

Come comitato per il territorio delle Quattro Province continueremo il nostro lavoro con l’obiettivo finale di tutelare l’integrità dei nostri crinali, consapevoli e convinti di essere in sintonia con il sentire del territorio e con le posizioni dei suoi rappresentanti nelle istituzioni territoriali.

A breve le nostre argomentazioni in questo senso, già più volte espresse, saranno manifestate ancora più dettagliatamente con le osservazioni naturalistiche che depositeremo presso il sito del Mase, con le quali dimostreremo in modo irrefutabile l’impatto dell’impianto eolico monte Giarolo sull’avifauna e in genere sugli habitat che compongono il delicato equilibrio ecologico dei nostri crinali.

Concludendo rinnoviamo l’invito a tutte le associazioni, gli abitanti e i frequentatori del territorio delle valli Borbera, Curone e Staffora a produrre e inviare al ministero dell’ambiente le proprie osservazioni, come già molti stanno facendo. Nella pagina che si apre cliccando qui abbiamo inserito alcune indicazioni pratiche. La scadenza è il 22 luglio ed occorre inviare un forte segnale ai decisori del governo centrale affinché comprendano che un parere positivo su questo scempio ambientale costituirebbe anche un atto di prevaricazione gravissimo del volere di un intero territorio, insomma un vero e proprio vulnus democratico. E inoltre rinnoviamo l’appello ai rappresentanti regionali, cui ora spetta il compito di stabilire l’idoneità o meno dell’area in questione all’installazione di impianti eolici, perché una volta per tutte ne decretino la non idoneità, coerentemente alle posizioni prese in periodo pre-elettorale, ponendo infine una pietra tombale su questa minaccia all’integrità dei nostri monti.

osservazioni al progetto “eolico monte Giarolo”: qualche suggerimento

grazie ad Adriano Giraudo per la messa a disposizione della foto

Entro il prossimo 22 luglio tutti i cittadini possono inviare al ministero dell’ambiente (MASE è la sigla) le proprie osservazioni per chiedere che il governo, cui spetta giudicare se l’impianto eolico industriale “monte Giarolo” è compatibile con l’ambiente, pronunci un “no” chiaro e netto.

Qui di seguito trovate la sintesi di alcuni dei molti argomenti che, secondo noi, dovrebbero indurre il ministero a esprimere questo “no”. Sarebbe importante inviare molte osservazioni, anche se brevi, sia riferite ai punti trattati in questo post, sia su moltissimi altri aspetti. Noi siamo disponibili a dare una mano a tutti per scrivere le osservazioni e per presentarle – si può farlo in diversi modi (lo spieghiamo in calce a questo messaggio). Contattateci per email scrivendo a comitato@appennino4p.it oppure tramite i social.

vincolo regionale – sui monti prescelti per il progetto una norma del Piano paesaggistico del Piemonte vieta di realizzare impianti eolici in un intorno di 50 metri dalla linea di crinale. Un vincolo che il progetto non rispetta: se si parla di un impianto, logica vuole che si considerino tutte le parti delle macchine che lo compongono. Le torri di sostegno delle macchine sarebbero tutte situate poco oltre il limite di 50 metri ma, misurando gli spazi occupati dalle tre pale (ciascuna lunga 80 metri) che azionano ogni generatore, le venti macchine sconfinano nell’area vietata. I progettisti ne sono ben consci, tanto che prevedono di imporre sui terreni sovrastati dalle pale la cosiddetta “servitù di sorvolo”.

dissesto idrogeologico – un decreto ministeriale (il DM 10 settembre 2010) fissa le linee guida statali per il corretto inserimento degli impianti eolici nel territorio. Quando la collocazione delle torri è prevista in prossimità di aree caratterizzate da dissesto e/o da rischio idrogeologico – ed è esattamente il caso del progetto monte Giarolo – le linee guida chiedono di valutare attentamente questa scelta, che deve perciò essere motivata in modo adeguato. Per l’impianto “monte Giarolo” i progettisti hanno compiuto solo alcuni tipi di verifica strumentale, scrivendo che altri (necessari e importanti) accertamenti e studi di dettaglio saranno svolti in seguito, in tempi non precisati, in quanto “sia dettati dalla necessità di ottenere tutti gli indispensabili permessi amministrativi (e non solo) sia alla complessità esecutiva delle indagini”. Giustificazioni non accettabili, poichè in questo modo non è possibile esaminare correttamente e a fondo una questione basilare per gli impatti sull’ambiente.

viabilità e stradone sui crinali – secondo le linee guida statali è consigliabile che le dimensioni delle componenti dell’impianto e dei mezzi di trasporto siano tali da consentire l’accesso al cantiere con interventi minimali sulla viabilità esistente. Nel caso del progetto monte Giarolo, poichè la scelta è caduta su aerogeneratori tra i più grandi mai installati in Italia, sono previsti ben 220 trasporti eccezionali per una distanza di 200 km attraverso 68 comuni, con il successivo trasbordo di ciascuno dei carichi tramite una grande gru per valicare un torrente negli angusti spazi del centro abitato di San Sebastiano Curone (di fronte al distretto sanitario e ad una casa di riposo, quindi con potenziali pesanti ripercussioni su servizi essenziali, nonostante improbabili ipotesi di itinerari alternativi). E, ancora, il progetto prevede la creazione sui crinali di un tracciato camionabile largo 6/7 metri e lungo 23 km, che stravolgerebbe una serie di piste forestali e di sentieri e richiederebbe di realizzare ex novo almeno 6 km di questa strada, di cui 1,8 km all’interno di un sito Natura 2000.

ventosità e stima della produzione di energia – il sacrificio dell’ambiente derivante dalla creazione di un impianto industriale come quello denominato “monte Giarolo” dovrebbe trovare contropartita in una adeguata produzione di energia generata dal vento, perciò la corretta misurazione e acquisizione dei dati anemometrici è fondamentale. Per l’impianto monte Giarolo sono stati prodotti dei calcoli la cui qualità è del tutto insufficiente, in quanto, nonostante debbano giustificare la costruzione del più grande impianto eolico mai realizzato nel nord Italia, non seguono gli standard internazionali. Questi ultimi prevedono che i dati del vento impiegati per i calcoli di producibilità siano rilevati a 2/3 dell’altezza prevista per il mozzo delle turbine (quindi a 80 metri, dato che il mozzo, nel nostro caso, si troverebbe a 120 metri). Per il progetto “monte Giarolo” si sono prodotti calcoli desunti da rilevazioni compiute con un anemometro alto solamente 15/20 metri. I proponenti affermano che, per ottenere dati migliori (e, dunque, rifare i calcoli) “sono state installate 3 stazioni fisse di altezza 40 metri nella prima metà del mese di luglio 2023“ (stazioni queste di fatto ancora “fuori standard” rispetto all’altezza delle misurazioni), e promettono anche che “sul Monte Giarolo, appena le condizioni di accessibilità in sicurezza lo consentano, l’antenna da 40 metri sarà sostituita con torre a traliccio strallata alta 80 metri”. I (futuribili) dati ricavati a 80 metri potrebbero però essere utilizzabili solo per quattro delle venti “torri” in progetto, se si seguono gli standard internazionali. Questi, per una zona con orografia ad elevata rugosità quale è quella considerata, considerano attendibili con sufficiente approssimazione solo le misurazioni effettuate con un anemometro situato in un raggio di non più di 2 km dalla collocazione di ciascuna macchina.

aspetti naturalistici – l’impatto diretto ed indiretto dell’impianto eolico sugli ecosistemi e sulla biodiversità dei crinali sarebbe altissimo. Esso riguarderebbe aree ad elevata naturalità, al centro di progetti di valorizzazione turistico-naturalistica assolutamente incompatibili con la presenza di strutture artificiali di tali dimensioni. Per quanto riguarda la fauna, si verificherebbe una frammentazione degli habitat e il conseguente isolamento delle popolazioni con elevatissimo impatto su molte specie animali anche di interesse comunitario. In particolare si avrebbero impatti diretti sull’avifauna e i chirotteri. Sia in fase di cantiere sia di esercizio dell’impianto in questione si verificherebbero fenomeni di disturbo sulle biocenosi in generale e per la distruzione di habitat. A fronte di impatti di tale rilevanza appaiono del tutto risibili le mitigazioni proposte; di fatto non è assolutamente possibile mitigare la realizzazione e la presenza di un impianto industriale di tali dimensioni all’interno di un contesto naturale ad elevata valenza di biodiversità.

È possibile inviare osservazioni, alternativamente

a) inserendole nel sistema direttamente con un computer, se si dispone dello SPID o della carta di identità elettronica (CIE) e si è in grado di utilizzare questi strumenti per accedere al sito del ministero. Si parte dalla pagina che contiene le informazioni generali sul progetto, al link https://va.mite.gov.it/it-IT/Oggetti/Info/9514 si clicca sul simbolo della busta a fianco della frase “Scadenza presentazione osservazioni: 22/07/2024” . Questa azione consente di accedere ad un’altra pagina, intitolata “invio osservazioni”, in fondo alla quale si deve fare clic sul rettangolo verde contenente la frase “Invio osservazioni per le procedure di VAS-VIA-AIA tramite SPID-CIE”, accedendo in tal modo ad una ulteriore pagina dalla quale può effettuare l’accesso con lo SPID (o con la CIE). Poi, per compilare il modulo elettronico si seguono le istruzioni che si possono leggere in questo file. Per provare a chiarire alcuni passaggi delle istruzioni fornite dal ministero, rispetto a come “individuare” il progetto che ci interessa, abbiamo realizzato alcune diapositive, che trovate a questo link. Un approfondimento circa la possibilità di inviare osservazioni da parte di più persone fisiche rappresentate da un altro soggetto potete consultare la scheda a questo altro link.

b) compilando, con il pc o a mano, il modulo cartaceo che è possibile scaricare al link https://va.mite.gov.it/File/DocumentoPortale/117 . Occorre firmarlo, allegare la copia di un documento d’identità e spedirlo al MASE (dopo aver scansionato il tutto, se per spedirlo, come è preferibile, si utilizza una casella PEC)

c) come si legge alla pagina, intitolata “invio osservazioni” è anche possibile spedire le osservazioni scritte sul modulo cartaceo e i necessari allegati via fax al n.ro 06/57223040 o per posta ordinaria all’indirizzo “Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Direzione Generale valutazioni ambientali – via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma”.

“aree idonee”: amministratori regionali, adesso tocca a voi

Entro pochi mesi tutte le regioni dovranno applicare il decreto “aree idonee”.

Per la salvaguardia del territorio, vi chiediamo di essere coerenti con le posizioni di contrarietà che avete fin qui espresso circa l’impianto eolico monte Giarolo.

Più volte, da ultimo lo scorso 3 giugno, ci siamo occupati del decreto delegato con cui il ministero dell’ambiente deve stabilire “principi e criteri omogenei per l’individuazione da parte delle Regioni delle superfici e delle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Ora il Corriere della sera ci informa che il ministro Pichetto Fratin ha firmato il testo definitivo che entrerà in vigore una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Ciascuna regione avrà poi 180 giorni per adeguare le norme regionali alle linee guida stabilite dal ministero. Le scelte che dovrà compiere la Regione Piemonte (ma anche le regioni Lombardia, Emilia e Liguria) saranno importanti anche per la sorte del progetto di impianto eolico industriale “monte Giarolo” e di altri simili che dovessero essere proposti in futuro.

Premessa: esistono due decreti (risalenti al 1968 per l’alta valle Staffora, e al 1986 per le alte valli Borbera e Curone) che pongono un vincolo paesaggistico sui nostri crinali e su gran parte dei versanti (vincolo confermato dal D.Lgs. 42/2004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio).

Il decreto “aree idonee” stabilisce che “POSSONO essere considerate non idonee le superfici e le aree che sono ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.“.

A maggio, una precedente bozza, che noi avevamo commentato ai primi di giugno, stabiliva invece che le aree in questione erano da considerarsi inidonee tout court , ma aggiungeva che le nuove regole non si sarebbero applicate alle procedure già in corso (come quella dell’impianto eolico industriale monte Giarolo). Nella versione definitiva del decreto le aree tutelate ex D.Lgs. 42/2004 non sono più escluse a priori dalle aree idonee: passa alle regioni la scelta se qualificarle o meno come “non idonee” (e, altresì, la scelta se stabilire, in aggiunta alla qualifica di “non idonee”, una “fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela fino a un massimo di 7 chilometri“).

Per contro, non si dice più che i procedimenti già in corso saranno esclusi dall’applicazione delle nuove regole, quindi le scelte normative che verranno compiute saranno determinanti anche per scongiurare la minaccia di questo impianto industriale che il territorio non vuole e i cui effetti nefasti sull’ambiente e l’economia locale abbiamo più volte ribadito.

Questo il quadro. Noi ci appelliamo ai consiglieri e agli assessori regionali perché, negli atti che dovranno elaborare e approvare, recepiscano le molte e importanti ragioni che inducono a considerare “non idonee” le porzioni di territorio vincolate in base alle disposizioni del D.Lgs. 42/2004, tra le quali rientrano i crinali interessati dal progetto “monte Giarolo”.

In particolare ci rivolgiamo a quegli esponenti politici che in questi mesi si sono pubblicamente e decisamente espressi per la contrarietà al progetto di impianto eolico monte Giarolo, dichiarando tuttavia, in talune occasioni, di avere le mani legate. A questo punto, invece, proprio le scelte degli amministratori regionali potrebbero preservare definitivamente i nostri crinali da queste forme di speculazione energetica che nulla hanno a che fare con una reale transizione ecologica. Consentendo inoltre il prosieguo di quei progetti che in questi ultimi anni tanto hanno investito per la valorizzazione e la salvaguardia del territorio montano e delle sue eccellenze ambientali, paesaggistiche, economiche, turistiche e culturali.

Chiediamo quindi ai nostri amministratori di essere coerenti con le posizioni di contrarietà all’impianto eolico monte Giarolo assunte precedentemente e di farsi portatori della volontà di un territorio che non vuole essere snaturato e devastato, perdendo per sempre i suoi pregi e valori caratterizzanti.

E nuovamente ci rivolgiamo anche ai sindaci, perché si uniscano anche a questo nostro appello, con dichiarazioni e prese di posizione forti ed incisive.

per una mobilitazione collettiva e consapevole sul progetto di impianto eolico, il nostro appello alle amministrazioni

lavori per il parco eolico Magoula 2, in Macedonia, (6 aerogeneratori Vestas V150 da 4,5 MW)

Preoccupazione unita all’urgenza, i motivi che ci inducono a rivolgere l’appello e le sollecitazioni espressi nella lettera aperta che pubblichiamo qui di seguito, già recapitata ai destinatari. Il 22 luglio si chiuderà la finestra di tempo entro la quale tutti possono inviare al ministero le proprie osservazioni (e intanto, vi segnaliamo la pagina sul sito del ministero in cui si possono leggere le istruzioni e scaricare il modulo. il link è https://va.mite.gov.it/it-IT/ps/Procedure/InvioOsservazioni).

ai signori sindaci dei comuni più coinvolti dal progetto – ai signori presidenti delle Unioni montane Terre Alte, Borbera e Spinti, Valli Curone Grue Ossona – al signor presidente della Comunità montana Oltrepò pavese – al signor presidente della provincia di Alessandria

Dallo scorso 23 maggio, sul sito del Ministero dell’Ambiente, nell’ambito della procedura di valutazione ambientale del progetto di impianto eolico industriale “monte Giarolo”, sono consultabili le integrazioni documentali e le note di replica alle richieste in tal senso formulate dai vari enti (per farvi fronte il proponente aveva chiesto ed ottenuto una sospensiva di 90 giorni dei termini di legge). Poiché il 23 maggio è stato anche pubblicato sul sito ministeriale l’avviso al pubblico, si è aperta la finestra di 60 giorni (con scadenza il 22 luglio) durante la quale tutti gli interessati (amministrazioni, associazioni, cittadini) potranno far pervenire al ministero le loro osservazioni.

Cresce la preoccupazione: le dichiarazioni di contrarietà al progetto provenienti non solo della totalità delle espressioni della società civile ma anche dai vari livelli delle istituzioni territoriali – Comuni, Unioni, Provincia, consiglieri regionali di vario orientamento – finora non sono servite a far desistere il proponente da un progetto di enorme e irreversibile impatto ambientale, elaborato senza curarsi di instaurare un qualsivoglia contatto con il territorio e i suoi rappresentanti.

Prassi questa ormai generalizzata in tutta Italia, in stridente contrasto con la protesta, sempre più diffusa e determinata, dei territori colpiti da simili forme di speculazione energetica. Essa, oltre a minacciare l’integrità degli ambienti naturali e delle economie che ruotano intorno ad essi, si configura come una sorgente di ingiustizia sociale: il nostro territorio appenninico, se mai sarà realizzato il progetto “monte Giarolo”, definito “parco eolico”, ma in realtà un gigantesco impianto industriale (di cui sono ormai conoscibili i principali dettagli progettuali, cfr ad esempio i link qui riportati in calce al nostro appello), dovrà subire non solo un enorme danno ambientale ed economico, ma anche un vulnus democratico, una gravissima prevaricazione delle prerogative decisionali di chi vi abita, vive e lavora, un aspetto che solo superficialità, scarsa informazione o malafede possono liquidare semplicisticamente come sindrome “nimby”.

L’inderogabile necessità di tutelare i territori montani interessati dal progetto è stata appena confermata nella versione definitiva di un decreto ministeriale lungamente atteso, quello che tra pochi giorni fornirà alle regioni le linee guida per definire le aree idonee: all’art. 7 si legge che “sono considerate non idonee le superfici e le aree che sono ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”, aree come l’alto appennino delle valli Borbera e Curone, tutelato dal 1986 dal cosiddetto “decreto Galasso” o l’oltrepò montano, tutelato da analogo provvedimento risalente al 1968. Purtroppo questa norma potrà applicarsi solo ai futuri progetti, perché sono fatte salve le procedure già in corso.

Per le modalità con cui sono proposti e per le loro intrinseche caratteristiche, progetti come l’impianto eolico “monte Giarolo” contraddicono i proclamati intenti dei promotori di perseguire in tal modo la riduzione delle emissioni di CO2, e rappresentano invece un obiettivo freno al necessario sviluppo partecipato e sostenibile delle energie rinnovabili .

Gli abitanti delle valli Borbera e Curone, gli operatori economici, albergatori, allevatori, agricoltori, produttori di prodotti di pregio e di valore identitario; le associazioni culturali, ambientali, naturalistiche, i numerosissimi escursionisti che percorrono la Via del Sale, il Cammino di San Michele, il Cammino Piemonte Sud e la vasta rete sentieristica che rappresenta un richiamo sicuro e in espansione costante; tutti questi e altri soggetti che sui pregi naturalistici e sui valori storici e culturali di questo territorio hanno investito economicamente e affettivamente, stanno vivendo con grande angoscia questo momento, in cui si corre il rischio di compromettere definitivamente un mondo di valori collettivi a vantaggio degli interessi speculativi di soggetti privati.

Appello

Si tratta di questioni serie e urgenti: perciò proponiamo questo pubblico appello, rivolto ai rappresentanti istituzionali di tutti i livelli che in questi mesi hanno espresso, con dichiarazioni ufficiali, sui media e negli incontri organizzati dal Comitato per il territorio delle Quattro Province, a San Sebastiano Curone e Cabella Ligure, una netta e inequivocabile contrarietà al progetto in questione.

Pochi mesi fa, a Pitigliano, nella Maremma toscana, per dire “no” ad un impianto eolico il comune si è unito alla popolazione, favorendo e supportando la stesura, la raccolta e l’inoltro di osservazioni formulate da oltre 500 singoli cittadini, ciascuna delle quali, a riprova di una mobilitazione collettiva e consapevole, è stata poi presentata al MASE e protocollata dal ministero (vedi in nota).

Chiediamo ai nostri amministratori di ispirarsi a questo esempio, e comunque di attivarsi con forza e decisione per mostrare in modo ancor più chiaro e plastico la loro posizione.

Oltre a elaborare e depositare le osservazioni al progetto (svolgendo i necessari approfondimenti su tutte le tematiche coinvolte, a partire dalla verifica del rispetto dei vincoli esistenti – in proposito a nome del nostro Comitato abbiamo appena inviato al ministero una nota concernente gli aspetti giuridici, che auspichiamo siano approfonditi anche dagli enti locali e dalla regione Piemonte, della cruciale questione del vincolo nell’intorno di 50 metri dai crinali, nota già pubblicata sul sito del MASE, visibile al link https://va.mite.gov.it/File/Documento/1077011 ) , perchè non recarsi anche presso il Ministero, in numerosa e determinata delegazione, indossando le fasce tricolori, insieme a quei rappresentanti della società civile che vorranno e potranno prendervi parte, per ribadire le ragioni della contrarietà a un progetto che avrebbe, come si è detto, conseguenze gravissime e irreparabili per il nostro territorio ?

Non è più possibile indugiare, occorre che la voce della politica si faccia sentire con la massima forza, traducendo in azioni e iniziative concrete le dichiarazioni di contrarietà fino ad oggi espresse.

Fiduciosi che questo nostro appello non cadrà nel vuoto, porgiamo i più distinti saluti.

Comitato per il territorio delle Quattro Province

NOTA: sulla pagina facebook “Comune di Pitigliano” si specificava come il comune abbia operato: “Per offrire supporto tecnico a chi voglia presentare osservazioni l’Amministrazione comunale ha messo a disposizione l’ufficio tecnico … Contestualmente sono stati messi a disposizione i locali della biblioteca comunale per offrire supporto amministrativo ai fini del caricamento dell’istanza sul portale del ministero, per tutti coloro che avessero difficoltà in questo senso. Il comitato Maremma Attiva si sta organizzando per garantire un orario di apertura e lo comunicheranno nelle prossime ore.”.

eolico “Giarolo”: anche a Cabella Ligure, per una diversa idea di territorio, ribadite le buone ragioni del “no”

Pubblico numeroso e interessato anche al secondo incontro, promosso dal nostro Comitato per approfondire e discutere la questione del progetto di impianto eolico industriale sui nostri monti. Di seguito, per ciascuno dei molti interventi, i link al corrispondente filmato, con il titolo e un brevissimo resoconto sul contenuto.

Saluti istituzionali da parte del sindaco di Cabella Ligure, dott.ssa Roberta Daglio, e del sindaco di Borghetto di Borbera e presidente della provincia di Alessandria, Enrico Bussalino

Introduzione, svolta da Michela Ballerini, per conto del Comitato, che ha anche aggiornato sugli ultimi sviluppi

relazione di Laura Gola sugli aspetti naturalistici

relazione di Irene Zembo sugli aspetti geologici

relazione di Beppi Raggi sul contenuto del progetto

la posizione dell’Ente gestore della ZPS : Paolo Ferrari, per conto del Comitato, riferisce dei contatti intercorsi tra il Comitato e l’ente gestore della ZPS “Ebro Chiappo”, sito direttamente interferita dal progetto di impianto eolico Monte Giarolo [NDR: nel precedente incontro di San Sebastiano Curone, uno dei consiglieri dell’ente gestore, Giacomo Briata, aveva espresso netta contrarietà al progetto]

attenzione alla questione delle frane, già grave oggi : un cittadino chiede di porre attenzione agli aspetti geologici. Già oggi abbiamo esempi di come gli eventi franosi influiscano in modo molto negativo su molti aspetti della vita sociale ed economica del territorio interessato dal progetto

Giungato (CAI): i politici siano compatti dell’opporsi : Ezio Giungato del CAI di Tortona chiede che i poltici facciano sentire in modo efficace e unitario la loro voce contraria al progetto di impianto eolico Monte Giarolo

la questione delle “aree idonee” : un cittadino di Vendersi (val Borbera) si chiede come mai la politica non individui nelle aree appositi per questi impianti. Enrico Bussalino, presidente della provincia è molto critico sul fatto che vi sia dichiarazione di pubblica utilità ex lege per tutto quanto si riferisce alle rinnovabili, più in generale sostiene che attuata in questo modo ls conversione energetica è assurda. Beppi Raggi interviene per spiegare a che punto è l’iter che porterà il governo a far avere alle regioni le “linee guida” per idenitificare le “aree idonee”.

breve intervento di Vittore Cosola – cittadino di Borghetto di Borbera, che richiama la propria esperienza nel 2011, di potenziale “espropriato” per consentire il transito degli aerogeneratori, riferita a un precedente progetto di impiantistica sugli stessi crinali, poi bocciato.

Caprile: il no delle amministrazioni – Ferrari: manifestare a Roma ? – Vincenzo Caprile, presidente dell’Unione Montana Terre Alte, che comprende 17 comuni, ricorda l’unanime contrarietà ad un progetto che è incompatibile con la Strategia d’Area in ambito SNAI (aree interne, con ingenti finanziamenti pubblici), recentemente approvata da tutti i comuni dell’ex comunità montana. documento che punta sulla tutela e la valorizzazione dell’ambiente. Paolo Ferrari, per il Comitato, suggerisce agli amministratori di valutare se sia possibile manifestare plasticamente e fisicamente la propria oppsizione, a Roma, come già fatto per un progetto analogo da circa sessanta sindaci del centro Italia.

illusorio pensare a benefici economici per il territorio : Lorenzo Sacchi, con casa a Gremiasco (val Curone) segnala l’importanza di affrontare la questione sotto l’aspetto economico. Un progetto costoso, con cifre di tale entità che potrebbero anche scoraggiare i proponenti, e nessuna realistica ricaduta economica sul territorio

Carucci: il territorio una vocazione ce l’ha, tuteliamola : Maurizio Carucci, agricoltore di Figino (val Borbera), ricorda che, se la val Borbera non è vocata per impianti industriali, ha invece ormai una vocazione per l’agricoltura sostenibile e il turismo lento, comprovata da tante realtà già esistenti. E questa vocazione deve essere rafforzata e tutelata dalle amministrazioni, che devono agire insieme.

Prandini: bene le rinnovabili ma sostenibili – Prandini (residente a Cabella): rinnovabili ma sostenibili. Ad esempio, in val Borbera si sta lavorando ad una comunità energetica rinnovabile.

Ferrari: esistono alternative – Gola: cos’è la “VINCA” : Paolo Ferrari, del Comitato, parla delle possibili tecnologie alternative e Laura Gola, biologa, spiega l’importanza fondamentale della “VINCA”, la valutazione di incidenza, che, per il progetto di impianto eolico Monte Giarolo, dovrebbe innanzitutto riferirsi alla ZPS “Ebro-Chiappo.

Gavazza: la posizione del CAI a livello nazionale : Grazia Gavazza (presidente della commissione tutela ambiente montano del CAI Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria) illustra la posizione della sua associazione come espressa in omdo approfondito e articolato in diversi documenti. se ne conclude, nel caso di specie, per la contrarietà al progetto di impianto eolico.

il mini idroelettrico sulle condutture, una alternativa ? : Vittorio Demicheli, riferendosi a Cosola (val Borbera) parla della difficoltà di gestire i piccoli acquedotti rurali e di come sarebbe possibile sfruttare le condutture per piccoli impianti di autoproduzione di energia. Irene Zembo, geologa, aprrofondisce il tema, suggerendo cautela.

progetto incompatibile con le esigenze dei residenti anziani : una residente di San Sebastiano (val Curone) evidenzia i forti impatti sulla qualità di vita (salute e non solo) delle scelte progettuali viabilistiche (con cantieri di durata pluriennale per il trasporto dei macchinari e l’allestimento dell’impianto). Paolo Ferrari del Comitato chiosa denunciando anche il “Vulnus” democratico costituito dalla scelta dei proponenti di non dialogare con le amministrazioni.

ampliare il parco naturale Alta val Borbera : Paolo Biserni (CAI Tortona, tutela ambiente montano) propone di ampliare il parco naturale Alta val Borbera.

come ampliare le aree protette in valle – conclusione : Paolo Ferrari del Comitato e Laura Gola, biologa, approfondiscono il tema del possibile e auspicato ampliamento delle aree protette in val borbera e val Curone. Segue un breve intervento di chiusura del sindaco di Cabella, Roberta Daglio.

progetto eolico “monte Giarolo”: a che punto è la procedura di valutazione presso il ministero

a proposito dei 23 km di strada sui crinali inclusa nel “nostro progetto”, 2018: foto della costruzione della strada di servizio della “Middle Muir Windfarm” in Scozia – 15 turbine da 3,4 MW (le “nostre” sarebbero da 6,2 MW ) nella zona montuosa del South Lanarkshire

Ancora oggi sul portale della Direzione Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica si legge che la procedura di valutazione è sospesa su richiesta del proponente. E proprio oggi abbiamo inviato una mail alla Direzione valutazioni ambientali del ministero (DVA) per chiedere chiarimenti. Da un successivo colloquio telefonico è emerso quanto segue:

  • come sappiamo, il 20 novembre 2023 la DVA ha comunicato l’esistenza della richiesta a una serie di enti locali, quelli che essa DVA considerava direttamente interessati dal progetto o che comunque considerava titolati a concedere le autorizzazioni necessarie. Nel contempo, ha reso consultabile sul portale la documentazione prodotta dal proponente ed ha invitato quegli stessi enti a valutarla e a richiedere eventuali integrazioni, entro 30 giorni dalla comunicazione, ossia entro il 20 dicembre 2023
  • in effetti, diversi enti hanno richiesto integrazioni e la DVA ha quindi chiesto al proponente di provvedere a depositarle
  • il proponente, esercitando una facoltà prevista dalle norme, ha richiesto una sospensione dei termini del procedimento autorizzativo per 90 giorni e la sospensione è stata concessa il 15 gennaio 2024
  • la DVA ha poi ricevuto i documenti integrativi, che il proponente ha depositato rispettando il termine previsto dalla legge
  • la DVA sta ora esaminando questi documenti, per stabilire quali siano le altre amministrazioni potenzialmente interessate dall’attuazione del progetto,
  • analogamente a quanto avvenuto a novembre 2023, la DVA invierà a tutte queste altre amministrazioni l’invito a esaminare l’intera documentazione di progetto, chiedendo di far pervenire alla DVA l’esito delle rispettive valutazioni con eventuali richieste di integrazioni. Analogo invito sarà reiterato alle amministrazioni già coinvolte a novembre 2023
  • la pubblicazione sul portale della documentazione integrativa ad oggi pervenuta, e, di conseguenza, la possibilità di visionarla, sarà contestuale all’inoltro degli inviti alle amministrazioni. Come tempistica, si prevede di stare entro un mese.