(dal sito reteresistenzacrinali.wordpress.com)Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze
Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in
previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011,
in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti
eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che
sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti
di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli
altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi
impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i
tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e
alla gravità della situazione.
Noi crediamo
che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema
incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:
- Anche se non riguardano la materia
fiscale, gli incentivi alle fonti rinnovabili sono a caricodei
contribuenti italiani e delle imprese nazionali nella loro veste di
consumatori-utenti: èopportuno dunque che rispondano a criteri di
equità e congruità.
- Nel caso dell’eolico e del
fotovoltaico gli incentivi, rappresentano un enorme fiume di danaro
proveniente dai contribuenti italiani, che prende la via dei paesi
produttori e delle “multinazionali”.
- L’eccesso d’incentivi a queste due
fonti ha penalizzato, nei fatti, la promozione di altre fonti, come
quelle termiche, a prevalente tecnologia e produzione italiana e
sottraggono necessari finanziamenti alla ricerca scientifica sulle
rinnovabili per arrivare alla microgenerazione a vantaggio delle
popolazioni e non alle grandi centrali che mantengono un regime di
oligopolio.
- L’incentivazione agli impianti eolici
in Italia è stata fino a oggi la più alta del mondo. Solo per questa
ragione è stato conveniente impiantare oltre 5000 torri per una potenza
complessiva di 6.000 MW, non certo per la loro produttività. Infatti,
la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno ben al
di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili per una produzione
competitiva. Vi è quindi il rischio palese d’innumerevoli impianti già
autorizzati o con pareri ambientali emessi (per quanto opinabili) che
rischiano di essere realizzati per ulteriori, quanto ben poco utili,
6000 MW.
- La cronaca giudiziaria ha evidenziato
inchieste per speculazioni e malaffare relative a impianti eolici su
tutto il territorio nazionale e in particolare nel mezzogiorno. Le
Regioni, cui spettava la facoltà d’intervenire con misure
urbanistico-territoriali dopo le tardive Linee Guida nazionali in
materia, del settembre 2010, sostanzialmente non hanno adottato misure
importanti su questo piano, mentre la mole oceanica di progetti già
presentati rivendica diritti acquisiti in ordine a qualsivoglia,
eventuale approccio in tal senso.
- La speculazione avviene anche a spese
del patrimonio culturale collettivo del paesaggio italiano, proprio
nei siti dove esso è giunto integro fino ai nostri giorni: sui crinali
appenninici, sulle colline, nei luoghi isolati di grande valore
naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori o si riproducono
le specie faunistiche ormai rarissime.
In molti
casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di
green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione
culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e
tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci
permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati
altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra
economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.
Il Presidente
della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di
“momento di straordinaria difficoltà” e ha affermato che “siamo
arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico
della situazione”. Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente,
dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli
eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante delle energie
rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti
già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è
attualmente ancora più grave di quella spagnola di allora: le ultime
stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i
10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da
sostenere (in particolare l’adeguamento della rete di distribuzione e
la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di
back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo
parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di
una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre
attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.
Se
consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti,
ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che
l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio
2009-2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano
di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di
eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.
La decisione,
assunta quest’anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il
2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la
potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere
collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli
edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe
ragionevolmente compensare la necessità d’installare altri impianti
eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima
preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e
culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in
molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le
zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne
sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un’oggettiva
valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo
Governo e nella competenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini,
che ha affermato di recente: “Dobbiamo affrontare la tematica …
tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima
utilizzazione di queste fonti e dall’altra il rispetto degli usi
bilanciati del territorio.” e “… nel nostro Paese abbiamo
sicuramente problemi sull’eolico perché bisogna anche paragonare il
valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da
eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra
economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in
questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica
con minor impatto sul paesaggio.“
Sono
affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso
nell’atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari
all’energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole; ma
ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul
paesaggio, “bene comune “che rinnovabile non è; In particolare riteniamo
necessario che:
- Si attui, preventivamente, un
censimento degli impianti già installati e di quelli già autorizzati su
tutto il territorio nazionale.
- Nel frattempo si proceda a una
moratoria, così come sollecitato anche dal Tavolo della domanda di
Confindustria nella lettera al Ministero dello Sviluppo Economico dello
scorsoottobre, nella quale si parlava, senza mezzi termini, di “rischi
di collasso” per il sistema elettrico e della necessità di evitare
“una grave debacle per il sistema elettrico ed il sistema industriale
italiano”.
- Sia ridotta la soglia degli
certificati verdi emessi annualmente, in base a quanto previsto
dall’art.148 della Legge finanziaria 2008 che prevede che “il valore di
riferimento (fissato da quell’anno a 180 euro al MWh) e i
coefficienti…. possono essere aggiornati, ogni tre anni, con Decreto
del Ministro dello Sviluppo Economico…”
- L’installazione di potenziale
fotovoltaico eccedente il valore obiettivo proposto all’Unione (8.000
MW, mentre siamo già a quasi 12.000 MW in esercizio) vada a detrazione
della quota prevista dal PAN per l’eolico.
- Le quote di potenziale eolico da
installare annualmente tramite il sistema delle aste al ribasso venga
definito dal Governo nazionale, e non delegato alle Amministrazioni
periferiche, più facilmente condizionabili dagli enormi interessi in
gioco. In ogni caso ribadiamo l’assoluta opportunità e legittimità di
tagliare gli incentivi a questa tecnologia, allocabile in aree sempre
meno ventose, in ragione del nuovo apporto energetico da fotovoltaico.
Altresì, il sistema per gli impianti inferiori a 5 MW deve essere
ulteriormente reso garantista poiché tale potenza è di per sé non
trascurabile quando si parla d’impianti da fonte rinnovabile. Ne sia un
esempio la drammatica deregolamentazione degli impianti eolici e
fotovoltaici da 1MW che imperversano in Puglia e Basilicata.
- Per analoghi motivi, la definizione
delle quote regionali di burden sharing prevedano anche delle quote
massime per regione, oltre le quali gli incentivi pubblici non
dovrebbero essere più assegnati.
- Si affronti il tema della
decarbonizzazione del nostro sistema Paese, partendo da un approccio
multidisciplinare, scevro da ideologie preconcette, concertato e
soprattutto basato sul maggior valore aggiunto in termini di risultato
nella lotta ai gas serra.
Altura, il Presidente Stefano Allavena
Amici della terra , la Presidente Rosa Filippini
Comitato nazionale del Paesaggio , il Presidente Carlo Ripa Di Meana
Comitato per la Bellezza , il Presidente Vittorio Emiliani
Italia Nostra , la Presidente Alessandra Mottola Molfino
LIPU , il Presidente Fulvio Mamone Capria
Mountain Wilderness , il Presidente Carlo Alberto Pinelli
Movimento Azzurro , il Presidente Dante Fasciolo
Terra Celeste , la Presidente Luisa Bonesio
VAS (Verdi Ambiente e Società) , il Presidente Sen. Guido Pollice
Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento
– Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.
Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
– Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (ASOER)
– Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
– Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
– Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
– Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
– Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
– Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza
– Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
– Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
– Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
– Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia Tedalda AR)
– Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
– Comitato Monte dei Cucchi – La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
– Comitato Bruscoli – La Faggeta (Firenzuola FI)
– Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
– Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell’Appennino pistoiese
– Comitato Passo delle Pianazze – Case Ini (Farini PC – Bardi PR) Maremma
– Comitato GEO – Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
– Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)
Alpi liguri:
– Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN)
– Comitato popolare Sciancui (Ormea CN)
– Comitato Mindino Libero (Garessio CN)
– Associazione Cuneobirding
Marche:
– Comitato No Megaeolico (PU)
– Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
– Associazione Sibilla Appenninica
Molise:
– Comitato pro-tempore La rete contro l’eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e associazioni molisane)
Tuscia:
– Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l’Ambiente – Terra e Natura
Basilicata:
– Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
– Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
– Città plurale Matera