ISDE, la replica degli organizzatori e le nostre considerazioni

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Lo scorso 4 aprile sui siti del moto club Alfieri e del moto club Pavia è comparso un comunicato firmato “il Comitato Organizzatore ISDE 2020” in replica alla nostra lettera aperta.

Di seguito le nostre considerazioni (qui il link per scaricarle in pdf).

Correttezza

Gli estensori del comunicato scrivono: “la lettera di cui sopra non ci è stata mai recapitata direttamente, neanche per correttezza formale, benché fossero citati ampiamente nomi, cognomi e fatti che ci riguardano“. L’accusa di scorrettezza è gratuita e paradossale: nomi, cognomi e fatti sono stati desunti da comunicati stampa diffusi al pubblico dagli stessi interessati e ciascuna fonte è stata puntualmente citata nella lettera aperta.

Il ruolo degli enti pubblici

Nel comunicato si legge che il punto di vista delle associazioni è “condizionato da posizioni e progetti diversi [da quello dei promotori dell’ISDE – NDR] in merito alla gestione del territorio“. Il che è vero, ed altrettanto vero è che, in un precedente comunicato, i promotori dell’ISDE hanno affermato di aver ricevuto l’appoggio e il parere favorevole degli amministratori pubblici.

Poiché spetta proprio alle pubbliche amministrazioni stabilire delle priorità e giungere ad una sintesi di interessi diversi, con la lettera aperta abbiamo chiesto loro di confermarci quanto asserito dai promotori (i quali, nella loro replica, non chiariscono in alcun modo quali siano state le figure istituzionali e le amministrazioni che avrebbero espresso il loro appoggio all’ISDE).

Tra gli enti destinatari della nostra lettera aperta, la Regione Piemonte, con comunicazione dell’ 8 aprile, ci ha fornito formale riscontro richiamando il contenuto della normativa vigente sulla materia, ma senza far cenno a pareri già espressi dall’ente, mentre il sindaco del comune di Bagnaria, il 27 marzo, ci ha scritto che “l’amministrazione comunale non è ancora stata coinvolta nè verbalmente, nè attraverso richieste formali da parte di nessun ente per l’organizzazione dell’evento in oggetto. Le uniche notizie di cui siamo a conoscenza le abbiamo solo attraverso organi di stampa.“.

Queste le sole risposte da noi acquisite. Resta quindi indimostrata l’affermazione dei promotori circa l’adesione al “grande evento” da parte degli enti pubblici.

In tema di trasparenza, nel loro ultimo comunicato, i promotori dell’ISDE affermano: “riteniamo che non ci saranno problemi ad accedere a tutti gli atti amministrativi richiesti per la realizzazione dell’evento. La partecipazione agli atti è garantita da leggi dello Stato, pertanto con un regolare accesso presso gli Enti preposti sarà possibile esercitare questo diritto; ma anche noi saremo il più possibile trasparenti“.

Conosciamo le norme sull’accesso alle informazioni, non ne dubitino i promotori, i quali però sorvolano sulla vera questione: la scelta sulle priorità territoriali non è una “tecnicalità”, ma chiama in causa la politica. Impegni assunti e ingenti finanziamenti ricevuti per la creazione e lo sviluppo di un turismo lento e rispettoso dell’ambiente sono compatibili con l’immagine e l’uso del territorio di cui l’ISDE è l’emblema?

Ancora a proposito di trasparenza: un aspetto sottaciuto dai promotori, ma di estrema importanza, è quello relativo al rispetto delle norme che, sia in Piemonte, sia in Lombardia, pongono divieti alla percorrenza di determinate zone e limiti temporali all’utilizzo dei medesimi tracciati per più manifestazioni fuoristradistiche (la Regione Piemonte ce lo ha ricordato nella sua missiva dell’8 aprile), aspetto non secondario, se si considera che nel solo Oltrepò e per il solo anno 2019 sono iscritte a calendario ben 7 manifestazioni di enduro.

Vi è l’obbligo di produrre, a corredo delle richieste di autorizzazione, la cartografia relativa ai tracciati interessati. Per consentire a ciascun ente di compiere le necessarie valutazioni in ordine ai limiti e ai divieti sopra richiamati, è di fondamentale importanza che i supporti cartografici prodotti dagli organizzatori siano di buona qualità ed omogenei, oltre che resi consultabili. L’esperienza riferita a precedenti manifestazioni non è positiva: sono state pubblicate all’albo pretorio degli enti carte realizzate su scale eterogenee, con i percorsi evidenziate da semplici segni a pennarello, prive di riferimenti topografici certi. Sarebbe necessario da parte degli organizzatori (che si spendono in rassicurazioni sulla trasparenza, ma che sono gli stessi che hanno posto in essere le prassi sopra richiamate) e da parte degli enti pubblici un chiaro impegno a rimediare a tali vistose carenze, che finiscono per vanificare in concreto le tutele previste dalla normativa.

Gli aspetti economici

I promotori dell’ISDE si soffermano sull’indotto dell’evento, scrivendo che, per l’ISDE 2017 organizzato a Brive la Gaillarde: “si parla di un delta tra i 3,4 ed i 7,5 milioni di euro spesi tra alberghi ristoranti e servizi nell’area dell’evento; il tutto in circa dieci giorni considerando anche qualche giorno prima e la coda di turismo. Nell’analisi delle associazioni la stima finale è presunta al valore più basso“. Affermazione del tutto errata e fuorviante: nella nostra lettera aperta abbiamo segnalato con chiarezza che l’importo di 3,4 milioni di euro, definito dai promotori dell’ISDE come “valore più basso” non è affatto un “valore” assunto arbitrariamente dalle associazioni, ma è un dato obiettivo, quello risultante a consuntivo nello studio compiuto dall’università di Limoges. Uno studio che dimostra in modo evidente lo scostamento tra le previsioni degli organizzatori (7,5 milioni di euro) e l’effettivo giro d’affari. E i promotori dell’ISDE omettono di notare che lo stesso studio dell’università di Limoges attesta come in Francia le ricadute dirette sul territorio interessato (non considerando nel computo il giro d’affari per le federazioni, i promoter dell’evento, i fornitori esterni, ecc …), siano state ancora minori, pari a 2,4 milioni di euro.

Circa la “spesa stimata di 22 euro a testa al giorno per mangiare e 55 per dormire” i promotori aggiungono che “nelle nostre valli, Staffora e Curone, l’afflusso di pubblico potrà essere ben maggiore, così come la capacità di spesa di ciascuno dei partecipanti, degli accompagnatori, ma soprattutto del pubblico“. In tema di offerta turistica “di nicchia”, per chi ci legge, e soprattutto per i nostri amministratori, sarebbe utile comparare queste ipotesi con i dati elaborati di recente dall’editrice specializzata “Terre di Mezzo” sul numero e sulla spesa dei turisti che ogni anno percorrono a piedi i “cammini”, compresi quelli oltrepadani e piemontesi. Parlando di un boom di viandanti si legge che “è significativo anche per l’economia dei territori: il 45% per cento delle persone coinvolte spende come minimo dai 30 ai 50 euro al giorno, il 65,4% pernotta in un B&B o in agriturismi e il 23,8% in alberghi. E se il 73% a mezza mattina pranza con i panini, il 52% poi si concede una cena al ristorante e il 27% va nelle trattorie in cui c’è il menù per i pellegrini“.

Che dire poi della seguente affermazione dei promotori circa un “articolato programma di eventi che stiamo programmando: una specie di “fuori salone” che andrà oltre la gara ISDE e proporrà molte iniziative di ogni genere sul territorio (anche non strettamente motociclistiche) durante la fase di avvicinamento all’evento.“? Le nostre valli non sono certo prive di iniziative culturali e comunque non sentono il bisogno di un’offerta di “eventi” ispirata al salone del mobile milanese. Soprattutto quando inevitabilmente il prezzo da pagare per fruire di tali (generici) “eventi” consisterebbe nel deterioramento dell’immagine del territorio nelle sue più preziose caratteristiche di richiamo naturalistico, ambientale e culturale.

Il rispetto dell’ambiente

Quanto al rispetto dell’ambiente, i promotori, in assenza di altri argomenti, citano il protocollo stipulato con i carabinieri forestali e il codice di autodisciplina della federazione. Nulla si dice sugli impatti, salvo l’impegno a porre in essere le risistemazioni (che in realtà è un obbligo sancito dalle norme).

Come conferma lo studio promosso proprio da una “controparte non ostile” allo sport motoristico, la federazione catalana di motociclismo, è evidente che alcuni effetti dannosi delle manifestazioni di questo tipo non siano in alcun modo rimediabili (ad esempio per i mammiferi e per gli uccelli, l’impatto del passaggio di mezzi a motore potrebbe compromettere le condizioni di adattamento e l’habitat di molte specie), mentre, per quanto riguarda l’impatto sulla viabilità, il tasso di erosione del suolo è difficilmente (se non inverosimilmente) compensabile da interventi mirati. È all’evidenza di tutti la condizione di sentieri e crinali soggetti al passaggio frequente di motocicli.

A ciò si aggiunga il negativo effetto di emulazione che manifestazioni di questo tipo determinano, diffondendo, anche al di fuori dell’abito agonistico, la pratica dell’enduro e del fuoristrada a motore, a discapito di forme più corrette e sostenibili di fruizione dell’ambiente naturale.

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