Ecco i documenti disponibili sulla conferenza dei servizi dello scorso 16 gennaio 2012:
– comunicato predisposto dal nostro comitato;
– resoconto del periodo alessandrino Il piccolo.
E’ disponibile anche il video del servizio trasmesso da Telecity.
Ecco i documenti disponibili sulla conferenza dei servizi dello scorso 16 gennaio 2012:
– comunicato predisposto dal nostro comitato;
– resoconto del periodo alessandrino Il piccolo.
E’ disponibile anche il video del servizio trasmesso da Telecity.
(dal sito reteresistenzacrinali.wordpress.com)Alla cortese attenzione di:
Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Mare
Lorenzo Ornaghi, Ministro dei Beni Culturali
Mario Catania, Ministro dell’Agricoltura
Piero Gnudi, Ministro degli Affari regionali e del Turismo
Fabrizio Barca, Ministro della Coesione territoriale
Vittorio Grilli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze
Roma 16 dicembre 2011
Signori Ministri,
Scriviamo in previsione degli attesi provvedimenti di attuazione del dlgs 28 – 2011, in particolare di quello che riguarderà gli incentivi per gli impianti eolici. Anche se condividiamo la sostanza della riforma che sostituisce i certificati verdi con le aste al ribasso per gli impianti di potenza superiore ai 5 MW e la ridefinizione degli incentivi negli altri casi, restiamo preoccupati per il proliferare di giganteschi impianti eolici nei luoghi più belli e integri d’Italia e temiamo che i tempi e le scelte adottate possano essere inadeguati all’urgenza e alla gravità della situazione.
Noi crediamo che, nell’attuale congiuntura economica, la modifica del sistema incentivante debba obbligatoriamente tener conto di alcuni fattori:
In molti casi, gli impianti eolici danneggiano pesantemente un altro tipo di green-economy come quella agrituristica o della valorizzazione culturale dei territori che si basa, invece, sulla conservazione e tutela della natura e del paesaggio italico, beni primari che, ci permettiamo di far notare, non potranno mai essere delocalizzati altrove, parte imprescindibile di un auspicabile rilancio della nostra economia, nella misura in cui sarà salvaguardato ciò che ne rimane.
Il Presidente della Repubblica ha esplicitamente parlato, appena pochi giorni fa, di “momento di straordinaria difficoltà” e ha affermato che “siamo arrivati giusto in tempo per evitare sviluppi in senso catastrofico della situazione”. Noi sappiamo che il Governo spagnolo, di recente, dovendo affrontare l’analoga emergenza finanziaria, ha rinunciato agli eccessi di prodigalità del proprio sistema incentivante delle energie rinnovabili con effetti retroattivi, validi cioè anche per gli impianti già in attività. La situazione dei costi di tale sistema in Italia è attualmente ancora più grave di quella spagnola di allora: le ultime stime di fonte AEEG prevedono un esborso annuo, a regime nel 2020, tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Considerando anche gli altri oneri da sostenere (in particolare l’adeguamento della rete di distribuzione e la necessità di mantenere gli impianti tradizionali in funzione di back-up degli impianti di produzione non programmabile), stiamo parlando di una cifra abnorme, a carico degli utenti e a vantaggio di una cerchia ristretta di soggetti e società, proprio mentre attraversiamo una crisi economico-finanziaria drammatica.
Se consideriamo l’obiettivo per cui gli incentivi sono stati introdotti, ovvero l’obbligo comunitario del 20/20/20, occorre prendere atto che l’installazione di impianti fotovoltaici ed eolici nel triennio 2009-2011 procede a un ritmo ben superiore a quello previsto dal Piano di Azione Nazionale per le Energie Rinnovabili ovvero 12.000 MW di eolico e 8.000 MW di fotovoltaico installati al 2020.
La decisione, assunta quest’anno dal Governo, di aumentare a ben 23.000 MW, entro il 2016 (quindi con 4 anni di anticipo sulle scadenze del 2020), la potenza installata fotovoltaica (con impianti che noi vorremmo vedere collocati esclusivamente nelle aree industriali e sopra ai tetti degli edifici recenti e non su suolo agricolo o in zone di pregio) dovrebbe ragionevolmente compensare la necessità d’installare altri impianti eolici di vertiginosa altezza, che rappresentano la nostra massima preoccupazione dal punto di vista ambientale, paesaggistico e culturale. Gli impianti eolici hanno già causato danni irreparabili in molte zone del mezzogiorno e delle isole e adesso minacciano anche le zone naturalisticamente pregiate del centro-nord.
Tranne sparute eccezioni, per anni la politica si è sottratta a un’oggettiva valutazione di questa sconcertante situazione. Ora confidiamo in questo Governo e nella competenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha affermato di recente: “Dobbiamo affrontare la tematica … tenendo conto che da un lato bisogna assicurare la massima utilizzazione di queste fonti e dall’altra il rispetto degli usi bilanciati del territorio.” e “… nel nostro Paese abbiamo sicuramente problemi sull’eolico perché bisogna anche paragonare il valore economico e ambientale della generazione dell’elettricità da eolico con quello della protezione del paesaggio, prezioso per la nostra economia. Qui dobbiamo essere molto cauti e considerare, anche in questo caso, la possibilità di evoluzioni tecnologiche di energia eolica con minor impatto sul paesaggio.“
Sono affermazioni che condividiamo e di cui vorremmo vedere attuato il senso nell’atteso provvedimento. Ribadiamo che non siamo contrari all’energie rinnovabili, né vogliamo penalizzarne l’uso ragionevole; ma ci opponiamo alle devastazioni che spesso le centrali producono sul paesaggio, “bene comune “che rinnovabile non è; In particolare riteniamo necessario che:
Altura, il Presidente Stefano Allavena
Amici della terra , la Presidente Rosa Filippini
Comitato nazionale del Paesaggio , il Presidente Carlo Ripa Di Meana
Comitato per la Bellezza , il Presidente Vittorio Emiliani
Italia Nostra , la Presidente Alessandra Mottola Molfino
LIPU , il Presidente Fulvio Mamone Capria
Mountain Wilderness , il Presidente Carlo Alberto Pinelli
Movimento Azzurro , il Presidente Dante Fasciolo
Terra Celeste , la Presidente Luisa Bonesio
VAS (Verdi Ambiente e Società) , il Presidente Sen. Guido Pollice
Elenco comitati ed associazioni territoriali che sottoscrivono il documento
– Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi.
Appennino Tosco emiliano-romagnolo e aree limitrofe:
– Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (ASOER)
– Comitato Ariacheta (San Godenzo FI)
– Comitato Alta valle del Sillaro (BO)
– Comitato Monte Faggiola (Firenzuola FI)
– Comitato interregionale salvaguardia Appennino tosco-emiliano-ligure (CISATEL)
– Comitato Prato Barbieri (Bettola PC)
– Comitato Tutela Paesaggio di Piacenza
– Comitato di Sparvo (Castiglione dei Pepoli BO)
– Comitato per il territorio delle Quattro Province (PC, AL, GE, PV)
– Comitato Difendiamo la Garfagnana (Casola MS – Minucciano LU)
– Comitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre Vescovi (Verghereto FC, Casteldelci RN, Badia Tedalda AR)
– Comitato in difesa del paesaggio di Camugnano (BO)
– Comitato Monte dei Cucchi – La Faggeta (San Benedetto val di Sambro BO)
– Comitato Bruscoli – La Faggeta (Firenzuola FI)
– Comitato La luna sul monte (Pontremoli MS)
– Comitato per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile dell’Appennino pistoiese
– Comitato Passo delle Pianazze – Case Ini (Farini PC – Bardi PR) Maremma
– Comitato GEO – Ambiente & Territorio Monterotondo Marittimo
– Comitato contro il Mega progetto Poggio Malconsiglio (Riparbella Pisa)
Alpi liguri:
– Comitato Pro M. Armetta, M. Dubasso (Alto CN)
– Comitato popolare Sciancui (Ormea CN)
– Comitato Mindino Libero (Garessio CN)
– Associazione Cuneobirding
Marche:
– Comitato No Megaeolico (PU)
– Comitato per la difesa del monte Mezzano (Sassoferrato AN)
– Associazione Sibilla Appenninica
Molise:
– Comitato pro-tempore La rete contro l’eolico selvaggio e i rifiuti del Molise (136 comitati e associazioni molisane)
Tuscia:
– Rete di Salvaguardia del Territorio
Associazione Alleanza per l’Ambiente – Terra e Natura
Basilicata:
– Organizzazione lucana ambientalista (OLA)
– Comitato Ambiente Paesaggio Sicurezza e Salute (Lavello PZ)
– Città plurale Matera
La giunta della provincia di Pavia con una sua delibera ha dichiarato il proprio orientamento sfavorevole alle proposte di realizzazione di parchi eolici nei territori montani dell’appennino oltrepadano lombardo , piemontese ed emiliano. In un articolo apparso sul periodico edito dall’amministrazione comunale anche il sindaco Roberto Deantoni ha espresso l’opinione negativa del comune di Fabbrica Curone.
Clicca sull’immagine sotto per visualizzare l’articolo de il secolo XIX con il resoconto della seduta dello scorso 28 novembre.

A questo link il video
Lunedi’ 24 ottobre il nostro comitato ha depositato presso i competenti uffici la petizione alla provincia promossa l’ 8 maggio scorso durante la manifestazione sul monte Chiappo.
A questi link si possono trovare:
– la lettera ai presidenti della provincia e del consiglio provinciale
«Stiamo perdendo decine e decine di ore di lavoro per scrivere
osservazioni su progetti di impianti eolici che presentano valutazioni
sugli impatti ambientali che, nel migliore dei casi, sono a dir poco
insufficienti: ci troviamo di fronte a documenti pieni di
contraddizioni, omissioni, falsità o invenzioni.
Quello che esprime Riccardo Fortina, Presidente del WWF Piemonte e Valle
d’Aosta e docente universitario, è un vero e proprio sconcerto: «Come
WWF siamo pronti a fornire tutti i dati e le informazioni in nostro
possesso, però non vogliamo essere presi in giro! Ogni volta ci troviamo
a dover integrare documenti tecnici che sono palesemente fatti a
tavolino, adattati da lavori già esistenti; senza contare che la
bibliografia sovente non è citata nel testo, e quindi non è
verificabile, oppure che le verifiche di campo sono svolte senza
specificare o senza seguire adeguati protocolli scientifici».
La questione è da ricondurre alla concentrazione di progetti eolici nel
sud alessandrino, sui crinali delle valli confinanti con Lombardia,
Emilia-Romagna e Liguria.
Sono ben quattro, tutti ricadenti nella stessa area, i progetti
presentati in Piemonte, ai quali se ne deve aggiungere un quinto
presentato in Lombardia, ma sempre adiacente ai medesimi crinali.
Ancora Fortina: «Questo è solo business: della difesa del “bene comune”
non c’è neppure l’ombra. E’ mai possibile che ad un progetto presentato
in Piemonte, scritto senza né arte né parte per gli aspetti ambientali e
naturalistici, da parte dello stesso Committente ne debbano poi seguire
altri due più piccoli, in Piemonte e in Lombardia con accessi dal
Piemonte e sempre nello stesso comprensorio, creando così nuove pratiche
e ulteriori aggravi amministrativi? Ormai si tenta di tutto:
l’importante è piazzare le
torri».
Il WWF è già intervenuto numerose volte nella vicenda dell’eolico
piemontese, sia con osservazioni sui singoli progetti, sia per
denunciare il vuoto normativo da parte dell’Ente regionale che ancora
non dispone di proprie linee guida per l’individuazione delle aree non
idonee.
«Ad agosto – continua Fortina – abbiamo chiesto alla Regione una
moratoria dei progetti di nuovi impianti eolici in attesa di una
pianificazione del settore attraverso una Valutazione Ambientale
Strategica, con un processo partecipato che coinvolga tutti i portatori
di interessi locali, pubblici e privati. Oggi, infatti, ciò di cui si
discute è quasi esclusivamente la distanza delle pale eoliche dai
crinali: il famoso vincolo dei 50 metri, fortunatamente previsto nel
Piano Paesaggistico Regionale. Ma un crinale ha elementi spaziali e
paesaggistici che sono unici, caratteristici e diversissimi tra loro.
Inoltre, spesso ospitano altri tipi di strutture e installazioni:
antenne, impianti di risalita, tralicci, ripetitori, etc. E’ quindi
giunto il momento di fare una riflessione più approfondita sul destino
dei nostri crinali e sulle possibilità di salvaguardarne il loro valore
ambientale e paesaggistico. Questo è ciò che si aspetta il WWF dalla
Regione».
«Ciò detto – conclude Fortina – occorre tenere presente che un parco
eolico industriale su un crinale o localizzato a 1500 metri di quota,
come nelle Valli Borbera e Curone, rimarrebbe comunque un’installazione
paesaggisticamente dirompente e ambientalmente poco sostenibile: e
questa considerazione andrebbe sempre ben evidenziata».
Torino, 7 ottobre 2011
WWF Piemonte – 011.4731873 – www.wwf.it/piemonte