
“Fare del soffoco” è espressione gergale che significa creare, più o meno consapevolmente, una gran confusione (come quando una cortina di fumo si leva da un falò a cui manca l’ossigeno, oscurando la visione). Sulle pagine locali del quotidiano “La Stampa”, un titolo ad effetto, che stupisce il lettore: “Da Brescia 20 milioni e lavori compensativi ai sindaci dell’eolico“ con riferimento a chi ha proposto il progetto di parco eolico (la 15 Più Energia, una Srl con 10mila euro di capitale sociale). Nel testo si legge “la società … mette sul piatto 20 milioni di euro, per l’intera durata dell’attività circa 30 anni. «Sono le royalties stimate per l’intera durata del progetto – spiega l’azienda lombarda –. Rispetto alle opere compensative e di mitigazione, sono previsti interventi mirati a ridurre al minimo i disagi nelle aree coinvolte … La 15 Più energia garantisce anche … «un’importante riduzione dei costi energetici nei Comuni». La società sostiene infine che «alcuni sindaci sono già stati contattati: siamo pronti a confrontarci per definire al meglio le compensazioni». Non dice però quali amministratori siano al corrente delle intenzioni della società.“. Di seguito, due precisazioni, necessarie per evitare che si generino degli spiacevoli malintesi.
1- Le “regole del gioco”
Ancora di recente le ha elencate un tribunale amministrativo (Tar Catania, sez. V, 13 giugno 2023, sentenza n. 1849) “Ai sensi delle linee guida dettate con d.m. del 10 settembre 2010 le misure di compensazione:
- devono essere definite nell’ambito della conferenza di servizi, sentiti i comuni interessati; questi ultimi, pertanto, non possono concordarle autonomamente con gli operatori economici ma devono farlo nel contesto procedimentale finalizzato all’emanazione del provvedimento di autorizzazione unica
- possono essere di carattere ambientale e territoriale, ma non meramente patrimoniali o economiche
- devono essere concrete e realistiche, cioè determinate tenendo conto delle specifiche caratteristiche dell’impianto e del suo specifico impatto ambientale e territoriale
- non possono comunque essere superiore al 3 per cento dei proventi, comprensivi degli incentivi vigenti, derivanti dalla valorizzazione dell’energia elettrica prodotta annualmente dall’impianto”.
Non abbiamo alcuna notizia di sindaci “contattati“. In ogni caso LA LEGGE È CHIARA CIRCA LA SEDE DA UTILIZZARE, LE FORME E I VINCOLI DA RISPETTARE. Ipotizzare percorsi diversi significa “fare del soffoco”, a dir poco.
2 – I conti: chi li fa e come
Abbiamo provare a capire da dove salterebbe fuori la mirabolante cifra di 20 milioni. Di nuovo, secondo noi, il “soffoco”, il fumo, abbonda, mentre manca del tutto l’arrosto. Nel “Piano di dismissione dell’opera e di ripristino stato dei luoghi, impatto sul territorio e oneri di dismissione” si legge “lo smontaggio del parco eolico impatta invece decisamente in termini di flussi di cassa per i comuni interessati dalle turbine a cui verrebbe meno l’incasso annuale degli oneri compensativi. Si rammenta infatti che è possibile avere fino al 3% degli oneri incassati dalla vendita di energia come opere di compensazione da destinare ad interventi ambientali e di miglioramento del territorio. Tenendo conto della produzione deducibile dalla relazione anemometrica, considerando che con un Power Purchase Agreement (PPA), o Contratto di Acquisto Energia, che è un accordo contrattuale tra un produttore di energia (spesso da fonti rinnovabili) e un acquirente, che può essere un’azienda o un’entità che necessita di energia per le proprie attività, oggi la corrente è valutata tra i 50 e 60 euro a MWh, il flusso di cassa minimo per i 3 Comuni interessati dalle installazioni è valutabile tra i 400.000,00 € e 500.000,00€ annui come introiti per i Comuni, oneri che possono essere messi a fattor comune della Comunità Montana e quindi, senza attingere a risorse statali, si avrebbe un notevole capitale per la durata del parco eolico da spendere in iniziative ambientali e di miglioramento sociale del territorio per le intere 2 valli interessate: Val Curone e Val Borbera“.
Quindi:
- abbiamo costi di realizzazione (dichiarati) di oltre 140 milioni, per un progetto di cui è titolare una srl con 10mila euro di capitale sociale, controllata da una holding che nel 2023 ha fatturato 20 milioni di euro ma che, in giro per l’Italia, servendosi di una pletora di altre società veicolo, ha chiesto autorizzazioni per tanti altri grandi e costosissimi progetti (come quello del monte Moro a Imperia). Nella “denegata ipotesi” in cui il progetto “Giarolo” ottenesse una “VIA” positiva, a nostro parere é plausibile pensare che la titolarità dell’iniziativa passi di mano. Nel qual caso, i “flussi di cassa” di cui si legge dipenderebbero da due successivi accordi (sui quali gli enti locali non potrebbero metter becco): un primo, tra la holding e chi (un soggetto che sarebbe ancora ignoto quando, in conferenza dei servizi, si stabilissero eventuali compensazioni) subentrerebbe a farsi carico dei costi della realizzazione dell’impianto industriale, e un secondo, il “Contratto di Acquisto Energia” , tra il nuovo gestore dell’impianto e un’impresa acquirente dell’energia. E, se la società proponente è destinata ad uscire di scena, senza avere ruolo nella gestione, come può garantire, come si legge, «un’importante riduzione dei costi energetici nei Comuni» ? Ancora, se una o più delle imprese riuscisse pure a sfruttare le opportunità e le sovvenzioni del PNRR (in ultima analisi pagate da noi, come noto) è intuibile che l’esito per i cittadini e chi li rappresenta non mancherebbe di aspetti paradossali
- attenzione, poi, perchè i “flussi di cassa” sarebbero comunque determinati dalle cifre di una produzione la cui stima è tutta da compiere (per stessa ammissione del proponente, i valori inseriti nella “relazione anemometrica” recano un margine di incertezza del 50 per cento).
- infine, al contrario di quanto scrive il proponente (tra l’altro bellamente ignaro del fatto che la “Comunità montana” è stata posta in liquidazione undici anni fa), i “flussi di cassa” non potrebbero affatto essere destinati a iniziative “di miglioramento sociale” perchè la legge non lo consente.








